05/03/21
paese

Napoli, Migliore: "Da Fico mai una parola sul fallimento di Dema"

Intervista di Ciriaco Viggiano, "il Riformista Napoli", 5 marzo 2021. 

"Sarà anche la prima forza della coalizione, ma il Partito democratico non può certo imporre un proprio candidato sindaco di Napoli. A maggior ragione se lo fa in modo scorretto e se quel candidato è uno come Roberto Fico, da sempre vicino a Luigi de Magistris". Il giorno dopo la riunione dei rappresentanti del centrosinistra partenopeo, Gennaro Migliore boccia senza appello l'endorsement del segretario dem Marco Sarracino a favore del presidente della Camera. Per la verità, quella del deputato di Italia Viva non è l'unica reazione piccata alla sortita di Sarracino. Anche Fulvio Bonavitacola, vicepresidente della Regione e fedelissimo del governatore Vincenzo De Luca, ha stroncato l'ipotesi formulata dal segretario dem parlando di "grave scorrettezza". Il risultato è una coalizione in preda al caos e, soprattutto. ancora priva di una strategia di rilancio per Napoli.

Onorevole, che cosa emerge da questa situazione?
«Un quadro confuso nel quale manca un programma per la città. Quello di Sarracino è un atto irresponsabile e scorretto verso tutte le forze che hanno partecipato al vertice. È vero che il Pd è il primo partito della coalizione, ma non ha il 30 o il 40% dei voti: ha il 16% tra le forze che hanno consentito a De Luca di stravincere le regionali, dunque non può imporre alcunché. Detto ciò, Sarracino sembra entusiasta dell'operato di Fico come presidente della Camera. Come deputato avrei da obiettare, ma prima di ogni cosa vorrei sapere dal segretario metropolitano del Pd quali vantaggi sono derivati alla nostra città dal fatto di avere un presidente della Camera napoletano».

Senza dimenticare la storica vicinanza tra Fico e il sindaco de Magistris...
«Appunto. Non ricordo una sola parola di Fico sullo scempio prodotto a Napoli da de Magistris. E nemmeno sul fatto che oggi la città sia di fatto senza una guida, visto che de Magistris pensa a fare campagna elettorale in Calabria».

Con la scelta di Fico non c'è il pericolo che il centrosinistra napoletano perda definitivamente la sua anima riformista per sposa-re il populismo del Movimento 5 Stelle?
«Questo è un problema interno soprattutto al Pd. Noi di Italia Viva lavoriamo a un progetto politico-amministrativo riformista e strutturato che impone che tutti i membri della coalizione siano trattati allo stesso modo. Altrimenti il candidato sindaco va scelto attraverso le primarie».

In questo caso lv avrebbe un nome? Anche lei è considerato un potenziale candidato...
«Iv punta a essere protagonista della rinascita di Napoli. Si vedrà in che modo. Noi siamo interessati all'idea della città più che ai nomi. E, al momento, mi sembra evidente il ruolo ancillare di Napoli rispetto ai giochi di palazzo che avvengono a Roma. Invece la nostra città è una grande capitale e ha enormi potenzialità che dovrebbero impedire di trattarla come merce di scambio».

Porte chiuse ad Antonio Bassolino?
«Noi siamo nel perimetro della coalizione che ha consentito al presidente De Luca di confermarsi alla guida della Regione. Vedremo come questa coalizione procederà e se avrà l'autorevolezza per affermarsi come tale e non come una sommatoria di singoli pezzi. In una coalizione si ragiona in prospettiva e collettivamente. Quella di Bassolino, invece, mi sembra un'iniziativa individuale».

I presupposti per un concreto allargamento del fronte al M5S ci sono?
«Iv ritiene indispensabile che le forze della coalizione discutano seriamente e con pari dignità. Così si può definire il metodo per individuare il candidato sindaco e strutturare un programma credibile. Diversamente faremo le nostre valutazioni».

Ha parlato di programma: quali sono le priorità per lv per Napoli?
«Va ripristinato un minimo di vivibilità: la chiusura della Galleria della Vittoria è l'emblema del degrado della città. Poi bisogna fare di Napoli un laboratorio di innovazione digitale. Soprattutto, però, vanno intercettate le risorse del Recovery Plan: sono l'occasione per fare di Napoli il centro della ripresa economica del Sud e dell'Italia intera, ma possono rappresentare pure la svolta per i progetti di riqualificazione dell'area orientale».