20/02/20
Italia Viva parlamento economia

Marattin: "Per la riforma fiscale anche i soldi degli 80 euro"

Intervista di Marco Mobili e Gianni Trovati, "il Sole 24 Ore", 20 febbraio 2020.

Per uscire dall'empasse denunciata da Tridico e dall'Upb bisogna «far confluire sulla riforma Irpef tutte le risorse oggi etichettate come taglio del cuneo fiscale. Compresi gli 80 euro». Suona così la risposta di Luigi Marattin, responsabile economico di Italia Viva, alle incognite sollevate dal presidente Inps e dall'Ufficio parlamentare di bilancio sugli ostacoli aggiuntivi posti dall'intervento sul cuneo fiscale sulla strada della riforma.

Onorevole Marattin, che ne pensa delle obiezioni di Tridico e Upb?
Quelle conclusioni si basano sull'ipotesi che gli interventi fatti quest'anno rimangano per sempre scolpiti nella pietra. Parte di questa maggioranza invece è convinta che la notte del 31 dicembre 2020 il sistema Irpef - come lo conosciamo - si azzeri, e venga sostituito il 1° gennaio da un impianto completamente nuovo (al finanziamento del quale far confluire le risorse già stanziate per il 2021 e attualmente indicate con l'etichetta «cuneo fiscale»).

Condivide la critica secondo cui 80 euro e cuneo fiscale disincentivano forme di partecipazione al lavoro e creano squilibri a favore delle famiglie bireddito?
La riforma deve cancellare anche queste misure? Quando furono fatti - all'indomani della più grave recessione della storia italiana - gli «80 euro» non erano una riforma strutturale, ma uno shock di insulina nelle vene di un malato gravemente debilitato. E hanno svolto bene il loro compito: i dati ci dicono che la ripresa dei consumi dopo il 2015 fu dovuta anche a quella misura tanto criticata. Dopodiché dal punto di vista strutturale è ovvio che la critica è corretta. Ragion per cui la risposta alla domanda è un convinto «sì»: se ora ci sono le condizioni per rifare completamente l'Irpef, anche le risorse oggi previste per gli «80 euro» vanno utilizzate per il finanziamento del nuovo sistema. Come tutte le altre.

Ma per l'Upb servirebbero 1,8 miliardi aggiuntivi solo per confermare l'attuale taglio al cuneo.
Come ho detto, si tratta di due punti di vista differenti. L'Upb - come è tenuto a fare - ragiona a legislazione vigente. Io invece parto dal presupposto che i 5 miliardi previsti nel tendenziale 2021 non servano a stabilizzare l'intervento del Dl 3/2020, ma per finanziare una nuova Irpef: molto più semplice e soprattutto molto più leggera sulle tasche di chi lavora e produce. Per i cittadini non rileverà se la riduzione fiscale è fatta incrementando il bonus o la detrazione o - come io auspico - in forza di un sistema completamente nuovo. Per il cittadino quello che conta è avere più soldi in busta paga. E noi intendiamo realizzare questo obiettivo con un sistema fiscale radicalmente nuovo.

Da manuale una vera riforma andrebbe finanziata da deficit, lotta all'evasione e tagli di spesa. Interventi su Iva e detrazioni per tagliare le aliquote non rischiano di risolversi in una partita di giro?
Il nostro obiettivo è - alla fine dell'operazione - avere una diminuzione della pressione fiscale di circa un punto di Pil. Per realizzarlo servono alcune condizioni: la prima decidere politicamente che tutte le risorse disponibili per la legge di bilancio 2021 - anziché essere disperse in mille rivoli - siano destinate al rifacimento del sistema fiscale per abbassare le tasse in maniera consistente. La seconda è lavorare da subito alle misure di efficientamento della spesa nel prossimo triennio. Perché se arriviamo a ottobre con l'obiettivo di tagliare X miliardi di spesa da lì a 60 giorni, è ovvio che ci stiamo prendendo in giro. La spending review o è fatta con congruo anticipo, intervenendo sui processi produttivi pubblici, o non è.

Sembra però che i tavoli di maggioranza si stiano concentrando su incapienti e famiglie. Non è una via "settoriale" diversa dalla riforma complessiva che proponete voi? Qual è il possibile punto d'incontro?
Il punto d'incontro può essere una realizzazione progressiva della riforma, diciamo su un orizzonte di due anni (ecco perché serve un governo forte e stabile). Ma la precondizione è che si decida subito quale sia il punto di arrivo. Una volta stabilito dove si vuole arrivare, si può anche decidere che ci si arriva nel timing compatibile con l'equilibrio di finanza pubblica (e magari con quello che permette la realizzazione di tagli di spesa relativamente indolori dal punto di vista macroeconomico).