26/10/19
Italia Viva parlamento

Marattin: "Renzi non c'era perché il nostro progetto è diverso"

Marattin: "Noi siamo liberal-democratici",
intervista di Matteo Pucciarelli, la Repubblica, 26 ottobre 2019

Reazioni di fronte alla foto di Narni?
«Nessuna in particolare», dice Luigi Marattin, vicecapogruppo alla Camera di Italia Viva.

Non mancava Renzi?
«Non credo. Pd, M5S e LeU stanno costituendo un'alleanza politica strutturale, magari pure un soggetto politico unico: una socialdemocrazia innervata da movimentismo, come quella di Sanders negli Usa. Noi siamo liberal-democratici».

Non è che non ci siete perché temevate fosse troppo presto presentarvi?
«Beh, un partito che viene annunciato a fine settembre non è nelle condizioni di presentare le liste pochi giorni dopo per alcuna elezione. Non è un mistero».

Fosse umbro, chi voterebbe?
«Mi auguro vinca il candidato alternativo al fronte sovranista».

Da elettore emiliano, cosa si augura per le prossime regionali?
«Che vinca Stefano Bonaccini perché ha dimostrato di saper governare bene con risultati concreti, portando la Regione ai vertici nazionali per Pil, servizi sanitari e competitività. La sua sfidante a stento conosce i confini regionali. Detto ciò, la dimensione del nostro impegno come Iv sarà anche legata al tasso di innovazione che Stefano vorrà portare».

Cos'è il "tasso di innovazione"?
«Innovazione nei contenuti. Riforma delle società partecipate della Regione, del sistema di formazione professionale. E tanto altro. Vantare ottimi risultati di governo non significa che un certo tipo di modello di società non debba, anch'esso, saper evolvere nel tempo».

Quindi in futuro una "foto di Narni" allargata a Iv è possibile...
«Le "foto di..." non fanno una bella fine. Pensiamo ai contenuti. Le alleanze si fanno sulla base delle politiche da portare avanti, non con schemi precostituiti. Vedremo».

Una doppia sconfitta in Umbria ed Emilia farà cadere il governo?
«No. Gli elettori sono molto più scaltri di quanto si pensi: possono votare un candidato locale perché appare più convincente per ragioni di territorio, ma poi avere tutt'altra opinione sul voto nazionale. L'epoca del voto d'appartenenza è finita».

Ma anche lei pensa che il Pd, suo ex partito, sia quello "delle tasse"?
«Non mi sono mai piaciuti gli slogan. Nel Pd c'è chi legittimamente propone di usare le tasse come strumento di redistribuzione nel breve periodo: alzarle a qualcuno sui consumi o sui patrimoni per abbassarne ad altri. Noi pensiamo che finché la pressione fiscale italiana non scende sotto la media dei nostri concorrenti Ue, le tasse possano e debbano solo scendere».

Dopo la Leopolda come stanno andando le adesioni a Iv?
«Bene. Siamo sopra i 23 mila iscritti».

Da uno a 10, che giudizio dà alla manovra?
«Dieci per l'obiettivo di evitare gli aumenti Iva. Una lieve insufficienza invece per un po' troppe tassettine che secondo noi si potrebbero sfoltire con un po' di sforzo in più, e per la conferma di Quota 100».