Intervista a Raffaella Paita per «Libero Quotidiano» del 21-09-2024
di Brunella Bolloli
«Io voglio capire chi c'è dietro ai dossieraggi e non sono affatto d'accordo con chi minimizza una vicenda che invece è inquietante a livello di numeri di accessi abusivi, gravissima. Come Antimafia abbiamo il dovere di capire di più e di cercare la verità». Raffaella Paita, coordinatrice nazionale di Italia Viva, il partito di Matteo Renzi che ieri ha festeggiato i primi cinque anni di vita, siede nella commissione parlamentare alle prese con le nuove carte dell'inchiesta di Perugia. La senatrice tiene a sottolineare che per prima ha sollevato il caso del vicepresidente grillino Federico Cafiero De Raho.
Per Forza Italia non è normale che l'ex procuratore nazionale Antimafia, oggi deputato MSS, partecipi alle audizioni su una materia che lo riguarda così da vicino. C'è un conflitto d'interessi enorme, dichiarano gli azzurri. Anche per lei Cafiero De Raho si deve dimettere dall'Antimafia?
«Per me c'è un problema di chiarezza. Di fronte a una vicenda così delicata, lasciarsi andare a strumentalizzazioni politiche è sbagliato. Sia da una parte che dall'altra. È serio invece porsi una domanda: Cafiero De Raho è a conoscenza di elementi che possono aiutarci nel nostro lavoro di approfondimento della vicenda dossieraggio? Io credo di sì per il suo ruolo pregresso».
Per questo avrebbe voluto sentire da lui una spiegazione quando è scoppiato il caso?
«Sì, io ho subito fatto richiesta in merito. Anche più volte. Per amore di chiarezza e prima ancora di leggere tutti gli atti che la procura ha inviato. Non ho posto un problema di incompatibilità, come ha fatto il centrodestra, ma ho chiesto che il vicepresidente venisse ascoltato. Senza fare un processo alle intenzioni, e senza sostituirmi ai magistrati, ho chiesto che De Raho ci spiegasse cosa sapeva in merito».
Ma non è stato possibile.
«Purtroppo no. Non si può fare. La presidente Colosimo ha chiesto ai presidenti di Camera e Senato ed è stato risposto di no. Ripeto: io non voglio condannare nessuno preventivamente, peraltro De Raho non è toccato dall'indagine, ma avrebbe potuto dare un contributo utile. Mi stupisce molto che lui non abbia sentito il bisogno di chiarire di più, spiegarci».
Non si è mai fatto avanti?
«Se fossi stata in lui mi sarei posta il problema. Una vicenda così oscura ha bisogno di trasparenza, noi come Italia Viva ad esempio avevamo anche sollecitato la creazione di una commissione parlamentare d'inchiesta dedicata, se ne aprono così tante sulle materie più disparate... La maggioranza ha deciso di no, d'accordo. Ma forse avrebbe accelerato la ricerca della verità. Invece non tutti remano in questo senso».
Si riferisce al Partito democratico, interessato più a sollevare uno scontro istituzionale tra esponenti dell'esecutivo e vertici dell'intelligence?
«Mi riferisco a tutti quelli che minimizzano in ogni parte politica. Non tutti hanno così fretta di conoscere i dettagli di questa organizzazione, che qualcuno ha definito una sorta di nuova P2 per quanto è sconcertante. Altrimenti avrebbero detto sì alla commissione d'inchiesta».
Sul dossieraggio che sembra coinvolgere anche alcuni uomini dei Servizi interverrà il segreto di Stato, com'è accaduto per il caso autogrill, che ha riguardato l'ex premier?
«Io spero di no. La nostra intenzione, ribadisco, è andare fino in fondo per scoprire i mandanti di questa gigantesca intrusione nelle banche dati. Per questo io ho chiesto di risentire in Antimafia il procuratore Cantone e, alla luce delle ultime rivelazioni uscite, anche il procuratore nazionale Antimafia Melillo, autore di un grande lavoro di ristrutturazione degli uffici della superprocura Antimafia rispetto a quando la guidava De Raho».
