02/06/21
economia fisco

Marattin: "Il nuovo fisco è un test decisivo per i partiti"

Intervista di Rosi Brandi, "la Prealpina", 2 giugno 2021.

I pessimisti: rendere il fisco italiano più equo è una missione impossibile. Gli ottimisti: dopo mezzo secolo di iniquità contro chi lavora e chi produce (Legge n. 825 del 1971) è una missione non solo possibile ma anche di vita o di morte. Come sempre la verità sta nel mezzo ed è qui, evitando derive prospettiche, che si colloca il presidente della Commissione Finanze della Camera, Luigi Marattin. Docente di Economia politica all'Università di Bologna, un ricco curriculum nel Pd e in Italia Viva (tra il 2014 e il 2018 è stato consigliere economico dei premier Renzi e Gentiloni), il deputato guida da gennaio un'indagine conoscitiva sulla riforma dell'Irpef e del sistema tributario articolatasi in ben 61 audizioni: un faccia a faccia con il nemico.

Presidente Marattin, la riforma del fisco è una sfida epocale e, cinquant'anni dopo, lei sembra fiducioso di poterla vincere: ora o mai più?
«Non sarei così drastico ma è certo che le tre condizioni che abbiamo ora non si verificheranno, tutte insieme, tanto facilmente in futuro. La prima è quella politica: un governo composto da quasi tutti i partiti, che pertanto sono obbligati alla "fatica" del governare piuttosto che alla rendita dell'opposizione a prescindere. La seconda è quella economica: vi sono risorse già stanziate nel bilancio dello Stato e i sommovimenti della finanza pubblica degli ultimi dodici mesi rendono non impossibile il reperimento di ulteriori fondi. La terza è quella temporale: il periodo che ci separa dalle prossime elezioni politiche è sufficiente per compiere il percorso completo della riforma».

Le sedute in Commissione Finanze sono però avvenute in sordina: che i partiti stiano zitti e buoni ora in attesa di lanciare lo slogan "Meno tasse per tutti" alle prossime elezioni?
«Le audizioni sono finite, 61 in poco più di quattro mesi. Abbiamo ascoltato i migliori esperti di fisco, le istituzioni nazionali e internazionali, le associazioni di categoria e le parti sociali. Ora siamo nella fase di ricerca di un massimo comune denominatore tra le forze politiche per redigere un documento di indirizzo su cui il governo possa basare la legge delega. Io sono fiducioso ma mi è capitato di pensare, amaramente, che la politica da trent'anni è abituata a parlare di fisco solo con l'agenzia pubblicitaria che deve aiutarla a scegliere lo slogan più adatto sul manifesto elettorale. Ecco perché questo non è solo il tentativo di una riforma fiscale, ma anche un esame di maturità per i partiti».

Una dote per i giovani dalla tassa di successione: la proposta del segretario del Pd Enrico Letta ha riscaldato gli animi. Lei che ne pensa?
«Da politico ed economista penso due cose. La prima è che ogni ragionamento va fatto con attenzione: non sono stati pubblicati i dettagli della proposta ma, se ci si riferisse anche alla successione di partecipazioni azionarie, significherebbe che un imprenditore che lascia la sua piccola azienda al figlio paga il 20% di tasse sul valore del capitale. Secondo: un conto è toccare quella tassa in un quadro complessivo in cui la pressione fiscale su chi lavora e produce scende, e di molto. Ben altro è farlo per finanziare l'ennesimo aumento di spesa, come mi pare sia nello spirito della proposta del Pd».

Il nostro sistema fiscale è fra i più complessi al mondo, con manuali di istruzioni di migliaia di pagine: allora ha ragione la Lega con la flat tax.
«Non sempre la soluzione più semplice è quella più adeguata. O, come in questo caso, quella percorribile realisticamente. La settimana scorsa la Lega ha presentato ufficialmente le proprie proposte per la riforma fiscale: ho prestato molta attenzione quando Salvini ha detto che, mentre la flat tax rimane un obiettivo di lungo periodo, ora sono pronti a discutere di soluzioni più realistiche. Io credo che l'obiettivo di semplificare il fisco sia un'esigenza non più rinviabile. Con un sistema così complicato e pesante non torneremo mai più a crescere. Poi, su questo tema non contano le parole ma i fatti. Quando per altri le priorità erano uscire dall'euro, noi abbassavamo Irap e Ires per le imprese».

