Intervista a Raffaella Paita per «La Repubblica» del 29-05-2026
di Concetto Vecchio
Raffaella Paita, capogruppo al Senato di Italia viva, come spiega il no di Fratelli d'Italia all'ingresso dell'Ucraina nella Ue?
«Nella maggioranza si sta consumando una faida elettorale. La discesa in campo di Roberto Vannacci, filo Putin, ha indotto Fratelli d'Italia a cambiare la sua posizione».
Giorgia Meloni come Matteo Salvini?
«Delle posizioni moscovite di Matteo Salvini si sa da sempre. Le ha ribadite anche l'altro giorno. Ma Fratelli d'Italia finora ha sempre sostenuto l'Ucraina, ora questo coraggio forse sembra venir meno. È desolante. Ma d'altronde non dimentico le posizioni di Giorgia Meloni in passato su Putin».
La posizione favorevole del ministro Antonio Tajani l'è parsa debole?
«Sì, tiepida. Anche perché si tratta di un esponente del Partito popolare europeo. Nella maggioranza sono in difficoltà, perché Vannacci ha messo tutto in movimento».
Temono di perdere consensi e si coprono a destra?
«Il protagonismo mediatico di Vannacci avrà ulteriori ripercussioni, che cresceranno man mano che ci si avvicinerà al voto delle politiche».
Fratelli d'Italia sostiene che accogliere l'Ucraina vorrebbe dire estendere la guerra a tutta l'Europa considerate le attuali norme europee.
«Ma fino a poco tempo fa sostenevano il contrario. Questa è la classe dirigente alla guida del Paese. Il loro freno lo trovo un fatto gravissimo. In questo momento prevalgono i veti incrociati. Non sono affatto coesi».
Però anche il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte ha detto di no.
«Non è la nostra posizione, naturalmente. Ma sono fiduciosa che si possa trovare una sintesi nel centrosinistra sull'adesione alla Ue».
La Germania è per l'Ucraina come membro associato.
«Si possono discutere i modi. Di sicuro l'ingresso nell'Unione sarebbe un bene per tutti. E un inviato speciale come Mario Draghi, in forza del suo europeismo, avrebbe le carte in regola per poter lavorare a un percorso di inclusione».
Perché Italia viva è a favore?
«Noi lo abbiamo sostenuto per primi, quattro anni fa. E pensiamo che il centrosinistra debba chiederlo unitariamente. Occorre uno sforzo diplomatico».
Perché?
«Perché è un obiettivo di sicurezza. Quello che sta accadendo a Kiev riguarda tutti noi. Chi ama la democrazia non può non avere a cuore questa causa».
