25/02/21
salute paese

Mario Polese e Tommaso Pellegrino: "Vaccinare prioritariamente anche gli avvocati"

La nota congiunta dei due consiglieri regionali di Italia Viva, 25 febbraio 2021.

"È necessario mettere in sicurezza dal contagio da Covid anche la categoria degli avvocati per il ruolo che non è mai venuto meno anche in questi mesi di emergenza".

Lo sottolineano i consiglieri regionali di Italia Viva della Basilicata e della Campania, rispettivamente Mario Polese e Tommaso Pellegrino, che - su sollecito di rappresentanti del Consiglio nazionale forense e della Cassa forense - chiedono ai due presidenti delle Giunte Regionali lucana e campana, Vito e Bardi e Vincenzo De Luca di farsi promotori in sede di Conferenza permanente tra Stato e Regioni di "ogni iniziativa utile ad inserire i professionisti legali tra le categorie a rischio che, terminata la fase di vaccinazione rivolta alle persone fragili, al personale medico e paramedico e al personale scolastico, possano aderire al piano di vaccinazione anti Covid 19 in via prioritaria stante la natura essenziale della attività svolta e dei servizi resi".

La necessità di inserire gli avvocati tra le categorie alle quali somministrare prioritariamente il vaccino, così come richiesto anche dal Consiglio degli Ordini degli avvocati di Potenza, Maurizio Napolitano, in seguito alla decisione analoga adottata già in Toscana e Sicilia, appare indifferibile in constatazione del fatto che "pure a fronte della grave emergenza epidemiologica - così come aggiungono Polese e Pellegrino - la categoria professionale degli avvocati non ha mai cessato di prestare la propria attività di assistenza legale, particolarmente in favore delle fasce di popolazione più deboli che, proprio in un periodo di estrema difficoltà ed incertezza, hanno avvertito a più riprese la necessità di interloquire col professionista legale di fiducia e non solo. La categoria professionale degli avvocati infatti, ha dovuto, pur in piena emergenza pandemica, assicurare la propria presenza in tribunale, negli istituti penitenziari, nei centri di raccolta migranti e in tutti i luoghi in cui era necessaria la loro presenza al fine dell'espletamento di tutti gli adempimenti connessi alla professione forense non demandabili all'attività da remoto".