Intervista a Raffaella Paita per «Il Secolo XIX» del 9-12-2024
di Simone Gallotti
Il governo continua ad annunciare come imminente la legge delega di riforma del sistema portuale, ma da due anni siamo solo all'ennesimo comunicato stampa». Il fronte del pressing sulla maggioranza si allarga. E l'obiettivo è sempre la riforma portuale. A sollevare dubbi e perplessità sull'azione del governo è Raffaella Paita, senatrice ligure e coordinatrice di Italia Viva. Il documento della riforma in embrione nei prossimi giorni («Entro al metà di dicembre» aveva detto il viceminsitro ai trasporti Edoardo Rixi) dovrà approdare al Cipom, il comitato interministeriale guidato dal ministero del Mare di Nello Musumeci. Ora quell'appuntamento sta diventando un esame fondamentale per il settore. Il viceministro pochi giorni fa, intervistato nel corso del forum organizzato dal Secolo XIX, aveva anticipato alcuni dei contenuti. Il primo pilastro di cui ha parlato Rixi è la cosiddetta "Enav dei mari", un ente centrale che possa coordinare la politica portuale. Il secondo è un intervento sulle concessioni, reso urgente dai casi - diversi, ma simili - di Livorno (Grimaldi) e Genova (Spinelli). Ma, si chiede Paita, « Siamo sicuri che questa fantomatica riforma ci sia? Ma soprattutto siamo sicuri che serva davvero? Basta convegni, se avete proposte concrete venite in Parlamento con uno straccio di testo». Paita si fa in sostanza interprete di quella parte di cluster marittimo che vorrebbe un intervento celere su alcuni aspetti dell'attuale quadro che regola le Authority portuali, cominciando dalla natura giuridica degli enti e da quella dei presidenti. Intervenire su quei fronti, come ha raccontato Il Secolo XIX nelle scorse settimane raccogliendo le istanze del settore, porterebbero già un beneficio nella governance degli scali. «Sui porti dicono tutto e il contrario di tutto - spiega Paita - Il vice ministro Rixi prima sbandiera l'autonomia spinta, poi afferma che i porti non devono rispondere a logiche locali. Devono nominare i presidenti delle autorità portuali, poi annunciano provvedimenti per togliere loro i poteri. I ministeri di Mare, Infrastrutture e Ambiente si fanno la guerra tra di loro, senza contare l'incapacità di spendere i fondi del Pnrr perla digitalizzazione, rinnovo flotte e senza risolvere il gravissimo problema dei dragaggi che limita l'operatività e lo sviluppo dei nostri porti». Il tema è quindi anche politico: la coordinatrice dei renziani evidenzia come ci sia una guerra sotterranea nel governo su chi si intesta la riforma. E indubbio che la scrittura del testo abbia la paternità del Mit, il ministero guidato da Matteo Salvini e soprattutto per la parte portuale, da Edoardo Rixi. La prima vera presentazione dei contenuti del testo avverrà al Cipom, dove il coordinamento è affidato a Musumeci, uno dei big di Fratelli d'Italia. E non è un mistero che i due partiti della maggioranza si stiano dividendo le zone di influenza dei porti. In Liguria, ad esempio, l'accordo prevede che il nome per La Spezia arrivi dai meloniani, mentre quello di Genova sarà espressione della Lega. «Il governo se davvero presenterà formalmente al Cipom l'ipotesi di riforma - aggiunge Paita - la renda immediatamente pubblica e senza né pregiudizi né sconti la valuteremo. Come Italia Viva avvieremo in tutta Italia una campagna di confronto sulla portualità». Così dopo il Pd, sia ligure che nazionale, anche Italia Viva interviene nel dibattito sulla riforma. E il clima attorno ai porti diventa ora più caldo.
