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Madia: «Lavoro per i riformisti. Serve una forza che bilanci il peso 5S»

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Intervista a Marianna Madia per "La Stampa" del 08-06-2026

di Francesca Schianchi

«Un altro campo largo è possibile», ripete la deputata Marianna Madia. Dopo diciotto anni nel Pd, un mese fa ha lasciato il partito ed è approdata da indipendente al gruppo di Italia viva. Prima di lei se n'erano andate Annamaria Furlan ed Elisabetta Gualmini. Ora anche un'altra esponente della prima ora, l'eurodeputata Pina Picierno, ha scelto di abbandonare i dem, «facendo riflessioni molto interessanti, ad esempio su Europa e autocrazie, su cui dovremmo soffermarci tutti».

Che segnale rappresentano le vostre uscite?

«Posso parlare per me: io penso semplicemente di essere più utile, per la mia storia, a provare a costruire una forza riformista dentro al centrosinistra, fuori dal Pd».

Qual è il problema del Pd?

«Parto da una banale considerazione di dati di fatto. Il Pd oscilla da tempo intorno alla stessa percentuale, anche se più alta di com'era quando Schlein è diventata segretaria. Anche i Cinque stelle sono più o meno stabili. Non basta per battere la destra. Per costruire un buon centrosinistra, dal punto di vista qualitativo e competitivo, serve una nuova forza riformista».

Perché non farlo dentro al Pd?

«Sono scelte personali, infatti tanti amici sono rimasti e hanno un ruolo importante. Ma secondo me c'è uno spazio che rimane scoperto: se al referendum sulla giustizia hanno votato No due milioni di persone in più dei voti che avrebbero adesso i partiti di centrosinistra, significa che ci sono elettori che non si sentono rappresentati da quello che c'è».

Lei è meno critica di Picierno col suo ex partito.

«Semplicemente penso che Elly Schlein stia facendo un lavoro coerente con la sua storia, che però non è la mia. Non mi sento di dirle che sbaglia ad essere se stessa, preferisco prendermi la responsabilità di lavorare a qualcos'altro».

Schlein l'ha chiamata ai tempi della sua uscita?

«Con Schlein ho un rapporto cordiale, parlammo a lungo prima della mia uscita, non c'era alcun bisogno che mi chiamasse dopo».

Ma ha ragione Picierno a accusare il Pd di populismo e scarso pluralismo?

«Quando in un partito diventa segretaria - in modo del tutto legittimo - una persona che era uscita quando governavamo noi, mi pare che il punto sia tutto lì. C'è una distanza, è evidente, ma siamo nello stesso campo, per battere una destra dannosa e pericolosa».

La sua appartenenza al centrosinistra non è in discussione?

«Mai. Sento la responsabilità di aiutare a costruire qualcosa che susciti fiducia, speranza, e perfino entusiasmo nel campo progressista».

In tanti lo promettono da tempo, ma a che punto siamo?

«È difficile riuscirci, ma nei prossimi mesi possiamo diventare il fatto nuovo della politica. Un altro campo largo è possibile, dipende da noi».

Cosa intende dire?

«Quando Picierno dice che il campo largo è troppo condizionato dai Cinque stelle, dice il vero: ma l'unico modo per cambiare questa situazione è creare una forza riformista abbastanza forte da bilanciare il peso di Conte, da offrire un'alternativa a chi non è convinto. Il problema oggi è che il riformismo è troppo frastagliato: dobbiamo superare una frammentazione che gli elettori non capiscono e può portare solo altra disaffezione».

Arduo compito. In quell'area ci sono vari leader e posizioni molto diverse: Azione per esempio vuole essere alternativa a entrambi i poli.

«Io penso invece che dichiararsi nell'area di centrosinistra sia una precondizione su cui dovremmo impegnarci tutti. E serve una grande generosità collettiva: se fra dodici mesi ci presenteremo con tanti piccoli partiti, non saremo in grado di condizionare il programma di centrosinistra. E di convincere chi ora non lo è».

Cosa vi distingue dal Pd?

«Non penso che dobbiamo distinguerci dal Pd, ma costruire un programma con gli alleati. Sul tema dell'adesione dell'Ucraina all'Ue avremo qualcosa da dire. E faremo proposte che possano cambiare la vita quotidiana delle persone».

Tipo?

«Per me bisogna partire dai bambini e dai giovani. Per esempio con la Start tax: una Irpef piatta per gli under 30 e gli under 40. Io poi sono convinta che bisogna lavorare per superare l'anacronismo delle scuole chiuse tre mesi e mezzo, creando problemi a ragazzi e famiglie. E dobbiamo anche avere il coraggio di dire che serve fissare un'età minima per l'accesso ai social network. Per me questo è riformismo democratico».

Secondo l'ex segretario dem Bersani definirsi riformista è diventato per qualcuno il modo politicamente corretto di essere subalterno.

«Bersani ministro delle liberalizzazioni è stato senza dubbio fortemente riformista. Spero che si senta ancora di esserlo, su quei temi e su altri».

Come va scelta la leadership del campo largo?

«Io non sono contraria a primarie aperte, non bisogna averne paura».

Chi voterebbe?

«Il candidato riformista che di sicuro ci sarà».