La provincia di Varese è ricca di aziende, grandi e piccole, tutte provate dalla crisi e ora impegnate nella ripartenza dell'economia. Si sente di dare a questi imprenditori la speranza di tasse più eque e di un costo del lavoro più basso?
«Le possibilità di farcela non dipendono dai meriti di questo o quel partito o di questo o quel politico ma di tutti. Persino dell'unico partito di opposizione, che tra l'altro sta collaborando costruttivamente. Pertanto è evidente che la speranza di cui parla non la può dare un partito o un esponente politico ma deve essere l'intera classe politica a garantire che stavolta si passa dagli slogan acchiappavoti alla responsabilità delle scelte realistiche».

Detassare lavoro e investimenti e spostare il peso su consumi e rendite: è un quadro verosimile del progetto di riforma in serbo?
«È evidente che se la riforma dovrà ridurre di decine di miliardi il peso fiscale su lavoro e produzione, come io giudico necessario, non potrà essere fatta interamente in deficit. Io sono tra coloro che, a fronte di una vera riforma strutturale del fisco, giudicano possibile un parziale ricorso al deficit, però è evidente che dovranno essere considerate anche altre forme di copertura. Non solo quelle che lei indica ma anche la revisione delle tax expenditures. Il punto fondamentale, secondo me, dovrà essere ridurre il peso fiscale su tutto ciò che produce direttamente crescita e reddito. La crescita economica deve essere la stella polare della riforma».

In provincia di Varese si torna a parlare di Carta Sconto Carburante, sospesa dalla Regione a marzo: i prezzi sono di nuovo alle stelle e i benzinai temono la fuga dei clienti verso il Canton Ticino. Non ci resta che l'auto elettrica?
«Io credo che la Carta Sconto Carburante vada riattivata il prima possibile. Ma ovviamente non è una soluzione strutturale. La ragione per cui i prezzi in Svizzera sono così convenienti è drammaticamente semplice: il peso abnorme, in Italia, delle accise sul carburante. Quindi oltre agli interventi sulla rete distributiva, per svecchiarla e renderla più concorrenziale, la soluzione al problema consiste nell'intervenire, gradualmente ma con costanza, sulla componente fiscale del prezzo della benzina».

Bonus, incentivi, ristori: gli italiani temono che, finita la pandemia, aumenteranno le tasse. È così? O ci verrà in soccorso il Recovery Fund?
«I fondi del Recovery, che sono entrate una tantum, non possono essere usati per ridurre le tasse, perché queste ultime sono invece entrate strutturali. Devono invece essere usati per gli investimenti necessari a consentirci di crescere a un tasso annuo del 2%, ossia l'obiettivo che dobbiamo darci nel medio periodo. Io sono convinto che con un fisco così pesante e così complicato non torneremo mai a crescere, neanche se faremo tutto il green o il digital che vogliamo. Per quello insisto così tanto sulla necessità di non perdere quest`occasione di riforma strutturale del nostro sistema fiscale».

A proposito, dopo un lungo dibattito politico ora non si parla più del Mes: capitolo chiuso?
«Per quanto ci riguarda sicuramente no. Il rendimento dei nostri Btp decennali a oggi è circa 0,9%, mentre un prestito di pari durata con la linea pandemica del Mes ci costerebbe circa 0,2%, e avrebbe come unica condizione l'utilizzo di quelle risorse per la sanità. Se lei dovesse scegliere tra quei due mutui per acquistare casa, quale sceglierebbe? La vera questione poi, ovviamente, è decidere prima che cosa fare con quei soldi».

Secondo lei il cashback, eredità del governo Conte, è utile contro l'evasione o va abolito?
«Siamo persone serie e ci siamo riservati di dare una valutazione del cashback solo quando saranno disponibili i dati reali e dopo averli adeguatamente valutati. Detto questo, non ho problemi a dirle la mia opinione. Per combattere l'evasione servono solo tre cose: un fisco interamente digitale, l'incrocio di banche dati per scovare i veri evasori e un sistema fiscale più semplice e più leggero. Tutto il resto, diciamo così, non credo affronti il problema in maniera risolutiva».