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Paita: «Una legge speciale per difendere Genova dalla sua fragilità»

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Intervista a Raffaella Paita per «Il Secolo XIX» del 22-08-2026

di Francesco Ferrari

«Genova può avere una legge speciale, partendo da un dato clamoroso: la fragilità delle infrastrutture e dell'assetto idrogeologico è del tutto particolare». Raffaella Paita, senatrice di Italia viva, riporta la discussione sul dopo-Morandi a quello che considera il punto centrale: non soltanto i risarcimenti, ma gli investimenti necessari per un territorio che definisce «un'unicità, per bellezza ma anche per fragilità». E sulla richiesta di nuove risorse avanzata dalla sindaca Silvia Salis non ha dubbi: «Ha posto una questione reale difendendo il suo territorio a livello nazionale. Questo deve fare un sindaco».

Lei parla di una legge speciale per la Genova. Da dove dovrebbe partire?

«Dalla consapevolezza che il nostro non è un territorio qualsiasi. Abbiamo una quantità di viadotti e gallerie altissima, infrastrutture che corrono in un contesto geologico e urbanistico molto delicato, spesso a picco sul mare. E abbiamo un problema idrogeologico altrettanto particolare. Dopo il Morandi non possiamo limitarci a considerare quella tragedia come un episodio chiuso. Servono risorse per la sicurezza, per la manutenzione e per le opere alternative. Hanno fatto una legge speciale per Roma capitale, ne hanno fatta una per Milano: perché Genova non può avere uno strumento analogo, legato alle sue esigenze specifiche?»

Torniamo alla richiesta di un maxi-risarcimento da parte del Comune. È una strada concreta?

«Non amo usare la parola risarcimento, perché nessuna cifra può risarcire quello che è accaduto, né restituire le 43 vite spezzate. Parlerei di investimenti. Quando Salis dice che Genova deve ricevere risorse che mantengano nella storia la traccia della gravità di quanto è successo, fa l'interesse della città, della Liguria e del Paese. Il Morandi è stato un evento unico per gravità, dolore e trauma collettivo, ma anche per la dimostrazione della debolezza di un sistema».

Ma l'accordo del 2021 non è stato definito "tombale"?

«Non mi pare che sia così semplice. Ho letto che anche la Regione ha compiuto atti per preservare la possibilità di chiedere ulteriori risorse. Quindi trovo che oggi si stia facendo soprattutto una polemica politica. Su una vicenda così importante per la memoria collettiva e per il futuro del territorio bisognerebbe evitare polemiche strumentali».

Il centrodestra accusa Salis di fare annunci.

«Se la Regione stessa ha ritenuto di dover tutelare la propria posizione, non vedo perché la richiesta del Comune debba essere trattata come una provocazione. Lo stesso Bucci, a un certo punto, con ritrovato buonsenso, ha ammesso che si può valutare insieme la possibilità di chiedere nuovamente risorse ad Aspi. Ma allora dovrebbe rivolgersi alla sua maggioranza e dire: invece di fare polemica contro Salis, vediamo cosa possiamo ottenere per Genova. La domanda vera è se le risorse finora arrivate siano sufficienti rispetto alle necessità della Liguria. E secondo me non lo sono. Non mi risultano partiti i cantieri del tunnel di Fontanabuona e di altre opere, e temo che le risorse disponibili non siano sufficienti neppure per quelle. Poi c'è tutto il resto: le opere alternative all'attuale sistema autostradale, la viabilità, la ferrovia. Continuano i cantieri, gli allagamenti delle gallerie, i problemi legati a un'autostrada costruita decenni fa e che fatica a reggere i flussi di traffico».

Quindi la priorità non è soltanto ottenere altri soldi da Autostrade?

«C'è quello, ma poi si deve costruire un piano complessivo per il territorio. Penso alla Gronda, che oggi è a rischio per ammissione dello stesso viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi, alla Milano-Serravalle, della quale almeno vorrei vedere uno studio di fattibilità, all'Aurelia Bis e al sistema ferroviario. Mentre elenco queste opere non posso non rilevare che Rixi è stato al ministero delle infrastrutture 6 anni circa dal 2018. Nessuno ha governato quanto lui. E abbiamo ancora lunghi tratti a binario unico e il raddoppio a Ponente e Pontremolese bloccati. E sul Terzo valico, infrastruttura finanziata quando il premier era Silvio Berlusconi e il centrosinistra governava in Regione, siamo in forte ritardo».

Aspi oggi è di fatto controllata dallo Stato. Questo cambia la prospettiva?

«Sì, e rende ancora più doveroso aprire un confronto. La questione va affrontata sul piano degli investimenti necessari per il territorio. E il fatto che Aspi sia ormai coincidente con lo Stato rende, a mio avviso, più semplice e doveroso chiedere che vengano messe in campo ulteriori risorse».

Sull'operazione con cui lo Stato è entrato nel capitale di Autostrade le polemiche sono ancora vive.

«La mia forza politica era contraria a quella scelta e presentammo emendamenti. Ancora oggi ritengo che sia stata una scelta sbagliata. Ma ora mi concentrerei su obiettivi diversi: verificare cosa è stato fatto, cosa non è stato fatto e quali ulteriori risorse possono essere messe a disposizione».

Qual è dunque la priorità per i prossimi mesi?

«Fare squadra. Salis si è mossa da leader: reagire dicendo semplicemente "no" è sbagliato. Io, se fossi stata al posto di Rixi, Salvini o Bucci, avrei detto: veniamo tutti intorno a un tavolo e proviamo a trovare le soluzioni. Quello che ha detto la sindaca, al di là del colore politico, è una cosa sensata: è un'attenzione nazionale su Genova. In passato, davanti alle emergenze, si è lavorato insieme. Dopo le alluvioni, il governo Renzi intervenne con Italia Sicura e furono finanziate opere per oltre 200 milioni. Non ci si chiedeva se un'idea fosse di destra o di sinistra: se era buona, si faceva. Anche oggi dovrebbe essere così. Salis ha avuto un'idea buona e giusta. Il centrodestra, invece di indignarsi perché qualcuno chiede risorse per Genova, dovrebbe chiedersi perché non ci abbia pensato prima. Siamo ancora in tempo per aprire quel tavolo».