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Marco Di Maio: "Sarà un governo migliore. La Lega? Ora sia europeista"

L'intervista pubblicata da "il Resto del Carlino", 10 febbraio 2021. 

Marco Di Maio, deputato di Italia Viva: l’incarico a Mario Draghi è l’obiettivo per cui Matteo Renzi ha fatto scoppiare la crisi?
«L’obiettivo era individuare un governo migliore del precedente e per ora è pienamente raggiunto, anche se attendiamo la squadra dei ministri. Ma Draghi, che è l’italiano più rispettato nel mondo, dà garanzie di sicurezza anche per la necessità di fare un grande piano di investimenti».

Onorevole, lei si troverà a dover governare assieme alla Lega, avversaria storica: come la prenderà?
«È una collaborazione, non un’alleanza politica. Mi rallegro se la Lega accetterà un governo fortemente europeista, rimangiandosi le sue posizioni sovraniste. Sarà un problema di Salvini, che fino a poco tempo fa girava con la maglietta ’No euro’, affrontare il proprio passato e i propri elettori. Discorso analogo vale per le tendenze anti europee dei Cinquestelle».

Quanto può durare una ’collaborazione’ del genere?
«Penso e mi auguro per i due anni che mancano alla scadenza naturale della legislatura».

Non c’è il rischio che Draghi ripercorra le orme di Mario Monti, a capo di uno dei governi più invisi della storia repubblicana?
«No, perché Monti arrivò col mandato di tagliare, lo spread era sopra quota 500. Ora l’ex presidente della Bce ha il compito di investire la più grande mole di denaro mai stanziata, quasi 300 miliardi. E lo spread è sotto i 100 punti. Il contesto e i profili personali dei due sono differenti».

Non si aspetta scelte impopolari?
«Non le posso escludere ma non credo, perché non è questo il momento, in piena pandemia. La scelta più impopolare l’abbiamo fatta noi di Italia Viva, tre settimane fa».

I sondaggi hanno confermato che più della metà degli italiani non capiva le mosse di Renzi: e oggi?
«Oggi la comprensione è maggiore, l’esito di questo percorso è molto positivo».

Quali sono i problemi principali che avrà di fronte Mario Draghi?
«Vista da dentro, cioè dal Parlamento, direi l’operatività. Mi spiego: non basterà avere soluzioni per il piano vaccinale, la crisi economica e la ripresa delle attività e dell’occupazione, bisognerà renderle effettive. Anche il governo Conte aveva stanziato molti fondi per i ristori, ma poi aveva emanato solo un terzo dei decreti necessari a distribuirli. Se manca la fase operativa, non si risolvono i problemi».

Non è che la lotta per le poltrone fra ministri e viceministri renderà vano anche il tentativo di Draghi?
«So che il premier vuole prima definire un’agenda di governo e poi scegliere i ministri, che anche nel caso fossero figure politiche, dovrebbero avere un alto profilo di competenze. Questa è una situazione eccezionale e credo sia giusto coinvolgere il maggior numero di forze politiche, ma una figura come Draghi non accetterà delle soluzioni al ribasso».