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Paita: «Assurdi gli attacchi a Colosimo e le pretese del M5S in Antimafia»

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Intervista a Raffaella Paita per «Il Dubbio» del 6-11-2024

di Errico Norri

Scontro in Antimafia. Incompatibilità dei due ex pm che ne fanno parte, Roberto Scarpinato e Federico Cafiero de Raho, con alcuni dossier sui quali la commissione indaga. Ne abbiamo parlato con Raffaella Paita, senatrice, oltre che coordinatrice nazionale, di Italia Viva e componente della Bicamerale di Palazzo San Macuto. È evidente come l'inchiesta della commissione Antimafia sulle stragi del '92-'93, e sull'approfondimento del dossier "Mafia-appalti", abbia assunto i tratti di una guerra di religione: prima il doppio evento "anti-Colosimo" organizzato dal M5S al Senato giovedì scorso, poi il siluro alla presidente della Bicamerale scagliato due giorni fa dal Fatto Quotidiano.

Possibile che la materia del contendere sia non solo la verità sulle stragi mafiose ma il diritto e l'autonomia stessi del Parlamento rispetto a determinate indagini? Magistratura e parte della stampa sembrano ritenere intollerabile, su questa materia, l'autorità della politica, e sembrano convinte che la competenza debba restare solo dei magistrati: è così?  

«Il nostro dovere, come componenti della commissione Antimafia, è stare rigorosamente sul merito. La Bicamerale ha voluto aprire un approfondimento, sulla base di nuovi e pesanti elementi, sulla strage di via d'Amelio, di Borsellino e della sua scorta. Lo ha fatto con audizioni che abbiamo seguito con grande attenzione. Da questo punto di vista, la presidente Colosimo è stata molto corretta e ha sempre esercitato il suo ruolo con senso delle istituzioni. Per questo ritengo che gli attacchi che ha subito siano di natura squisitamente politica e anche strumentale. Noi siamo all'opposizione del governo Meloni, ma non si può pensare di portare l'attacco politico e personale in una commissione con un compito delicato come quello che svolgiamo in qualità di commissari in Antimafia. Quanto al Fatto Quotidiano, siamo abituati ai consueti attacchi di basso livello che rivolge».  

Al di là di tutto, l'articolo in cui si rinfaccia a Colosimo lo zio avvocato condannato e radiato dall'Albo ricorda la logica del "reato di parentela" che ha falcidiato tanti imprenditori innocenti.

«Ritengo che colpevolizzare Colosimo per azioni che non la riguardano sia molto scorretto: le "colpe dei padri" non possono ricadere sui figli, in uno Stato di diritto. Ma per tornare alla considerazione della domanda precedente, credo sia un'analisi giusta: c'è una parte di stampa e magistratura che ha sempre voluto raccontare la politica come "sporca" sul tema della mafia. Dimenticando che è stato proprio grazie alla politica e a un ministro coraggioso, Martelli, che oggi abbiamo il 41 bis».

Scarpinato, come pm, è stato titolare dell'inchiesta su "Mafia-appalti". Parte dell'indagine conoscitiva di Palazzo San Macuto riguarda le questioni discusse nella Procura di Palermo, anche su quel dossier e anche da Paolo Borsellino, nelle ore precedenti alla strage di via D'Amelio. È così irragionevole ritenere che Scarpinato non possa partecipare a quell'indagine conoscitiva?

«Noi non abbiamo puntato sulla incompatibilità del senatore Scarpinato. Sono stati altri a chiedere un passo indietro a lui e anche al deputato de Raho. A mio avviso non è questo il punto cruciale: io ritengo che Scarpinato avrebbe dovuto essere audito e raccontare ciò che sa sulla vicenda Borsellino. Lo stesso vale per de Raho sulla vicenda dossieraggio. Mi chiedo come mai due membri di un partito che, a parole, si dice campione di trasparenza si tirino indietro e si nascondano. La mia domanda è legittima, credo. Voglio precisare che i due parlamentari non si sono astenuti dall'esercitare un ruolo su entrambi gli approfondimenti. Vogliono partecipare? Sacrosanto è un loro diritto. Ma che acconsentano all'audizione».

Al centro delle polemiche c'è il radicale contrasto fra la ricostruzione proposta da Scarpinato, e non solo da lui, su via D'Amelio e sugli eventi che si verificarono in quei giorni, e la lettura offerta dai figli di Borsellino. Non è sorprendente che un partito devoto alla legalità come i 5 Stelle si scagli con tanta feroce determinazione contro i figli di un giudice-eroe, trucidato barbaramente dal tritolo di Cosa nostra?

«Quello che ho apprezzato, e che rivendico, è il metodo che è stato adottato, che considero giusto. Durante le audizioni dei familiari del giudice Borsellino e l'ascolto dei loro racconti, abbiamo potuto sentire alcune tesi. Poi, abbiamo avuto la possibilità di sentire altre tesi, magari diverse. È stato dato il giusto spazio di approfondimento che ha permesso di avere una discussione molto articolata, e ha consentito a tutti di farsi un'idea. Naturalmente stiamo analizzando la questione e valuteremo come votare. Di certo abbiamo assistito ad alcuni episodi inaccettabili. Mi riferisco alle richieste di Scarpinato, prima, di rimandare gli atti alla Procura di Caltanissetta e poi, un minuto dopo, di leggere le intercettazioni che lo riguardavano. Qui siamo di fronte a un capitolo inedito di un potenziale conflitto di interesse, ma anche di un inaccettabile doppiopesismo. Vale la pena di ricordare che Scarpinato e de Raho sono tra quelli che hanno sempre sostenuto, ed è accaduto anche in Parlamento, che deve essere possibile intercettare le persone in qualsiasi momento, all'infinito e sostanzialmente senza limitazioni. Naturalmente, quando poi a finire intercettato è stato lo stesso Scarpinato, il metro di misura e la reazione sono stati ben altri».

Torniamo a Colosimo e al "reato di parentela". Quando ci libereremo da questa logica del sospetto che punta a rendere ricattabile chiunque?

«Non conosco la vicenda e ho l'abitudine di non seguire i processi fatti sui giornali. Perché i processi li fanno i magistrati non i giornalisti. Quanto alla foto con il terrorista nero Ciavardini mi pare francamente inopportuna, ma io giudico Colosimo peri fatti, non per le supposizioni. Mi piacerebbe però che il suo partito, che per anni ha massacrato Matteo Renzi, Maria Elena Boschi e anche me in Liguria con toni giustizialisti, chiedesse scusa e riconoscesse che il garantismo è una questione di civiltà. Non dimentichiamoci che Fratelli d'Italia chiamava all'epoca il Pd "il partito di Bibbiano". E sappiamo come è andata a finire».

E già, anche su quel versante in molti, a cominciare da Fratelli d'Italia, dovrebbero chiedere scusa ma non sembrano affrettarsi a farlo, diciamo così.

«A proposito: Matteo Renzi il 13 novembre sarà proprio lì, a Bibbiano. Magari passerà anche Giorgia Meloni a chiedere scusa a quel popolo, a quegli amministratori, a quelle famiglie. E se insieme a lei andasse anche Conte, non sarebbe male...»

Ma voi di Italia Viva come vi regolerete quando si discuterà in Parlamento la proposta, elaborata dall'Ufficio di presidenza della commissione Antimafia, di modificare la legge istitutiva della Bicamerale in modo da disciplinare i conflitti d'interesse dei suoi componenti?

«Valuteremo il testo stando sul merito come facciamo sempre».