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Marattin, Migliore e Buonajuto: "Tasse locali nella bolletta, ecco la mossa contro l'evasione"

L'intervento pubblicato da "Il Mattino", 19 maggio 2021.

Tra le tante cose che ha perso la politica negli ultimi decenni, c'è la capacità di dire che "il Re è nudo". E infatti a farlo, ieri su queste colonne, non è stato un politico ma il prof. Sergio Beraldo. Sono ormai diversi anni che la narrazione sulla situazione finanziaria di alcuni comuni (poche centinaia, sui 7900 totali) è sempre la stessa: le loro difficoltà sono da imputarsi esclusivamente a feroci tagli ai trasferimenti, e a sadiche e ragionieristiche sentenze della Corte Costituzionale che si ostina a ricordare che la nostra Carta non si occupa solo di diritti, ma anche di doveri.

E se ci sono responsabilità di chi questi comuni li ha governati, ovviamente sono solo relegate ad un passato oscuro e mistico del quale è inutile parlare. Chissà, forse in quel periodo ad amministrare erano ominidi venuti dallo spazio, che poi se ne sono tornati sul loro pianeta lasciando qui i loro debiti e facendo pure il gesto dell'ombrello dalla loro navicella spaziale.

Questa narrazione viene avallata da anni da tutto lo spettro politico, nessuno escluso. Se ti azzardi a metterla in discussione o a integrarla, ti accusano di essere un sadico macellatore sociale. Beraldo ci ricorda che le cose stanno in maniera diversa, ed è arrivato il momento che la politica se ne renda conto. I tagli ai trasferimenti sono avvenuti tra il 2010 e il 2015, ma hanno ovviamente riguardato tutti i comuni italiani. La stragrande maggioranza si è adeguata o alzando le tasse locali o diminuendo la spesa corrente. Alcuni invece non avevano modo di fare nessuna delle due cose: non avevano voglia di efficientare la spesa, e l'aumento delle tasse locali (comunque realizzato) è stato del tutto inutile, visti i cronici problemi di riscossione che stavano portando molti comuni al dissesto ben prima dell'inizio della stagione dei tagli statali.

Problemi che sono il risultato dell'implicito patto politico che Beraldo ci ha ricordato: "io ti offro una qualità scadente di servizi, tu in cambio non mi paghi". Con la differenza che la spesa corrente in funzioni amministrative ha continuato comunque a crescere. E in assenza di entrate, questo porta all'accumulo di disavanzi e al rischio dissesto. Da allora, pur di non affrontare il problema alla radice, la politica ha preferito buttare la palla in tribuna: dapprima la sciagurata e inutile disciplina del pre-dissesto, poi i tentativi di spalmare i disavanzi in 30 anni, condizionando i 6 sindaci seguenti e le due prossime generazioni. Tanto, come diceva Woody Allen, perché mi devo preoccupare dei posteri. In fondo loro mica si sono preoccupati per me.

La Corte Costituzionale continua a bloccare questi artifici contabili, e puntualmente la politica (chiamata a raccolta dal grido di dolore) continua a riproporli. Vedremo fino a che punto sarà possibile continuare a prendere in giro - perché di questo si tratta, non altro - la Consulta e i cittadini. Come uscirne? Noi abbiamo una proposta. Smettiamola di mettere la polvere sotto il tappeto, e troviamo il coraggio di pulirla. Il disavanzo oggetto di quest'ultima querelle può abbastanza agevolmente essere coperto dallo Stato, con un impatto di poche centinaia di milioni di curo sul deficit annuale.

Ma questo intervento può realizzarsi solo a condizione di riformare radicalmente le procedure di riscossione delle tasse locali, mettendo la Tari nella bolletta elettrica e inviando a domicilio l'F24 per l'Imu. Solo facendo così la si smetterà di far pagare ai (tanti) cittadini onesti il costo della disonestà dei pochi. Solo così si nobiliterà lo sforzo dei (tanti) amministratori locali che si fanno in quattro per far quadrare i conti e si identificheranno le responsabilità dei (pochi) che preferiscono "chiagnere e fottere".

Solo avendo il coraggio di dire la verità e di affrontare il problema la politica può tornare ad assolvere la sua funzione di "migliorare lo stato presente delle cose". Altrimenti, è solo fattore di conservazione. E in un paese in cui da conservare non sembra esserci poi troppo, questo atteggiamento porta solo ad accelerare il declino.