11/10/20
salute istituzioni

Noja: “Non si scherza con il dolore. Medici, basta litigare in tv”

Intervista di Aldo Balestra, Il Mattino, 11 ottobre 2020.

“Sono davvero irresponsabili, credo non siano assolutamente consapevoli di cosa abbia finora sofferto l’Italia e dei rischi che il nostro Paese corre insieme al mondo intero. Sa cosa farei? Chiederei loro di parlare a lungo, e con calma, con i parenti delle vittime di Covid, con medici e infermieri dei reparti dedicati, con chi guidava le ambulanze nella piena emergenza, o con i soldati che portavano via da Bergamo, sui camion militari, le bare dei morti: io ho raccolto i loro incubi, il loro dolore che è ancora vivissimo. Non era un film, ma la realtà”. 

Lisa Noja, 46 anni, avvocato specializzato di diritto societario tra Milano e New York, deputato di Italia Viva, disabile affetta da atrofia muscolare spinale (Sma) e costretta a vivere su una carrozzina elettrica, ha visto in tv le immagini della manifestazione di Roma. 

Cosa ne pensa, onorevole Noja? 

“Faccio una premessa: in materia di ordine pubblico le scelte di consentire o meno manifestazioni spettano all’autorità di pubblica sicurezza e non vanno mai politicizzate. Ma se si manifesta, anche per dimostrare dissenso, occorre farlo rispettando anche in un raduno "no mask" quelle stesse regole, vigenti, che si vogliono cambiare”. 

Lei nei giorni scorsi è stata oggetto di pesantissimi attacchi e minacce sul web da parte dei negazionisti, dopo che in Parlamento aveva rivolto un appello ai suoi colleghi sull’uso della mascherina. 

“È così. Il mio appello, in un momento delicato, era rivolto a noi stessi che rappresentiamo le istituzioni. Non possiamo essere ambigui. Siamo i primi a dover dare l’esempio e ho sottolineato come portare la mascherina anche in aula non sia un sacrificio. Io, per la mia malattia, ho seri problemi respiratori ma indosso la mascherina per opporre un argine al virus, come la scienza concordemente dice da tempo. È un po` fastidioso, certo. Ma se lo faccio io possono farlo tutti. Ecco, questo era il senso del messaggio”.

E cosa è accaduto? 

“Che ho avuto splendida solidarietà da parte di miei colleghi e di semplici cittadini, ma anche tanti attacchi volgari, minacce, c’è chi ha detto che era esibizionismo, chi mi ha augurato di soffocare nella mascherina, chi di morire punto e basta, tanto sono già malata. Io ho gli strumenti per difendermi, ma pensi all’impatto di queste parole su indifesi ragazzini di 12-13 anni che hanno la stessa malattia che ho io”. 

La politica deve dare l'esempio. 

“A tutti i livelli. Chi ha compiti di responsabilità deve rappresentare un modello, dimostrando di credere alla scienza. Io sono una donna di legge, non capisco di virus e per di più sono fragile nella mia condizione di ammalata: mi rimetto, però, a ciò che dice la comunità scientifica. Prenda Trump che si è ammalato di Covid e dice che mette la mascherina solo quando ne ha bisogno. È la scienza che stabilisce cosa è giusto fare per curarsi e lui in America ha un esperto di livello mondiale, Fauci, che raccomanda la mascherina”. 

Perché, secondo lei, sta prendendo tanto piede il negazionismo latamente inteso?

«Purtroppo è un processo che va avanti da un po’ di tempo, teso a negare che esistano competenza e conoscenza. Prenda il movimento no-vax, ne è esempio plastico. Occorre che ci si rimetta a chi ne sa più di noi, bisogna avere l’umiltà di rispettare anni e anni di studio, senza avere la pretesa di piegare la realtà a proprie balzane convinzioni o addirittura falsificarla”. 

Converrà che le sfilate di virologi in tv, talvolta in lite tra loro rispetto alle misure di contenimento, hanno contribuito ad aumentare la confusione. 

“Concordo con lei. Il contraddittorio, nella comunità scientifica, è necessario ed utile soprattutto quando, e questo è il caso, ci si trova davanti ad un virus nuovo, dove si procede per prove ed errori. Ma la sede appropriata non è certo quella di uno studio tv, spesso alla presenza di opinionisti vari e senza competenza, che hanno il solo scopo di mettere gli uni contro gli altri. Questo genera confusione, sfiducia, paura, fughe irrazionali dalla realtà che portano a coniare termini come "dittatura sanitaria", "bavaglio alla libertà". Grottesche distorsioni, davvero”.

Anche la politica ha le sue colpe.

“I politici sono i primi, come le ho detto, a dover dare l’esempio. Io posso aspettarmi reazioni irragionevoli da parte di fasce di cittadini, esasperati anche dal linguaggio immediato, fuorviante, aggressivo dei social, non da chi ha responsabilità a vari livelli. Prenda quanto sta accadendo sulla durata della quarantena o sul ricorso ai fondi del Mes”. 

Cioè?

“È in corso un dibattito sulla durata della quarantena, ecco io vorrei che fosse racchiuso in ambito scientifico e non in una tribuna televisiva. Poi la politica decida, responsabilmente. Come sul ricorso ai fondi del Mes per la sanità, discutendo serenamente senza posizioni preconcette sulla grande, irripetibile opportunità che abbiamo per usufruirne”. 

Lei combatte contro una malattia degenerativa molto seria, che ha portato alla morte qualche giorno fa il piccolo Mirko che, con Zalone testimoniai, faceva campagne di sensibilizzazione sulla Sma. Sa bene cosa sono medici ed ospedali. 

“Sì e so di essere persona fragile, che prende tutte le precauzioni possibili per non ammalarsi di Covid. Ma penso ancora a coloro che sono più fragili di me, e magari hanno solo genitori anziani ad assisterli. Occorre rispettarci a vicenda. La pandemia è mondiale, ma qui conta il comportamento di ciascuno, è in grado di fare la differenza. Ho fiducia negli italiani, nel loro senso di responsabilità. Ciascuno porti il suo mattoncino e ne sia orgoglioso”.