Intervista a Raffaella Paita per «La Repubblica Genova» del 30-01-2025
di Matteo Macor
Se ci sono le frane non è colpa del governo, ma se dei problemi del territorio ci si occupa solo in queste occasioni, le responsabilità sono chiare». È la parlamentare ligure di Iv Raffaella Paita, dopo il question time al Senato del ministro Matteo Salvini, a ripuntare il dito sull’aspetto politico del dibattito sul dissesto nel Paese. In Sicilia Niscemi e in Liguria Arenzano sono del resto volti diversi della stessa medaglia, la fragilità cronica del nostro territorio: «Servono esperti capaci di realizzare opere e interventi affiancando gli enti locali».
Senatrice, cosa pensa ci dicano, le due rispettive emergenze, della situazione del Paese?
«Viviamo in un Paese bellissimo ma fragile. Il cambiamento climatico si sta manifestando in tutta la sua pericolosità. Servono investimenti in prevenzione e per interventi strutturali. Le infrastrutture stesse devono essere riconcepite e messe in sicurezza da eventi sempre più impetuosi e improvvisi. Niscemi e Arenzano sono casi diversi ma richiamano la stessa esigenza: più risorse e progetti per prevenire».
A Niscemi non sono mai stati spesi i soldi per mettere in sicurezza il paese, ad Arenzano si parla di manutenzioni mancate per anni. Cosa manca, per evitare negligenze di questo tipo?
«Confondere situazioni differenti non aiuta. Per Niscemi la lotta al dissesto si gioca sulla prevenzione, non agendo a catastrofi avvenute. Lo strumento per farlo esisteva: bastava ripristinare l’unità di missione di Italia Sicura, che a Genova ha dato la possibilità di interventi sul Bisagno».
Sarebbe bastata, una struttura di missione di quel genere, per evitare disastri come quelli di oggi?
«Quei finanziamenti sul Bisagno li mise in campo il governo Renzi e la Regione di cui ero assessore, poi l’unità è stata cancellata. Meloni si era presa l’impegno di ripristinarla nel 2022, ma non lo ha fatto lasciando il paese senza uno strumento per prevenire i rischi».
A Niscemi, però, è andata.
«Meloni si è recata nelle zone martoriate dal maltempo solo dopo le proteste di Schlein e Renzi. E la dice lunga su una premier abituata a fare l’influencer e a scappare quando ci sono problemi».
Il geologo Bellini sostiene in Italia parlare di prevenzione sia “una bestemmia”: un tema di cultura?
«Con Italia Sicura avevamo iniziato una piccola ma importante rivoluzione culturale fondata su tre princìpi. Prevenzione, il criterio del rischio idraulico, progettazione. Chi fa progetti, anche al livello di enti locali, si metta nella condizione di avere finanziamenti».
Troppo ambiziosa, a vederla oggi, quella rivoluzione?
«Certo, un piccolo comune o una regione non possono fare tutto soli, ma con quella struttura si era iniziato un forte coordinamento tra territorio e governo. Avere gettato a mare tutto è stato grave. Che il governo non abbia fatto nulla, in Sicilia e non solo, è una vergogna».
Ma è colpa di questo governo, se i paesi e le falesie crollano?
«Condivido l’analisi di Renzi: se ci sono le frane la colpa non è del governo, ma se dei problemi del territorio ci si occupa solo in occasione di frane o alluvioni le responsabilità politiche sono chiarissime. Musumeci si è rivelato del tutto inadeguato e in aula lo diremo forte. Farebbe più bella figura a dimettersi».
Ad Arenzano sta salendo lo scontro politico sul progetto di galleria paramassi dal lato opposto alla falesia franata. Chi ha ragione?
«Il sindaco di Arenzano è persona seria e scrupolosa. Ho parlato con lui e Anas. Ci sono risorse e non vanno perse. Mi auguro si attivi un dialogo serio per studiare le soluzioni più utili a garantire sicurezza e condivisione. Sarebbe utile anche un ruolo della Regione, ma li vedo molto distanti dai problemi reali dei liguri. Basta farsi un giro negli ospedali, per rendersene conto».
Come evitare, che il tema del rischio idrogeologico diventi terreno di scontro politico?
«Bisogna basarsi su monitoraggi, analisi, soluzioni e non slogan. Quello che era Italia Sicura; un team di esperti capaci di progettare e realizzare interventi affiancando gli enti locali. Pensi a tutte le attività di sviluppo sulle coste liguri. O si interviene o rischiamo di perdere attività e posti di lavoro».
Ha ragione Schlein, che chiede di dirottare i soldi del ponte sullo Stretto sul dissesto?
«Elly è stata brava, a incalzare il governo. Salvini non sarà mai capace, a fare il ponte, ma non gli darei alibi. Piuttosto dirotterei i soldi dei centri in Albania di Meloni, compresa la polizia: è più utile in strade e scuole, la sicurezza è il vero fallimento di questo governo».
