10/08/20
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Marattin: “Sistema a tre aliquote. Non serve copiare il modello tedesco”

Estratto dell'intervista di R. P., "la Repubblica", 10 agosto 2020.

«Positivo che sia finalmente partito il dibattito, come Italia Viva chiedeva da un anno. Però sul sistema tedesco ho molte perplessità». Il presidente della Commissione Finanze della Camera, l'economista Luigi Marattin, boccia la riforma fiscale che piace a Gualtieri.

Perché?
«È basato su una formula matematica molto complessa, e al contribuente viene solo detto quante tasse deve alla fine pagare, senza che capisca il perché. Un sistema troppo difficile e opaco, con poca "accountability" e che quindi risulta anche più difficile da controllare in ottica anti-evasione. Il sistema fiscale deve essere invece semplice e comprensibile a tutti. Anche perché sennò a deciderne le caratteristiche rimangono due o tre tecnici al Mef, o a volte solo uno».

Qual è invece la sua proposta di riforma fiscale?
«Via tutte le tax expenditures (detrazioni e deduzioni, ndr), tranne pochissime come spese sanitarie, prima casa e contributi. Minimo esente di 8.000 a coniuge, una somma che lo Stato non ti tassa (sia che ne guadagni 9 mila che ne guadagni 100 mila) e che serve a dare progressività al sistema. E poi tre aliquote da fissare a seconda delle risorse che la riforma avrà a disposizione. E la parte di sostegno alla famiglia confluisce nell'assegno unico, già approvato d alla Camera. Così il sistema diventa semplice, comprensibile, e pesa molto meno sui redditi medio-bassi, su cui al momento l'aliquota marginale effettiva è al 40% se guadagno 1.500 euro al mese lordi».

E per le coperture? Un cavallo di battaglia dei Cinque stelle è quello di intervenire sui Sad, i sussidi ambientalmente dannosi.
«Per finanziare questa riforma possiamo usare innanzitutto i 5 miliardi già stanziati sul 2021 e destinati a prorogare il rafforzamento degli 80 euro iniziato a luglio. Poi ne servono almeno altri 10 per fare un intervento davvero sostanzioso. Possiamo parlare di tutto, senza preclusioni ma soprattutto senza ideologie o slogan».

Chi lo desidera può leggere l'intervista completa su "la Repubblica".