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Paita: «La politica intervenga. Subito discussione in parlamento sui siti sessisti, ragioniamo sulle soluzioni»

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Intervista a Raffaella Paita per «Il Tempo» del 29-08-2025

di Chr. Cam.

«La effettiva eguaglianza e le pari opportunità sono obiettivi di civiltà. Anche la politica deve dare l'esempio. Il governo Renzi fu pioniere in tal senso, con un governo metà donne e metà uomini. Oggi abbiamo una Presidente del Consiglio donna e la leader del maggiore partito di opposizione. Ma servono ancora passi in avanti, perché oggi non siamo davanti a un fatto isolato, ma a qualcosa di diffuso e radicato».
E con queste parole che la senatrice di Iv, Raffaella Paita, ha commentato lo scandalo Phica.eu.

Da donna cosa ha provato quando ha letto la notizia?

«Dolore e rabbia, perché è chiaro che, nella nostra società, sono ancora troppo forti la violenza e la cultura del dominio sulle donne. Ma anche la voglia di reagire e di impegnarmi in parlamento».

Quali sono state le sue iniziative portate avanti nelle ultime ore?

«Ho espresso vicinanza a tutte le donne coinvolte e alle colleghe che si sono ritrovate fatte oggetto di commenti indecenti, come Maria Elena Boschi. Poi ho telefonato alla ministra Roccella, da parte della quale ho trovato grande attenzione al tema. Ho quindi scritto al presidente del Senato La Russa, chiedendogli di avviare una discussione in parlamento su vari versanti, legislativo e culturale. Ecco perché credo che al dibattito dovrebbe partecipare il ministro Piantedosi. Si potrebbe svolgere anche in una commissione per poi arrivare a testi condivisi. Per esempio, sarebbe giusto farlo nell'ambito della Commissione Segre per il contrasto all'odio. Questo problema è parte di un sistema più ampio: la proprietà intellettuale dell'immagine ai tempi dei social e dell'intelligenza artificiale. Ne stiamo ragionando, anche con esperti, per capire quale potrebbe essere la soluzione più equilibrata tra diritti e libertà».

E del gruppo Facebook "Mia moglie" che pensa? Sfigati o pervertiti?

«Pensare che tra i tuoi affetti più cari possa esserci chi espone foto personali e intime per condividerle con altri uomini è terribile. Il fenomeno non va sottovalutato, non sono solo degli sfigati, dietro c'è un'idea di prevaricazione e dominio che va fermata. Le donne devono reagire: denunciare, subito e sempre. Mi preoccupa molto anche la diffusione di questa triste realtà tra gli adolescenti. Dilagano la violenza e l'assenza di accettazione della libertà delle donne, come è emerso nel dibattito al Senato da me richiesto prima della pausa estiva sul tema dell'affettività e dei femminicidi tra i più giovani».

Avrà letto della denuncia di Marzia Sardo. Quelle che ha ricevuto sono molestie o commenti inappropriati?

«Penso che il rispetto sia qualcosa da costruire anche nel linguaggio di chi opera in ogni ambito, anche in quello sanitario».

Perché ha suscitato più indignazione la vicenda dell'Umberto Primo rispetto alla sessantenne violentata da un immigrato?

«Non penso sia così, semplicemente nel primo caso si è scatenato un dibattito social. Nel secondo si parla di uno stupro vero e proprio, che riguarda il tema della violenza sulle donne ma anche quello della sicurezza, che troppo spesso manca nelle nostre città. Una donna deve essere libera di andare in giro da sola senza paura di essere aggredita. E chi commette reati, qualunque sia la sua provenienza, italiano o straniero, deve pagare. Serve certezza della pena, che in Italia manca troppo spesso e questo è inaccettabile».