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Paita: «Il Pd non si lasci schiacciare dal giustizialismo dei 5 Stelle. E allora Appendino condannata?»

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Intervista a Raffaella Paita per «Il Tempo» del 25-07-2025

di Edoardo Sirignano

Il capogruppo di Iv in Senato: «Non abbiamo mai chiesto le dimissioni dell'ex sindaca. Garantisti con chiunque, anche con Salvini. La giustizia? È mancato il confronto»

«L'atteggiamento dei 5 Stelle sul caso Marche è incoerente. Peraltro hanno fra le loro fila Chiara Appendino, indagata e poi condannata. Una vicenda che nessuno più di me può capire per il dolore che immagino le abbia provocato, eppure non ci slamo mai sognati di chiedere dimissioni o passi indietro».

A dirlo Raffaella Paita capogruppo al Senato di Italia Viva.

I 5 Stelle, dopo Sala, demonizzano Ricci. Non siamo di fronte a un eccesso di "giustizialismo”?

«Parla una che è stata indagata, processata, assolta ma anche sconfitta, da candidata, alla presidenza della Liguria a causa della cultura giustizialista. Sulla mia pelle ho capito che il garantismo non è una posa, ma un principio costituzionale preziosissimo. Noi siamo garantisti sempre, anche e soprattutto con gli avversari politici. Un avviso di garanzia non è una condanna, chi lo riceve non deve dimettersi, ma continuare a lavorare».

Qualcuno sostiene che Conte voglia sfruttare i recenti scandali per guadagnare terreno su Schlein. È d'accordo?

«Non so cosa voglia fare Conte. Quello che mi auguro è che il Pd non si lasci schiacciare dalla cultura giustizialista del Movimento».

Italia Viva accetta, in modo trasparente, i profili proposti dagli alleati. I pentastellati, al contrario, indugiano. Così non si rischia di confondere l'elettorato?

«Non la leggo così. Il centrosinistra può vincere in 4 regioni. Per farlo occorre seguire lo schema Genova, che Elly Schlein per prima ha voluto: nessun veto, tutti insieme. Esattamente come fa la destra. È il tempo dell'unità e delle idee per costruire l'alternativa alla Meloni».

Gli ex grillini si vendono come i "duri e puri". Non le sembra un'esagerazione, considerando quanto sta succedendo negli M5S?

«Guardi che il problema non riguarda solo i 5 Stelle. La cultura giustizialista attraversa tutti gli schieramenti. Ci siamo scordati di quando Giorgia Meloni andava a Bibbiano? Non ha mai chiesto scusa. Delle aggressioni ai familiari di Renzi da parte di Donzelli? Del cappio di Bossi?»

Italia Viva è da sempre la forza del garantismo. Non bisognerebbe tenere questa linea anche per quanto concerne il vicepremier Salvini?

«Garantismo non vuol dire difendersi dal processo, ma nel processo. Vuol dire non commentare le indagini, ma le sentenze passate in giudicato. Vuol dire considerare innocente fino a sentenza di condanna passata in giudicato un imputato. Non abbiamo mai chiesto le dimissioni di Salvini, né di nessun altro per le vicende giudiziarie e non lo faremo mai. La destra non può dire lo stesso purtroppo».

Nordio dice "Renzi intelligente, ma lo nasconde". Cosa vuole dire il Guardasigilli con questa battuta?

«Aspettiamo il ministro Nordio in Parlamento per spiegare cosa è successo con il caso Almasri, anziché lanciarsi in speculazioni psicologiche: perché qualcuno ha mentito all'Aula. Lui o la sua capa di gabinetto. Quindi o si dimette lui o si dimette lei».

Sulla riforma della giustizia ritenete ancora utile il confronto con la maggioranza?

«Magari! È la maggioranza che rifiuta il confronto. Noi siamo d'accordo con il principio della separazione delle carriere. Quello che non ci convince à il metodo che è stato utilizzato per portare avanti una riforma costituzionale: a colpi di maggioranza, senza ascoltare l'opposizione. Ci sono punti che non condividiamo: il sorteggio dei membri laici del Csm, che indebolisce ancora di più la politica e la mancata cancellazione dell’obbligatorietà dell'esercizio dell'azione penale».