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Marattin: "Con Draghi un piano per ristrutturare il Paese"

Intervista di Cristiano Bendin, 5 febbraio 2021.

Presidente della commissione Finanze della Camera, è tra gli esponenti di Italia Viva più vicini a Matteo Renzi, vale a dire l'uomo chiave di questa crisi di Governo. Fuori Ferrara, e fuori da un partito (il Pd ferrarese) che lo vedeva più come una pericolosa minaccia che come una risorsa, Luigi Marattin ha trovato la propria dimensione.

Ospite fisso in Tv e sui giornaloni, col Carlino svolge una riflessione sul delicato momento politico, con uno sguardo alla sua città.

Marattin, Italia Viva ha avuto un ruolo chiave in questa crisi di governo e da tempo auspicava un governo a guida Draghi: Renzi è il vero vincitore di questa partita?
«Questa partita dovrà avere un solo vincitore: l'Italia e la sua necessità di avere ancora un futuro che sia migliore del presente. L'ossessione di rivendicare vittorie (con arroganza) o lamentare sconfitte (con vittimismo) delle singole forze politiche è una delle principali distorsioni di una fase politica durata almeno un decennio».

Cosa si aspetta da Draghi?
«Non nascondo di sperare che l'arrivo di Draghi, tra le altre cose, aiuti a innescare una nuova era, fatta di scomposizione e ricomposizione del quadro politico ma anche di archiviazione di tante brutte prassi, su cui ci sono pochi innocenti tra tutti noi».

Eppure è passato il messaggio di un Renzi "cattivone", che ha provocato la crisi in piena pandemia solo per qualche posto chiave: una narrazione sbagliata? Lo stesso Renzi ha parlato di una campagna di odio.
«Credo che questa sia una tipica situazione in cui occorre aspettare la formazione di un nuovo equilibrio, prima di poter giudicare. Sono successe troppe cose, troppo in fretta e nessuno riesce ancora a guardare la situazione col necessario distacco. Se si formerà un nuovo governo, inizierà a lavorare molto in fretta. Si potranno confrontare nuovi ministri con quelli vecchi, e osservare i primi risultati. In quel momento gli italiani potranno farsi un'opinione più compiuta su chi aveva ragione e chi no, al di là delle simpatie o antipatie per i leader politici».

Ammesso che il presidente incaricato riesca a trovare una maggioranza in parlamento, quali dovranno essere le priorità del governo Draghi per uscire da questa situazione?
«In primis l'uscita in sicurezza dalla pandemia e un Recovery Plan che sia un vero e proprio piano industriale di ristrutturazione del paese».

In particolare?
«lo tengo molto a due punti: la riforma del fisco (con un sistema fiscale così pesante e complicato è impossibile tornare a crescere) e la riforma del welfare: dall'ammortizzatore sociale unico alla formazione permanente, dalle politiche attive alle pensioni di garanzia per i giovani».

Rapporto Pd- Cinque Stelle: il primo ha 'civilizzato' i secondi o i secondi hanno intrappolato il primo?
«Non mi permetto di giudicare l'operato di altri partiti, specialmente se uno dei due è quello in cui sono cresciuto e a cui devo molto. Credo che siano successi entrambi i fenomeni che lei indica. Ma uno dei due è stato molto più potente dell'altro».

Marattin, Franceschini, Patrizio Bianchi: un tridente ferrarese nella nuova compagine di governo?
«lo ho l'onore di presiedere la Commissione Finanze, che ha il fondamentale compito di lavorare alla riforma fiscale. Se potessi scegliere, mi piacerebbe che Patrizio assumesse un ruolo importante. Ho studiato con lui e mi ha insegnato tanto. Nel corso degli anni abbiamo avuto le nostre incomprensioni, ma penso che meriti di poter contribuire alla vita pubblica più di quanto abbia avuto opportunità di fare finora».

Ferrara e la via d'uscita da questa stagnazione-depressione: in Regione si parla di patto per il lavoro e di zona logistica, con Ravenna. Posto che Ferrara non sa fare sistema, quali proposte e suggerimenti si sente di dare dal suo osservatorio? E su quali assi potrebbe essere imperniato un piano Recovery per la provincia?
«I mali strutturali del territorio sono noti e ripetuti da almeno vent'anni. Ma la politica ferrarese non ha mai voluto o saputo affrontarli, nell'ambito di un piano di ristrutturazione - che sfruttasse le tanti fonti di finanziamento esistenti - di portata analoga a quello che è il Recovery per l'Italia. Non lo si è fatto negli anni del centrosinistra, e certamente mi pare non lo si stia facendo ora. La mia esperienza politica a Ferrara si è definitivamente conclusa, ma non smetterò mai di credere che ci siano energie nuove, espressione di un vero riformismo liberale, in grado di portare a Ferrara quel cambiamento tanto temuto ma che è sempre più necessario».