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Madia: «Ho sentito Meloni. Non bloccherà la legge bipartisan che tutela i minori dai social»

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Intervista a Marianna Madia per "La Repubblica" del 29-05-2026

di Stefano Baldolini

“Ho sentito la presidente Meloni. Mi ha detto che non vuole bloccare la proposta di legge sul divieto dei social ai minori di 15 anni”. Così Marianna Madia, oggi deputata indipendente di Casa Riformista dopo un lungo trascorso dem, torna a rilanciare la proposta bipartisan (a sua firma e di Lavinia Mennuni, FdI), ma arenata da mesi.
“Siamo partiti per primi in Europa, ora arriveranno in otto prima di noi. Dopo una lunga interlocuzione con il ministero dello Sviluppo economico e soprattutto il via libera della Commissione europea, che è obbligatorio, a settembre scorso eravamo pronti per approvare la proposta in due ore. Poi è girata la voce che Meloni in cdm avesse detto di bloccare tutto”.

Era vera?

“Non è stata mai confermata, ma di fatto la proposta si è fermata perché non sono arrivati mai i pareri dei ministeri. Ora, spinta anche dall’enciclica di Papa Leone XIV contro l’uso prematuro dei telefonini, ho contattato la premier. "C’è un’iniziativa corale, perché bloccarla?", le ho scritto".

La premier ha aperto, dunque?

“Non ha detto "la faccio mia", però mi ha garantito che non ha intenzione di fermare una proposta trasversale. Anzi, ha aggiunto: ‘Se il parlamento vuole farla andare avanti, va avanti’”.

Ora cosa succede?

“Immagino che presto arriveranno i pareri dei ministeri. E quindi si potrà ricalendarizzare il provvedimento in commissione al Senato”.

Facciamo un passo indietro, perché è importante questa legge?

“È una questione molto sentita in tutte le famiglie, per il motivo ovvio che tocca la salute psicofisica dei minori. Non è un caso, credo, che secondo Eurispes il 79 per cento degli italiani sarebbe d’accordo con l’introduzione di un’età minima per accedere ai social. Non dobbiamo lasciare le famiglie da sole davanti a un problema che spesso non sanno affrontare. Serve una grande alleanza e le istituzioni devono farne parte”.

Accedere ai telefonini in tenera età fa male?

“Tutta la scienza si è espressa nello stesso senso. Il primario di neuropsichiatria infantile del Bambin Gesù, il professor Vicari, ricorda spesso che non è vero che l’aumento esponenziale degli accessi ai social sia iniziato col covid: risale a quando i costi degli smartphone crollarono, facendoli diventare il tipico regalo nella prima comunione, quindi già per bambini di 9 o 10 anni”.

C’è chi sostiene che la legge si sia bloccata per non fare un danno alle big tech.

“Questa battaglia è diventata una bandiera europea, una questione identitaria. Ursula von der Leyen nel suo discorso sullo stato dell’Unione ha ricordato che ‘i nostri figli non deve crescerli l’algoritmo’. È evidente che l’Europa ha accumulato un ritardo nell’autonomia tecnologica e una dipendenza dalle piattaforme che hanno i propri legittimi interessi. Ed è anche ovvio che le big tech non siano contente se si legifera introducendo un’età minima per l’accesso, anche perché sono consapevoli che questa legge può essere un primo passo molto importante. Come accadde con la legge Sirchia sul fumo, potrebbe stimolare un dibattito in modo decisivo e concorrere a cambiare la mentalità delle persone. Pensate solo che in Australia,da un giorno all’altro dopo l’approvazione di una legge analoga, sono stati staccati 5 milioni di profili”.

Lei crede che la legge andrà in porto?

“Se vogliamo un’età minima per accedere ai social in questa legislatura, è solo con questa proposta che ci si può arrivare. L’unica concordata con Bruxelles. Se davvero il governo non vuole mettersi di traverso su un provvedimento bipartisan in una legislatura tanto divisiva come l’attuale, questa è l’occasione e il momento per dimostrarlo”.