Intervista a Raffaella Paita per «Il Secolo XIX» del 03-10-2026
di Mario De Fazio
Senatrice Paita, come vi è venuto in mente il Tajanometro?
«È lo strumento di misura delle gonne delle italiane, visto che Tajani ha detto che si è una donna seria se si porta la gonna lunga, altrimenti sei inaffidabile. È il modo per prenderlo in giro per ciò che ha detto, che non è una burla ma un modo di pensare che va combattuto. Come abbiamo fatto in Parlamento, dove sono stata la prima a rilanciare le frasi gravissime di Tajani. Contrastarle è una battaglia di civiltà. Le donne devono essere sempre libere di pensare ciò che vogliono e di vestirsi come vogliono»
Che contributo vuole dare Italia Viva alla costruzione del centrosinistra?
«Decisivo, perché senza il centro il centrosinistra non vincerà. Siamo decisivi per i temi come la sicurezza, la crescita, il garantismo, l'aiuto al ceto medio che sta annaspando. I riformisti sono essenziali per la credibilità del centrosinistra e per questo lanceremo una sfida sui contenuti, affinché Meloni non governi il Paese per i prossimi cinque anni. Non è immaginabile che eleggano da soli il Presidente della Repubblica»
Oggi la segretaria Schlein ha usato toni duri verso Conte. Cosa ne pensa?
«Schlein legittimamente rivendica le posizioni e la forza del Pd nella coalizione. Ha avuto un merito: volere con testardaggine un centrosinistra unito. Dobbiamo cercare di portare fino in fondo l'idea dell'unità della coalizione, altrimenti si consegna il Paese di nuovo a Giorgia Meloni»
Esclude che possano esserci veti da forze del campo largo sull'alleanza con voi?
«Penso che prevarrà l'intelligenza. A conti fatti, senza Italia Viva e Casa riformista la coalizione non è in grado di arrivare al 42% che serve per il premio di maggioranza. La posta in gioco è il governo nazionale, e questo esecutivo non ha fatto nulla, ma c'è anche la Presidenza della Repubblica: se consentiamo alla destra di arrivare al 42% potremmo trovarci Meloni al Quirinale e Vannacci presidente del Consiglio. I veti cadranno davanti alla responsabilità nei confronti del Paese. Non ho dubbi»
Come pensate di conciliare le vostre posizioni su alcuni temi, come ad esempio la politica estera, con quelle di formazioni politiche come il MSS?
«Non nego che le difficoltà ci siano, ma serve una quadratura del cerchio a livello programmatico prima di affrontare le primarie. Se si sceglie una cornice entro cui convergere tutti, si tratterà di trovare un punto di mediazione, una sintesi. Non sono spaventata dai temi di politica estera, perché nel centrodestra coabitano posizioni ben più distanti rispetto a quelle del centrosinistra. La tessitura ci sarà e noi svolgeremo un ruolo importante non abdicando ai nostri valori»
Renzi ha escluso che si candidi alle primarie la sindaca di Genova, Silvia Salis. Non sarà lei il vostro nome?
«Silvia ha detto più volte che non condivide le primarie. Renzi sta solo rispettando la sua scelta. È una brava sindaca e sta facendo bene. È una risorsa per il centrosinistra ma noi non tiriamo nessuno per la giacchetta. Noi lavoriamo con occasioni straordinarie come la Leopoldo, in cui si confrontano tante persone, amministratori e giovani protagonisti del dibattito. De Luca ha parlato di un tema centrale come la sicurezza. Il centro c'è e sarà fondamentale alle elezioni»
Potrebbe essere De Luca il vostro candidato?
«Se dicessi a De Luca di candidarsi sarei pazza... Non si fa certo condizionare dalle opinioni degli altri. È un uomo libero, è questo il messaggio che ha dato oggi ai giovani. È una grande risorsa per il centrosinistra: di personalità come la sua ce n'è davvero bisogno»
