territori amministrative

Paita: "Per Genova sogno un sindaco come Pericu. Mai il modello delle Regionali"

Intervista di Matteo Macor, "Genova - la Repubblica", 12 novembre 2021.

Da una parte la lenta, faticosa costruzione di un campo possibile di centrosinistra. Dall'altra, le prime crepe nella coalizione di centrodestra. Nel mezzo, rimangono Italia Viva e le sigle riformiste. Una realtà che ha trovato una sua dimensione in occasione dell'ultima tornata elettorale, quando le liste centriste hanno fatto il pieno di voti «nelle forme più varie, da Milano a Savona», - faceva notare già nell'immediato post voto la deputata Raffaella Paita, presidente della Commissione trasporti alla Camera, numero uno di Iv in Liguria - ma ancora appare in "movimento" a livello nazionale, e non solo.

Savona è stata la città dove Iv è andata meglio, e stava nel centrosinistra. Quante possibilità ci sono, si possa replicare a Genova lo stesso schema?
«A Savona i riformisti hanno fatto il miglior risultato d'Italia dopo Roma, con un ruolo centrale di Italia Viva e la nostra candidata Barbara Pasquali (oggi assessora nella giunta di Marco Russo, ndr). C'era un candidato sindaco della società civile credibile e autorevole, una città stremata dal malgoverno della destra, e una lista riformista radicata sul territorio».

Una combinazione fortunata difficile da ritrovare, insomma. Il fatto che sulla scena genovese nei tavoli progressisti non siate stati ancora coinvolti cosa vuole dire?
«Questa è una domanda da fare al tavolo progressista. È lo stesso schema usato per le Regionali. Non mi pare abbia portato bene. Prendo atto che accade solo a Genova. A Spezia siamo coinvolti e stiamo lavorando per presentarci uniti come riformisti. A Savona abbiamo dato un contributo chiave. A Genova leggo si danno giudizi su di noi senza neppure sentirci».

C'è, la possibilità che lv possa finire nel campo di centrodestra? Dopo le polemiche dell'estate, è innegabile che a Bucci l'idea di uno spostamento al centro della sua maggioranza piacerebbe eccome..
«Il mio rapporto con Marco Bucci è esclusivamente istituzionale. Se Bucci lavora per la diga foranea, per lo Sky tram, per i bus di Amt, per aiutare la compagnia dei lavoratori portuali, per il tunnel della Fontanabuona, l'Hennebique o per il nuovo fronte a mare io sento il dovere di fare la mia parte. Anche perché questi obiettivi erano parte del programma della giunta di centrosinistra di cui ho fatto parte».

Attività da parlamentare scambiata per tentativo di riposizionamento politico, si può riassumere così?
«Se questo viene considerato un problema per il centrosinistra chiedo loro: non dovrei lavorare nell'interesse dei liguri? Sbaglio ad essere un parlamentare troppo attivo e presente? Con lo stesso impegno ho lavorato per la Pontremolese alla Spezia, l'Aurelia bis a ponente e per Funivie a Savona. Mi vergognerei, a occupare il ruolo di parlamentare senza impegnarmi ogni giorno».

Tanto della composizione della coalizione di centrosinistra, probabilmente, dipenderà dal nome di "sintesi". Con che tipo di candidato, a Genova, non avreste dubbi a far parte del fronte?
«Con un nuovo Giuseppe Pericu. Premesso che se fosse disponibile quello originale farei i salti di gioia, dai nomi che sento circolare in questi giorni non mi sembra però ci sia questa consapevolezza. Anche se non smetto di sperare».

Con il candidato "giusto", si potrebbe pensare ad una replica genovese del governo giallorosa, con Pd, M5s e Italia Viva? In fondo, tensioni di questi giorni a parte, fate parte dello stesso governo. E in casa Pd non lo escludono.
«Il modello usato alle Regionali ha prodotto una sconfitta storica. Insistere sullo stesso schema, proprio a Genova, sarebbe diabolico. Ma io continuo a sperare nel buon senso».

Cosa hanno insegnato, le Regionali, a voi e al centrosinistra?
«Ci fosse stata una candidatura con un profilo riformista, alla Marco Russo di Savona, il centrosinistra avrebbe potuto vincere. Ma forse voleva perdere».