15/03/21
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Marattin: "Draghi ha sparigliato, anche la segreteria Letta ne è una conseguenza"

L'intervista pubblicata dall'agenzia "AdnKronos", 14 marzo 2021.

Che giudizio dà della decisione del Pd di nominare Enrico Letta?
Non è elegante né appropriato giudicare le scelte interne di altri partiti. Mi limito a due cose: fare a Enrico Letta – persona di indubbio valore e spessore – e a tutta la comunità del Partito Democratico gli auguri di buon lavoro, e a notare che in un solo mese l’avvento del governo Draghi ha già prodotto, direttamente o indirettamente, tre fatti politici di rilievo: la scomposizione di Liberi e Uguali, la scissione nel M5S e il cambio piuttosto netto di segreteria nel Pd. È facile immaginare che, se si continua con questo ritmo, già tra 6/12 mesi il panorama politico sarà sensibilmente diverso da quello degli ultimi anni.

A suo avviso, vista la maggioranza molto ampia che si profila e che si appresta ad eleggerlo, gli consentirà di guidare il partito senza subire i condizionamenti delle correnti che hanno frenato la marcia di precedenti segretari?
Anche qui preferisco rispondere in maniera generale, visto che l’analisi riguarda l’assetto complessivo dell’offerta politica italiana. Se questa scomposizione e ricomposizione – avviata col governo Draghi – deve generare, come auspico, un nuovo assetto politico che sia stabile per molti anni, credo debba rispondere ad una domanda che si “aggira per l’Italia” da almeno un decennio: se sia possibile avere grandi partiti contendibili all’interno dei quali vivano sensibilità culturali anche radicalmente diverse ma che si contendono lealmente la leadership del partito in congressi periodici, oppure se questa sfida sia sostanzialmente fallita (nel centrodestra come nel centrosinistra) e non convenga piuttosto avere formazioni politiche più culturalmente omogenee, che competono nell’agone elettorale in un quadro non necessariamente bipolare. Io spero che la politica italiana possa avere la serenità di rispondere a questa domanda con schiettezza, realismo e coraggio. E non potrà che uscirne qualcosa di buono.

Quali potranno essere i rapporti con Iv, visti i contrasti che ci furono ai tempi del cambio della guardia con Renzi a palazzo Chigi?
Non credo proprio che quella vicenda possa avere un ruolo, anche perché se così fosse sulla “lista nera” di Letta ci dovrebbero essere troppe persone, molte delle quali tra l’altro sono ancora nel Pd. Una delle prime cose che mi hanno insegnato in politica è che non bisogna serbare rancore o farsi condizionare troppo dal passato. Una cosa è il rapporto personale (merce tra l’altro molto rara in politica), ben altra è il rapporto politico, che deve avere come unica bussola l’interesse del Paese, e non ho dubbi che sarà anche l’impostazione che seguirà Letta. Per quanto riguarda IV, l’ondata di cambiamento che stiamo iniziando a osservare nello scenario politico riguarderà presto anche noi. Ma nell’ottica di rafforzare, ristrutturare e allargare la nostra esperienza, correggendo con umiltà ciò che non ha funzionato appieno ma mettendo a valore il capitale politico che abbiamo nel nostro partito, dal territorio fino ai gruppi parlamentari. Daremo il nostro contributo alla formazione di un’offerta politica pienamente riformista alternativa a sovranisti e populisti.

La nomina di Letta potrà giovare all’azione del governo o, a suo avviso, non avrà effetti?
Il governo Draghi – come tutti i governi passati e futuri – non può che rafforzarsi se i partiti che ne compongono la maggioranza trovano stabilità. La particolarità di questo esecutivo, come dicevo, è che dovrà osservare molti mutamenti all’interno dei partiti e nello scenario complessivo. Ma, se gestito bene, questo percorso porterà ad un assetto politico stabile. Che in Italia, se ci pensiamo, non abbiamo davvero mai avuto dalla fine della Prima Repubblica.

Vede un Pd a ‘trazione’ Popolare, nel senso che con Letta segretario e la presenza forte della corrente di Franceschini-Guerini, la componente ex Pds-Ds potrà subirne l’egemonia?
Come dicevo prima, la politica deve valutare con molto realismo se in Italia il modello di partito anglosassone (largo e plurale ma quando qualcuno vince un congresso, poi ha l’agibilità politica di governare il partito) sia realmente praticabile o se ci siamo raccontati questa favola per una dozzina di anni abbondanti. Mi consenta allora di fare solo una battuta. Negli USA dicono che ci sono due cose certe nella vita: la morte e le tasse. In Italia dovremmo aggiornare questo motto: ad essere assolutamente certe sono la morte, le tasse e la “presenza forte della corrente di Franceschini”. Quindi, in tutta onestà, non vedo come ciò possa costituire una novità di rilievo.