Paita: «Ha creato la Liguria da bere. I limiti di Toti sono politici»

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Intervista a Raffaella Paita per «Secolo XIX» dell'8-05-2024

di Mario De Fazio

«I veri garantisti restano garantisti soprattutto quando sono coinvolti gli avversari politici. I limiti di Toti sono e rimangono politici».

Raffaella Paita, coordinatrice nazionale di Italia Viva e senatrice, nel 2015 perse le elezioni regionali proprio contro Giovanni Toti, «a causa di accuse lunari, in cui poi sono stata assolta». Dinanzi al terremoto politico-giudiziario che sta sconvolgendo la Liguria, invita a «non pensare che la crisi della destra si risolva tornando a un centrosinistra che vuole solo compiacere i manettari Cinquestelle».

Senatrice, che idea si è fatta dell'inchiesta giudiziaria che sta sconvolgendo la Liguria?

«Il primo pensiero dinanzi a questa notizia è stato di dolore per la nostra Liguria, che merita un'immagine diversa a livello nazionale da quella che sta emergendo in queste ore. Ma c'è un altro aspetto che mi preoccupa ancora di più».

Quale?

«Mi angoscia il pensiero che questa vicenda possa portare all'immobilismo la Liguria, rispetto alle tante opere che sono in campo e vanno realizzate. A tal proposito credo che nominare un presidente dell'Autorità portuale nel pieno dei suoi poteri sia un'urgenza, non si può paralizzare tutto».

Ma nel merito cosa pensa delle accuse?

«Guardi, non utilizzerò questa vicenda per togliermi qualche sassolino dalle scarpe, anche se avrei dei macigni da togliermi. Sono una garantista vera, e i veri garantisti lo sono quando le inchieste riguardano gli avversari. Loro con me non lo sono stati nel 2015, quando persi le regionali per accuse lunari in cui sono stata assolta, e per lo strappo di Cofferati. Non ho letto le carte e non posso avere il quadro preciso: posso dire, però, che emergono comportamenti lontani anni luce dal mio stile».

Il ministro Nordio ha espresso perplessità sulla misura della custodia cautelare: condivide?

«Il ministro Nordio più che parole vorrei portasse a casa la riforma della giustizia in senso garantista. Per il resto non mi addentro nella vicenda giudiziaria, non ho elementi per giudicare. Le persone sono colpevoli al terzo grado di giudizio, la magistratura farà il suo lavoro e umanamente spero che Toti possa dimostrare la sua estraneità ai fatti. Una misura così grave per un Presidente di Regione deve avere motivazioni forti, quindi saranno gli atti a chiarire».

Secondo lei Toti dovrebbe dimettersi?

«Sono stata la principale avversaria di Toti, ma avrei voluto batterlo politicamente, non attraverso la giustizia. E politicamente ciò che gli ho sempre contestato in questi anni è stato che ha snaturato il carattere di sobrietà e laboriosità dei liguri, e l'ha sostituito con una sorta di "Liguria da bere" che non è un'operazione culturalmente giusta. E poi c'è un secondo tema su cui ha completamente fallito: la sanità. Avrebbe dovuto occuparsene e invece è un colabrodo, a Spezia non sono stati in grado nemmeno di costruire un ospedale pur avendo le risorse. I limiti di Toti sono stati politici».

Nel centrodestra c'è già chi guarda al voto anticipato: la coalizione rischia di sfarinarsi?

«La vicenda è complessa per la destra regionale. C'erano già forti scricchiolii, e la crisi della destra è profonda. Ma non penso che con il ritorno al passato possa esserci un'alternativa a questi nove anni di Toti. La Liguria ha bisogno di un passo in avanti verso il futuro, chi si sfrega le mani perché pensa che possano tornare quelli di prima, si sbaglia. Servirà un progetto di novità rispetto ai deludenti anni ma anche rispetto agli errori del centrosinistra commessi in passato, a partire da un centrosinistra che pur di accontentare i grillini vuole fare mezza Gronda. L'alternativa alla destra non si costruisce accontentando i manettari del Movimento Cinque Stelle né rinunciando alla crescita».

Cosa farà Italia Viva alle prossime elezioni?

«Siamo in uno schieramento di centro, moderato, riformista, e con Renzi e Bonino abbiamo un bellissimo progetto per le elezioni europee. Sono convinta che nel riformismo ci sia la chiave giusta per leggere il futuro della Liguria».