parlamento

Marco Di Maio: "Italia Viva al centro con chi ci vuole stare"

Intervista di Paolo Carini, "Mondo Padano", 14 dicembre 2021.

Contro il Sovranismo della Destra e contro l’innaturale alleanza tra Pd e Cinque Stelle. A favore di un’aggregazione al centro che rappresenti un’alternativa ai due poli. Il partito di Renzi vede Draghi a Palazzo Chigi fino al 2023 e oltre e non ha paura di ridiscutere la legge elettorale con un ritorno al proporzionale. Nel caso, proporrebbe una soglia di sbarramento più alta, al 5%, con la convinzione di poterla superare. Ma la partita decisiva si gioca per il Quirinale e tutti gli scenari sono aperti. Marco Di Maio ha 38 anni è un deputato di Italia Viva alla sua seconda legislatura. Nell’attuale è componente della commissione Affari costituzionali mentre nella precedente si è occupato Finanza, Fisco ed Economia. Membro della giunta per il Regolamento della Camera, è vicepresidente del gruppo Italia Viva. Per divertimento, nel 2013, ha provato a verificare se ci fosse qualche legame di parentela con il ministro degli Esteri, ma non ce ne sono. «La famiglia è di origine meridionale da parte di mio padre anche se lui è nato a Forlì. Ma non siamo parenti nemmeno alla lontana. Non ne sono dispiaciuto».

Dove si colloca geopoliticamente Italia Viva in questo momento?
«Italia Viva è una forza centrale..».

Scusi, centrale nel senso di posizionamento o nel senso di determinante?
«Diciamo che Italia Viva vuole essere determinante per evitare scivolamenti a destra verso il Sovranismo di Lega e Fratelli d’Italia e a sinistra verso il Populismo dell’alleanza contro natura tra Pd e Cinque stelle. Il nostro obiettivo, come abbiamo fatto peraltro in questi 3 anni, è quello di essere le sentinelle di determinati valori della nostra Repubblica, cosa che non è così scontata vista le alleanze che ci sono nei due poli tradizionali. Sono alleanze più dettate dal calcolo politico-elettorale che da comunanza di programmi e di vedute».

Li possiamo elencare questi valori che difendete?
«Ad esempio la centralità dell’adesione all’Europa, all’Euro, all’Atlantismo. Sembrano aspetti lontani, ma ci siamo resi conto, durante la pandemia, di quanto l’Europa possa fare in positivo. Ovviamente va migliorata, ci sono aspetti che non ci convincono, ma senza l’Unione europea saremmo molto più deboli. Non possiamo non ricordare, ad esempio, che all’inizio della legislatura, solo 3 anni fa, Luigi Di Maio chiedeva l’impeachment, la messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica. Ed era il leader del Movimento 5 stelle. Le persone sono sempre quelle. Come non dimentichiamo che Conte, all’assemblea generale dell’Onu fece un intervento da presidente del Consiglio, quindi a nome di tutti gli Italiani, nel quale elogiò il populismo e il sovranismo come il futuro degli ordinamenti dei Paesi più evoluti quindi strizzando l’occhiolino a Cina e Russia. Le persone sono sempre quelle. In politica si può cambiare opinione o anche fare delle giravolte, però i precedenti molto recenti non sono rassicuranti. E visti alla prova del Governo, né Conte né il senatore Salvini hanno dato buona prova di sé, almeno mi pare. Noi ci poniamo come alternativa a questi due schemi che hanno dimostrato di essere negativi per il Paese».

Si parla molto di un nuovo centro, ma i dettagli sono ancora molto fumosi. Italia Viva potrebbe essere forza aggregante di questo progetto?
«Il nostro obiettivo è rompere questi due abbracci: da una parte Pd e Cinque Stelle, dall’altra Lega con Forza Italia e Fratelli d’Italia. Possiamo però notare che, nella Lega, la posizione di Giorgetti è ben diversa rispetto a quella del segretario. E una Lega che sposasse i principi del Partito Popolare europeo, farebbe bene al sistema politico italiano. Invece Salvini si è fermamente rifiutato e ha tentato di costruire un’alleanza tra sovranisti, peraltro senza riuscirci. Noi vogliamo, prima di tutto, disgregare queste due alleanze. Poi cercheremo di aggregare, attorno a Italia Viva, assieme a Italia Viva, tutti coloro che riconoscono come un limite la conformazione attuale dei due poli».

