19/05/20
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Marattin: "Un gruppo che investe e dà ricchezza in Italia"

Intervista di Fra. Gri., "la Stampa", 19 maggio 2020.

Luigi Marattin, voi renziani non vedete scandalo nel prestito a Fca. Ci spiega come la vedete?
«Il decreto mette dei paletti. Il primo è che siano aziende italiane che non versino dividendi agli azionisti. Se Fca Italy li rispetta, se è un'azienda che investe in Italia, produce reddito, dà occupazione, dov'è il problema? Certo, parliamo di un'impresa che un tempo era nazionale e ora è multinazionale. Allora il problema sono le multinazionali? Peraltro è stato appena approvato un nostro emendamento che stabilisce un altro paletto: il prestito ottenuto in Italia deve essere investito qui e non altrove».

Lei denuncia un approccio abbastanza antico all'economia. È così?
«Diciamo che si dice Fca ma si pensa ancora Fiat. Io non mi nascondo il problema: le tasse. Ora, qualcuno sostiene che siccome l'azienda multinazionale ha comunque un'origine nazionale, deve per forza avere la sede in Italia. Ma se vuole risolvere il nodo delle tasse, vedo poche soluzioni. Si vuole imporre a tutti i Paesi Ue lo stesso livello fiscale? Mi spieghino perché il governo gialloverde nella Finanziaria 2019 ha previsto una tassazione agevolata al 7% per i pensionati europei che si trasferiscano nel Sud Italia. Io intanto vedo che Fca, grazie alla sua trasformazione in multinazionale, ha riportato in Italia alcune produzioni e ha un indotto di 350 mila lavoratori. Perciò può avere anche la sede sulla Luna, ma mi basta che investa e produca ricchezza da noi».

Il problema del «dumping fiscale» è stato citato anche dal premier.
«Nel "dumping fiscale" in verità esiste un margine di elusione per un mancato accordo nella Ue. Non riusciamo a metterci d'accordo su come si calcola la base imponibile di una multinazionale. E un procedimento che si chiama Common Consolidated Corporate Tax Base. Sarebbe importante definire criteri contabili comuni e gli europarlamentari potrebbero impegnarsi su questo versante».