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Marattin: "Perché un voto in utile è meglio, molto meglio, di un voto in perdita"

Un intervento di Luigi Marattin sul tema del voto utile, 22 settembre 2022.

La vera differenza non è tra voto utile e voto inutile, come cercano di farvi credere politici nervosi e disperati. Ma tra voto in utile e voto in perdita.

Si verifica una perdita quando le uscite sono maggiori delle entrate: non ci sono quindi spazi o risorse per costruire nulla, bisogna solo gestire la sconfitta e la crisi.

Quando c’è un utile, invece, si generano risorse per investire, si mette “fieno in cascina” per costruire qualcosa in futuro.

Chi vi sta implorando da mesi di votarli, fa parte di coalizioni che non hanno la minima idea di cosa fare col voto che dovreste dare loro. Vediamo perché.

A destra ci sono tre partiti che in Europa fanno parte di tre famiglie politiche diverse. Un partito (la Lega) ha come faro di politica estera Putin, un altro (FdI) Orban, e il terzo (FI) - a parole - l’atlantismo. Non va meglio sulle idee per la politica nazionale. Sulle tasse, la Lega propone una riforma Irpef che porti le aliquote da 4 a 18 (menomale che dobbiamo semplificare). FdI propone una - completamente inutile - tassazione sostitutiva al 15% (per 12 mesi) degli incrementi di reddito da un anno all’altro. Forza Italia si limita ripetere che abbasserà le tasse, dimenticando che quando ha governato (2001-2006 e 2008/2011) le tasse in Italia sono salite (fonte Istat). Il resto del programma sono slogan vuoti o fandonie da centinaia di miliardi di spesa.

Dall’altra parte c’è una coalizione che almeno ha avuto il buon gusto di non presentare un programma unico, perché sanno bene che non potrebbero concordare su niente. C’è chi vuole inviare armi all’Ucraina, e chi no. Chi ha sostenuto Draghi, e chi no. Chi vuole allargare la NATO, e chi no. Chi vuole la patrimoniale, e chi no. Chi vuole i rigassificatori, e chi no. Chi vuole i termovalorizzatori, e chi no. Chi vuole una futura alleanza con i M5S, e chi no. Non è un progetto politico, è un dizionario di sinonimi e contrari.

La mia opinione è che un voto dato a chi non sa cosa farne (se non, forse, conservare il proprio comodo posto in parlamento) è un voto in perdita. Perché non costruisce nulla, e se va bene gestisce solo la sconfitta (o una vittoria monca perché poi non si sa come governare).

Noi del Terzo Polo chiediamo il voto per 2 semplici ragioni.

La prima è perché crediamo che nessuna delle due coalizioni sia in grado di governare, e neanche voglia farlo. Molto più saggio continuare con il governo che avevamo, e che M5S, Lega e FI hanno fatto cadere.

La seconda è che l’Italia abbia bisogno di un forte e strutturato partito riformista, liberale e popolare in grado di fare quelle riforme che da 30 anni non facciamo, ma che sono necessarie per adeguare l’Italia ad un mondo completamente cambiato.

Un partito che vuole un’Italia in cui prima di redistribuire le risorse si sappia come produrle, e in cui si allarghino il più possibile (e per il maggior numero di persone) le scelte che gli individui possono fare, cercando di realizzare il proprio potenziale.

Un voto al Terzo Polo è per costruire tutto questo, nell’immediato e soprattutto nel futuro.

Quindi si, hanno ragione i nostri avversari: un voto dato a noi è un voto in utile.