10/02/20
parlamento

Marattin: "Il nostro sì al Governo? Non è certo incondizionato"

Intervista di Stefano Filippi, "la Verità", 10 febbraio 2020.

Luigi Marattin, vicepresidente vicario del gruppo di Italia Viva alla Camera, il governo Conte 2 è al lavoro da quasi sei mesi: in questo tempo nella coalizione è emerso un collante diverso dal solo antisalvinismo?
«Il risultato più importante è aver evitato 23 miliardi di aumenti iva (più altre tasse che avevano fatto capolino qua e là) senza sfasciare la finanza pubblica. È un risultato che non so se Salvini avrebbe ottenuto. A nostro avviso ora occorre concentrarsi su due cose: una riforma fiscale (l'ultima è di mezzo secolo fa) che ci dia un sistema di tassazione molto più semplice e molto molto più leggero, e far ripartire la spesa in investimenti, sbloccandola dalle inutili burocrazie».

Renzi ha garantito «appoggio incondizionato» al premier. Non assomiglia all'«Enrico stai sereno» che fu preludio della caduta di Letta?
«Non mi pare che Renzi abbia garantito appoggio incondizionato. Un governo si appoggia se lavora bene e produce risultati concreti per i cittadini. Come avviene (o dovrebbe avvenire, nella mia impostazione) per tutte le professioni, no? Se lei non scrive più articoli, o scrive falsità dannose,. il suo direttore l'appoggia incondizionatamente? Non credo. E così dovrebbe valere per i governi. lo credo ancora ci siano le condizioni per produrre cose concrete e utili al Paese. Se è così, il nostro appoggio sarà totale e leale».

Ancora Renzi ha invitato il ministro Bonafede a «fermarsi finché è in tempo» sulla prescrizione ricordando che i voti di Italia Viva al Senato sono determinanti per la maggioranza. Si rischia davvero una crisi?
«Agli italiani non importa se c'è una crisi, o se la carriera di questo o quel politico ne ricava uno stop o un vantaggio. Agli italiani interessa di veder condannato in via definitiva in fretta chi, ad esempio, ha fatto del male a un proprio familiare. Oppure interessa non rimanere imputato a vita se ha la sventura di essere condannato ingiustamente in primo grado, perché non riuscirebbe più a tollerare lo sguardo della gente per strada, o perché perderebbe tutti i suoi clienti. Per questo ci opponiamo alla riforma Bonafede, non per altro. Fare politica significa lottare per le cose che si ritengono giuste ed evitare quelle che si ritengono sbagliate. Costi quel che costi».

Su molti dossier (prescrizione, concessioni autostradali, llva, milleproroghe) Giuseppe Conte appare prudente ai limiti dell'immobilismo. È d'accordo?
«Dipende. Sulle concessioni autostradali finora la frangia movimentista del governo ha fatto molti proclami per i social, ma non so se abbia davvero il coraggio di procedere alla revoca. Noi abbiamo suggerito la soluzione: cambiare subito il metodo tariffario, in modo da eliminare alla radice il problema delle scarse manutenzioni, e poi se emergessero responsabilità accertate sulla tragedia di Genova, andare fino in fondo con tutto quello che sarà necessario fare. Su altri fronti, si sconta una forte eterogeneità nella maggioranza. Del resto, i governi di coalizione sono fatti così. Per quello noi volevamo un sistema diverso: monocamerale e con doppio turno maggioritario. Un sogno che però è svanito definitamente con la sconfitta del referendum 2016 e col taglio dei parlamentari pochi mesi fa».

Che ne pensa di un Pd che si avvicina sempre più al M5s?
«Che stanno costruendo un'offerta politica (io la chiamo socialdemocrazia movimentista) che c'è in molte parti del mondo, a cominciare da Alexandra Ocasio-Cortez negli Stati Uniti, per finire a Corbyn in Gran Bretagna. Molti auguri sinceri. Ma non è la mia, né la nostra».

In Puglia Italia Viva prepara una candidatura alternativa a Michele Emiliano?
«Sicuramente sì. Nessuno capirebbe l'appoggio a una persona che la pensa diversamente da noi su ogni tema, dalla Popolare di Bari al Tap, dall'Uva alla xylella, dal reddito di cittadinanza alla scuola. Anche qui, senza polemiche. Auguri anche a Emiliano e a chi lo sostiene. Ma per noi la politica è compromesso solo fino a una certa soglia. Dopo diventa altro».

Anche in altre regioni avrete una posizione autonoma rispetto al Pd o cercherete convergenze?
«Credo che negli ultimi anni l'Italia sia diventata molto più eterogenea. Economicamente (purtroppo) e anche politicamente. Ogni regione quindi fa storia a sé, anche perché i cittadini quando votano per un livello territoriale (è questa la cosa che ancora tanti non capiscono) non pensano a Renzi, Salvini, o Conte... Pensano invece alla persona alla quale stanno affidando la sanità, o gli asili e le strade nel caso dei sindaci. Per cui per ciascuna delle sei regioni in cui si vota a maggio studieremo la situazione specifica e troveremo la soluzione migliore».