In questo momento, però, il nascituro centro deve fare i conti con un Calenda particolarmente polemico...
«Io penso siano criticità superabili. È un momento in cui tutti i partiti italiani vivono grande incertezza, legata all’elezione del prossimo presidente e da quel che verrà dopo. Calenda è stato un ministro di punta del governo Renzi, è stato nominato ambasciatore saltando tutta la liturgia del corpo diplomatico ed è la prima volta che succede nel Dopoguerra. Poi lo abbiamo appoggiato nella campagna a sindaco di Roma che si è conclusa con un successo suo e anche nostro (i nostri candidati sono risultati i primi due nella lista). Infine, su diversi progetti lavoriamo insieme in Parlamento. Direi che al là dei tweet sopra le righe e dei personalismi, dovranno prevalere le idee che abbiamo in comune».

Nel nuovo Centro potrebbe essere coinvolta anche Forza Italia o solo una parte di questo partito?
«Un conto sono i partiti, un altro gli elettori. Io credo che se Draghi arriverà al 2023, come auspichiamo noi ma anche come auspica Forza Italia, non sarà spiegabile un’alleanza tra Forza Italia, la Lega e Fratelli d’Italia con due partiti che sono stati al governo e un altro all’opposizione. Non si può tenere insieme tutto e il suo contrario. Sono convinto che una parte dell’elettorato di Forza Italia preferisca un riposizionamento al centro piuttosto di un’alleanza con la destra»

Il suo auspicio è che Draghi resti a Palazzo Chigi, dunque chi potrebbe andare al Quirinale?
«È molto difficile fare previsioni ed è anche la prima volta, nella storia repubblicana, che l’elezione del Presidente si svolge in un Parlamento dove non c’è una chiara forza di maggioranza che possa suggerire o dirigere la strategia. Tutti gli altri scenari sono al momento possibili. Mi pare che l’unico che si possa escludere è la rielezione del presidente Mattarella che ha svolto benissimo il suo Settennato, perché ha ben spiegato che non intende accettare una proroga, nonostante continuino a tirarlo per la giacchetta, direi anche in modo irrispettoso. Noi diciamo no a Draghi alla Presidenza della Repubblica non perché lo consideriamo inadeguato al ruolo, tutt’altro, ma perché la stabilità che garantisce e le scelte che sta facendo sono un bene per l’Italia. Tra parentesi: grazie a noi che abbiamo contribuito a metterlo al posto di Conte. Sinceramente speriamo che Draghi possa arrivare al 2023. Dico almeno perché sarebbe bello che Draghi continuasse anche oltre a guidare il Paese».

Berlusconi si è candidato al Quirinale, cosa ne pensa?
«Non vedo possibilità per Berlusconi perché è una figura divisiva. Sarebbe come riproporre Prodi nel campo del centrosinistra. Sono persone che sono state protagoniste della Politica italiana e l’hanno segnata. Ma sono figure divisive e oggi, più che mai, occorre una figura che abbia una grande condivisione in Parlamento».

La pattuglia parlamentare di Italia Viva è sempre di 43 elementi? Si dice che la vostra forza sia il voto compatto e sia stata provato in alcune circostanze...
«Se n’è andato, nel Gruppo misto, il senatore Grimani, dunque siamo in 42. Ma escludo che si siano scelte strategie per dimostrare la compattezza di noi parlamentari di Italia Viva. Non lo è stato nel voto segreto del ddl Zan né su altri provvedimento. È vero invece che abbiamo sempre condiviso le indicazioni di voto, qualcuno più convinto, qualcuno meno. Oggi abbiamo anche il riscontro di alcuni parlamentari interessati ad entrare nel nostro gruppo, ma abbiamo stoppato tutte le operazioni a dopo l’elezione del Presidente. Per vedere come si riorganizzerà il sistema politico».

C’è tempo per reintrodurre il proporzionale, visto che in diversi potrebbero essere interessati?
«Lo spazio ci può essere. Ricordo che nel ’17 fu approvata una legge elettorale e si votò poi nel febbraio dell’anno successivo. Dunque il tempo ci sarebbe, ma tutto dipende dalle scelte dei partiti dopo le elezioni. Se si dovesse fare una legge proporzionale, noi proporremo uno sbarramento alto, al 5% per avere un quadro politico più semplificato. Apparentemente, questo, andrebbe contro i nostri interessi...»

...perché i sondaggi vi danno al 2.8 o poco più?
«Questo dipende dagli istituti di ricerca. Qualcuno ci dà al 4.7, altri al 3.5, altri ancora meno. Noi siamo convinti di valere molto di più anche perché gli stessi sondaggi rivelano che il 40% degli elettori non sa ancora per chi votare. E i sondaggi fatti molto lontani dal voto hanno comunque un valore relativo. Proprio per questo, in caso di cambiamento della legge elettorale, noi proporremo una soglia di sbarramento più alta, convinti in ogni caso di poterla superare».