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Madia: «Vietiamo i social sotto i quindici anni. La legge è pronta, il Governo si muova»

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Intervista a Marianna Madia per "Il Corriere della Sera" del 01-06-2026

di Alessandra Arachi

Marianna Madia, questi episodi di violenza legati all’uso dei social dei ragazzini stanno diventando sempre più frequenti. Lei ha preparato una legge per vietare i social sotto i quindici anni. Che fine ha fatto?

«E ancora ferma. Ma la legge non è solo mia, è un testo bipartisan scritto con la senatrice Lavinia Mennuni di Fratelli d'italia: lei al Senato, io alla Camera. L'intento è sottrarre un tema tanto delicato, come la salute psicofisica dei bambini, alle solite dispute ideologiche. E le firme sono state tutte bipartisan».

Quando lo avete presentato?

«A inizio legislatura».

Ed é ancora fermo?

«Noi siamo pronti da quasi un anno. Abbiamo dovuto coordinarci con l’Unione europea perché è un tema globale, bisogna stare dentro la cornice regolatoria europea e coordinare le legislazioni degli Stati membri».

E lo avete fatto?

«Sì, è un'interlocuzione che è durata tanti mesi. A settembre dello scorso anno eravamo arrivati a un testo condiviso. Però ad un certo punto è arrivato uno stop».

Uno stop? Da parte di chi?

«L'11 ottobre 2025 è uscita un'agenzia con un retroscena di Palazzo Chigi: Giorgia Meloni non era d'accordo sulla necessità di mettere divieti sui social, anche se altri Paesi dell'Unione europea erano intenzionati a metterli».

Ma era un'indiscrezione.

«È vero, mai smentita né mai confermata. Nei fatti, però, alla legge mancavano i pareri dei ministeri che da allora non sono mai arrivati».

Adesso che succede?

«Ho sentito Giorgia Meloni qualche giorno fa, subito dopo l'enciclica del Papa. Anche lui ha posto la questione, non si poteva ignorare. Ho detto alla premier che sarebbe un peccato sciupare questa occasione prima della fine della legislatura».

Lei cosa ha detto?

«Che il governo non bloccherà la legge se il Parlamento decidesse di portarla avanti».

Quindi bene.

«Staremo a vedere. Sarà bene se finalmente arriveranno i pareri dei ministri che sono obbligatori».

Ma alla fine che cosa dice questa legge? Perché vietare i social proprio sotto i quindici anni?

«È una soglia, ma per me potremmo fissarla anche a quattordici. L'importante è fissare un principio».

Si stanno attrezzando anche nel resto d'Europa?

«Sì, ci sono ben nove Stati membri pronti, Ursula von der Leyen e Macron sono molto determinati e nel mondo l'Australia ha già fissato per legge un'età minima a sedici anni».

Come è andata lì?

«Dal giorno in cui è entrata in vigore la legge le piattaforme hanno staccato cinque milioni di profili».

Come si fa ad attuare il divieto?

«L'Unione europea ha già testato una app, anche in Italia, da far adottare a tutti gli Stati membri. Ma a parte questo la cosa che conta è far passare il principio».

Lei pensa che il principio possa essere un deterrente?

«Una legge così potrebbe avere lo stesso effetto che ebbe la legge Sirchia sul divieto del fumo: fece accettare a livello di massa un concetto culturale. Oggi il fumo è vietato nei locali pubblici, ma ormai anche nelle case private nessuno ti fuma più addosso. Per tornare ai social, la cosa importante è non lasciare da soli i genitori».

Cosa intende?

«Le famiglie non vanno lasciate sole con un problema che non sanno risolvere. Ognuno è libero di educare i figli come vuole, ma bisogna creare alleanze tra genitori, scuole, istituzioni, media e terapeuti, così che il divieto rispettato non porti a un isolamento dell'adolescente».

La legge prevede sanzioni?

«E una norma di principio che dà la responsabilità alle piattaforme. Oggi hanno più potere e risorse dello Stato. E soprattutto hanno strategie industriali pensate apposta per creare dipendenze».