28/04/20
parlamento economia coronavirus

Marattin: "Alla Fase 2 manca un piano industriale e la responsabilità è tutta del premier"

Intervista di Giulia Merlo, "il Dubbio", 28 aprile 2020.

Che a Italia Viva la conferenza stampa del premier Giuseppe Conte non sia piaciuta, lo certifica un duro comunicato di Matteo Renzi. Del resto, il disaccordo con la linea del premier è ormai chiaro e le ragioni concrete le spiega il deputato Luigi Marattin: «Noi ci aspettavamo un piano industriale per la riapertura, non una nuova casella nel modulo di autocertificazione».

Per Italia Viva c'è qualcosa che non va nella Fase 2 delineata da Conte. Voi eravate orientati alla riapertura?
Nei fatti la cosiddetta Fase 2 è la Fase 1 più una quarta casella nel modulo di autocertificazione, ovvero la visita ai parenti, e il jogging non più limitato a 200 metri da casa. Noi immaginavamo una cosa diversa: dalla strategia per la mappatura sierologica a campione fino ad un dettagliato piano sanitario in caso di seconda ondata; da disposizioni di sicurezza chiare da osservare per chiunque voglia ripartire alle modalità di approvvigionamento dei dispositivi di protezione individuale; da indicazioni chiare sugli spostamenti fino a cosa succede nelle scuole. Insomma, un vero e proprio piano industriale per lariapertura in sicurezza, di cui non vi è traccia.

Perché il governo ha scelto questa strada, allora?
Suppongo sia prevalsa una strategia di estrema cautela, che ha il vantaggio di offrire un grado di sicurezza in più. Ma visto che è ormai assodato che col virus siamo destinati a convivere almeno per altri 12 mesi, mi chiedo se a questo punto questo significhi che siamo costretti a rimanere così per un altro anno. Con conseguenze devastanti sul piano economico, sociale e persino psicologico.

Quanto è stata condivisa questa linea politica?
Nel pomeriggio di ieri (domenica ndr) c'è stata una riunione dei capidelegazione, in cui Teresa Bellanova ha espresso con chiarezza la nostra posizione. Ma la scelta del presidente Conte è stata diversa. E ne aveva pieno diritto, visto che il Dpcm non è un atto collegiale bensì - come dice l'acronimo - un atto del Presidente del Consiglio. Se ne assume quindi interamente la responsabilità politica, ed è giusto così.

Anche in conferenza stampa Conte è apparso molto autonomo nelle scelte, a partire proprio dallo strumento del dpcm. Fino a quando si potrà continuare con gli atti amministrativi senza passare dal Parlamento?
Il Parlamento non si è mai fermato, neanche nel momento piùbuio della crisi. Però solo in questi giorni sta riacquistando piena operatività, come del resto noi chiedevamo da tempo, essendo impegnato nella conversione di numerosi decreti legge varati per rispondere all'emergenza economica Immagino quindi che sarà pienamente coinvolto anche nella fase di proroga come mi pare sia finora - o di allentamento delle misure di restrizione delle libertà personali.

Che cosa la preoccupa di più?
In un momento del genere serve una classe politica, sia di maggioranza che di opposizione, all'altezza della sfida epocale che il Paese sta vivendo e del rischio che sta correndo. In grado di fuggire dagli slogan, dalla propaganda e dalla dittatura dell'immagine per produrre invece scelte competenti, lungimiranti e concrete. E ogni giorno mi interrogo se tutti, nessuno escluso, rientriamo in questa definizione.

La convincono le scelte del governo sul fronte degli aiuti alle imprese e dei bonus per i professionisti?
Le scelte sono giuste, le modalità avrebbero potuto essere più appropriate. Per esempio, se avessimo potuto contare da subito su più risorse finanziarie, magari senza fare gli schizzinosi in Europa, e se avessimo scommesso da subito su una radicale opera di semplificazione burocratica e amministrativa, senza dare la colpa a inesistenti attacchi hacker. Ma abbiamo tempo di rifarci, nel cosiddetto "Decreto Aprile" che dovrebbe essere varato a giorni.

Come sono i rapporti con gli alleati, in questa fase? La maggioranza regge per davvero, oppure regge perché siamo ancora in fase di emergenza?
Agli italiani oggi non interessa nulla se la maggioranza regge o meno, del nome del primo ministro o se un qualcuno rimane o no a fare il ministro. Interessa invece avere risposte chiare, realistiche, veloci ed efficaci per uscire dal peggior burrone da 75 anni a questa parte. Questo è quello che serve ora, a tutti i costi.