03/10/19
Italia Viva Governo economia

Marattin: "Irpef. Bisogna ripartire da zero"

Nuova Irpef: il piano renziano, detrazioni e tassazione negativa
Italia Viva: legge delega e riforma entro il 2021
Marattin: "Bisogna ripartire da zero"

Intervista a Luigi Marattin di Alberto Gentili, il Messaggero 3 ottobre 2019

 

ROMA «Ci accusano di essere una minaccia? Dicono che potremmo far cadere il governo? Ebbene, a dimostrazione che sono accuse totalmente infondate, Italia Viva lancia una proposta anche in chiave di stabilità: assieme alla manovra economica la maggioranza approvi una legge delega per riformare l`Irpef dal 2021. Per farlo siamo pronti a sacrificare anche gli 80 euro».

Luigi 
Marattin, testa d`ariete di Matteo Renzi sul fronte economico, apre ufficialmente la trattativa sulla legge di bilancio dopo aver imposto insieme ai 5 Stelle lo stop all'aumento dell`Iva. Il primo step, secondo l`economista renziano, sarebbe rinunciare al taglio del cuneo fiscale da 2,7 miliardi: «Perché l'importo è così basso, che i lavoratori non ne percepirebbero un vantaggio effettivo e avremmo un effetto boomerang a causa delle aspettative deluse. Per fare un taglio davvero percepibile ed efficace servirebbero almeno 10 miliardi e non ce ne sono».

Il secondo passo sarebbe impiegare tutte le risorse disponibili sul piano famiglia: «Asili nido gratis, piano di costruzione di asili, congedo parentale, servizi 
all'infanzia». Questo, a giudizio di Marattin, «deve essere il piatto forte» servito agli italiani nel 2020, «visto che per il resto saremo costretti a varare una manovra principalmente difensiva e non espansiva, dovendo sterilizzare l'aumento di 23 miliardi dell'Iva ereditato da Salvini. Ma non vogliamo imporre nulla, confrontiamoci con tutta la maggioranza. E soprattutto disegniamo una strategia e una linea di politica economica triennale. Così, tra l`altro, la smetteranno di dire che puntiamo alla crisi».

Qui si arriva 
alla riforma dell`Irpef: «Subito, in questa sessione di bilancio, va approvata la legge delega che impegni il governo e la maggioranza ad approvare la riforma dell`Irpef. Che non potrà essere a parità di gettito, ma dovrà introdurre una riduzione del cuneo fiscale forte con tutte le risorse disponibili, compresi i famosi 80 euro. Si tratta di cancellare e di ricominciare da capo: l`imposta sui redditi delle persone fisiche è nata in un'altra era geologica, nel 1973, ha 47 anni, e per rifarne la struttura servono mesi e mesi di lavoro. Immagino un percorso che inizi oggi e termini il 31 dicembre dell`anno prossimo, coinvolgendo i migliori tributaristi ed economisti italiani e partendo dall'analisi dei difetti ormai lampanti dell`Irpef».

Il primo difetto «è un'imposta poco progressiva. Ci sono 5 aliquote e 5 scaglioni, ma è stata fatta una tale confusione tra detrazioni e deduzioni che la progressività è ormai relativa. L`aliquota marginale effettiva per ogni euro in più di guadagno è ormai altissima sui ceti medi e bassi. Ciò disincentiva a lavorare e guadagnare di più, visto che ci sono aliquote marginali del 40%».

La seconda criticità dell`Irpef, secondo 
Marattin, è «il fatto che è diventata un formaggio gruviera, è piena di buchi. Hai regimi sostitutivi sui redditi da capitali, sul reddito autonomo, sulla cedolare secca. Così, nei fatti, l'Irpef è applicata solo al lavoro dipendente e sulle pensioni: due categorie che hanno finito per pagare tasse doppie rispetto agli autonomi. Con il risultato di rendere l'Irpef non più un`imposta sui redditi, ma sul lavoro dipendente e pensionati che difatti coprono il 90% dell`Irpef. Ma non doveva e non dovrebbe essere così: deve riguardare tutte le persone fisiche».

«Il terzo problema», a giudizio dell`economista di Italia Viva, «è che l`Irpef è un'imposta estremamente complicata. Se uno va a leggere come funzionano le detrazioni per i figli a carico, ne esce pazzo. Servirebbe un Nobel all'economia...».

Analizzate le criticità, 
Marattin propone di riformare l`Irpef andando «a colpire il reddito netto, detratti i costi affrontati per produrre il reddito, e non quello lordo»: «Per le imprese non tassi il fatturato, ma l'utile. Invece per i lavoratori non funziona così e bisogna cambiare. Anche il lavoratore dipendente deve poter detrarre, al pari degli autonomi, i costi sostenuti».

Altra proposta: «Va introdotta una tassazione negativa. Attualmente chi guadagna meno di 8.125 euro l`anno non paga l`Irpef. Noi riteniamo invece, ad esempio, che chi guadagna 5 mila euro l`anno, debba ricevere d
allo Stato un sussidio che porti il suo reddito a 8.125 euro. Per ora si è scelto di intervenire con il reddito di cittadinanza, con la riforma complessiva dell`Irpef si potrebbe arrivare alla tassazione negativa».

Marattin non si spinge oltre: «La riforma dell`Irpef va decisa insieme e richiederà un lavoro serio e approfondito di almeno un anno». E si limita a dire che «la soluzione migliore sarebbe un sistema con tre aliquote e tre scaglioni, ma con un sistema di deduzioni e detrazioni chiaro, capace di garantire effettiva progressività e rendere conveniente lavorare di più».

Non mancano due altolà. Il primo è sulla revisione delle rendite catastali: «Le imposte sugli immobili non possono salire. I proprietari hanno già dato il sangue: 
nel 2011 dalla casa lo Stato ricavava 32 miliardi, nel 2018 40 miliardi. 8 in più l`anno. Un`enormità».

Il secondo è contro il tetto di 100 mila euro di detrazioni sulle ristrutturazioni edilizie: «Fermerebbe l`intero settore. Sarebbe come fare harakiri».