28/12/19
Italia Viva parlamento economia Bilancio

Marattin: "Vi spiego perché è sbagliato fare paragoni tra Carife e Popolare di Bari"

Il deputato di Italia Viva dopo il salvataggio della banca pugliese. Intervista a Luigi Marattin di Cristiano Bendin, per il Resto del Carlino, 29/12/2019.

Il presidente di Fondazione Estense, Giovanni Polizzi, a proposito del salvataggio della Popolare di Bari, ha parlato di «un`ingiustizia nei confronti della nostra città», parlando di una «situazione analoga a quella di Carife»: è così?
«Ad oggi la Popolare di Bari è messa come Ferrara nel maggio 2013, quando fu commissariata. È ancora presto quindi per fare un confronto omogeneo. Certo per ora ci sono due differenze: la prima è che su Ferrara il Fondo Interbancario non pote` intervenire perché al tempo era considerato aiuto di Stato. Su Bari invece si appresta a farlo, perché nel frattempo è intervenuta una sentenza di primo grado della Giustizia europea che cambia orientamento. La seconda differenza è che nel 2013 lo Stato non stava per mettere su Carife ben 900 milioni di soldi pubblici, come sta per fare con Bari. Se e quando accadrà, capiremo come verrà trattato l`intervento alla luce della disciplina sugli aiuti di Stato. E potremo davvero fare un paragone tra i due casi, soprattutto per quanto riguarda le conseguenze su azionisti e obbligazionisti».

È ancora convinto della bontà delle scelte del governo Renzi su Carife?
«Le uniche alternative alla dolorosa scelta del novembre 2015 erano peggiori: o aspettare il 1 gennaio 2016 e applicare il bailin completo (che avrebbe colpito anche gli obbligazionisti ordinari) o liquidare la banca. Ovviamente se all`epoca fosse stato legittimo l`uso del Fondo interbancario come al momento sembra oggi, in attesa del secondo grado della giustizia Ue, lo avremmo fatto. Ma la mia posizione la conosce bene: penso che quei 300 milioni di aumento di capitale deliberati in quella famosa assemblea del 30 luglio avrebbero solo ritardato - e non evitato - il fallimento Carife. La gestione della Carife era totalmente inadeguata ai nuovi tempi e non avrebbe retto alla ristrutturazione del settore bancario italiano che è stata necessaria dopo la crisi 2008-2013».

Che fine ha fatto la proposta di inserire Ferrara tra le aree industriali complesse? È una strada ancora percorribile?
«Ci provai, ma come ricorda non trovai molto supporto da parte dell`allora amministrazione comunale. Ora ci vorrei riprovare, con un nuovo strumento: fare del ferrarese una Zona Logistica Semplificata (una versione settentrionale delle Zes). Agendo in sinergia con Ravenna, che ci sta pensando seriamente, magari si può coinvolgere il Basso Ferrarese, che ha necessità di sviluppo maggiori. Ma il punto è un altro. Con questa legge di bilancio si è avviata la procedura di ZLS per un territorio a noi confinante, il Polesine. Si sono mossi - sono venuti anche da me tutti i sindaci del territorio, accompagnati dalle associazioni di categoria e dai parlamentari locali. Indipendentemente dai partiti di provenienza. Lei riesce a immaginare una mobilitazione territoriale simile a Ferrara? lo proprio no. Questo è un territorio che non ha mai saputo fare squadra. Siamo ancora all`appoggiare o meno un`idea a seconda di se ti sta simpatico o meno il proponente».

Come giudica questi primi sei mesi della Giunta Fabbri?
«È sempre ingeneroso dare giudizi dopo pochi mesi. Tuttavia a parte qualche sparata propagandistica (come su panchine e nomadi) non vedo una visione chiara e coerente di cosa vogliono fare. Quali le scelte strategiche, quali gli strumenti, quali obiettivi. Quale atteggiamento verso le risorse da utilizzare. Non sono neanche riusciti ad approvare il bilancio entro dicembre. E pensare che, come dicono loro, hanno atteso 70 anni questo momento. I cittadini che li hanno votati, perlomeno quelli mossi da legittimo desiderio di cambiamento, speravano si fossero almeno adeguatamente preparati».

Dopo l'iniziale chiusura, ora l'amministrazione comunale ha avviato uno studio per la parziale cessione delle azioni di hera e amsef, che lei aveva sempre caldeggiato: che ne pensa?

«Ho accolto con molto favore quell'annuncio. Ma appunto, solo di generico annuncio al momento si tratta. In più ho la preoccupazione che - proprio perché non hanno una chiara visione della direzione di marcia - possano sprecare il cospicuo ricavato in mille rivoli, invece che in due-tre progetti in grado di far svoltare davvero Ferrara».

Come giudica l'opposizione svolta in questi mesi dal suo ex partito, il Pd ferrarese?
«Preferivo polemizzare col Pd quando ne ero un esponente. Ora è troppo facile. Tuttavia a me pare chiaro che una nuova opzione per il futuro di Ferrara che nel 2024 potrà conquistare il Comune innescando quel vero cambiamento di cui la città ha bisogno - non possa venire dagli attuali schieramenti di opposizione, ancora totalmente immersi nel passato, sia negli interpreti che nelle modalità di far politica. Ferrara non è il monolite immobile che ci raccontiamo per comodità, forse me ne accorgo solo ora che ci vengo così poco. Nei gangli della società civile sta finalmente maturando un ricambio generazionale, e una nuova consapevolezza di responsabilità. Le novità, se come spero ci saranno, nei prossimi anni verranno da lì. E anche l`alternativa a Fabbri. Quella che finalmente dimostrerà che anche tra queste mura è possibile un cambiamento che non sia solo slogan e chiacchiere».

Allargando lo sguardo alla politica nazionale, sulla prescrizione Italia Viva ha una posizione differente nell'ambito del governo.
«Interrompere la prescrizione dopo il primo grado è un atto di populismo giudiziario. Se sono innocente (ma condannato ingiustamente in primo grado) rimarrò colpevole a vita, senza mai avere l'opportunità costituzionale di avere altri giudizi in tempi giusti. Pensi alle conseguenze professionali e anche umane sulla vita delle persone. La giustizia ha bisogno di processi più veloci, di un maggiore investimento nelle nuove tecnologie e di una gestione più manageriale del sistema. Non di questi slogan populisti, che in ultima analisi finiscono per danneggiare i cittadini».