Italia Viva parlamento

Migliore: “Bisogna investire in sicurezza per bonificare i territori”

Intervista di Paolo Mainiero, Il Mattino, 3 aprile 2022

Gennaro Migliore, deputato di Italia Viva, componente della commissione parlamentare antimafia. Ancora una minaccia a don Maurizio Patriciello, il giorno dopo rincontro con il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e nonostante la scorta. E' una sfida allo Stato? 

«Partirei da una buona notizia. Dopo tanto tempo c’è stata nei confronti di un sacerdote da sempre in prima linea contro la camorra una assunzione di responsabilità da parte dello Stato. La stessa commissione antimafia recentemente era stata a Caivano e aveva sollecitato per don Patriciello una tutela adeguata alla sua fortissima esposizione. Ma è evidente che la scorta non basta». 

Il Parco Verde è una sorta di terra di nessuno. 

«Bisogna innanzitutto trovare le risorse per bonificare il territorio. Le persone perbene, che sono la stragrande maggioranza, sono ostaggio di una criminalità organizzata che da venti anni persegue una impetuosa espansione delle sue attività. Il Parco Verde è un luogo notoriamente pericoloso e la vicenda di don Patriciello si iscrive in una più complessa necessità di garantire la sicurezza a un pezzo di Italia che non può essere abbandonato aI proprio destino». 

Don Patriciello ha osservato che al Parco Verde, nonostante le tante promesse, ancora non ci sono telecamere. Come è possibile? 

«Non c’è dubbio che negli anni ci siano stati colpevoli ritardi. E proprio per questo che occorre, al Parco Verde ma anche negli altri quartieri dove è forte il peso della camorra, un investimento complessivo. Da un lato, Comuni, Città metropolitana e Regione devono investire in sicurezza, dall’altro lo Stato deve avere il coraggio di metterci la faccia e garantire le condizioni di vivibilità e legalità».

In questi quartieri mancano anche i servizi più elementari e i camorristi si muovono da padroni. Ad Arzano, il comandante della polizia municipale è stato minacciato per aver contrastato l’occupazione abusiva degli alloggi popolari. Cosa fare per tutelare innanzitutto i bambini, i giovani e assicurare loro un futuro? 

«Va sicuramente rilanciato il patto educativo proposto dal vescovo don Mimmo Battaglia ma va anche proposto un nuovo patto sociale che costruisca una valida alternativa di vita alle tantissime persone perbene che vivono In quei quartieri. Servizi certo, ma anche abitazioni degne di questo nome. Parliamo di case popolari che da anni nessuno cura, ebbene si avvii presto un serio piano di recupero e manutenzione degli immobili». 

Gli ultimi episodi stanno facendo emergere la ferocia di nuove generazioni di camorristi. La camorra è cambiata? 

«Se penso a "Sandokan" Schiavone, ai Nuvoletta, ai Giuliano, mi sembra difficile immaginare che i camorristi di oggi siano più cattivi dei boss del passato. Piuttosto, la pressante e efficace azione della magistratura e delle forze dell’ordine ha inferto un duro colpo alle organizzazioni criminali e con i vecchi boss in galera si è affacciata sulla scena una nuova generazione di camorristi che si combattono per il controllo del territorio. Da qui l’escalation di violenza, fino alle minacce a don Patriciello». 

Nelle ultime settimane sono state organizzate diverse manifestazioni anti-camorra ma la partecipazione è stata scarsa. Paura? Indifferenza? Rassegnazione? 

«Ho iniziato la mia attività politica partecipando alle iniziative anti-camorra e ieri come oggi si comincia in pochi, poi si prende coraggio e si diventa tanti. È importante creare una rete di solidarietà che tenga dentro le scuole, le parrocchie e le associazioni e rispondere alla tracotanza dei clan mettendo insieme le forze migliori della società».