17/02/21
salute

Lisa Noja: "Mettere a punto subito le giuste priorità vaccinali"

L'intervento della parlamentare di Italia Viva, pubblicato da "Avvenire", 17 febbraio 2021.

Caro direttore,
nelle linee guida approvate col decreto del Ministero della Salute del 2 gennaio 2021, si affrontava solo la fase 1 della campagna vaccinale anti-Covid, indicando come prioritari operatori sanitari e socio-sanitari in prima linea, ospiti e personale delle Rsa e over 80. L'8 febbraio 2021, il Ministero della Salute ha sottoposto alla Conferenza delle Regioni un aggiornamento di tali indicazioni, prevedendo che, nella seconda fase, sia data precedenza alle persone «estremamente vulnerabili» indipendentemente dall'età. Parliamo di persone spesso gravemente malate che vivono in una condizione di completo isolamento da mesi. A loro sarebbe opportuno offrire quantomeno una prospettiva temporale, mentre a oggi si è solo chiarito che verranno vaccinati dopo gli over 80 ma prima degli altri.

Non è comprensibile, infatti, per quale ragione non sia ancora possibile indicare quanto meno una previsione di massima, alla luce della stima delle forniture attualmente pianificate. Vi sono poi le persone con disabilità che rientrano nella categoria prioritaria degli «estremamente vulnerabili» solo nei casi più gravi. La tabella del Ministero della Salute indica un elenco di patologie che non pare esaustivo. Ciò già lascerebbe un'alea di discrezionalità inevitabilmente colmata dalle Regioni con il rischio di effetti discriminatoria seconda del territorio considerato. Tutte le altre persone con disabilità saranno inserite nella categoria 4 (dopo gli over 70), sempre, però, a condizione che vi sia «un aumentato rischio clinico se infettate da SarsCov-2».

Non vi sono, però, indicazioni sui criteri da utilizzare per identificare questa categoria di persone, il che ripropone il rischio di differenti approcci in ogni territorio. Inoltre, aver incentrato la valutazione solo sul criterio della correlazione tra patologia e aumento del rischio clinico da contagio significa che, in tutti i casi in cui non sussista un tale rischio, le persone con disabilità rientreranno nell'ordine di precedenza fondato solo sull'età, escludendo dall'analisi elementi legati alle loro condizioni di vita. Chi non è autosufficiente, per esempio, a prescindere dal rischio clinico, corre un pericolo di contagio molto più elevato in quanto non può mai applicare il distanziamento fisico rispetto ai propri caregiver. Non solo, in caso di contagio di persone con disabilità intellettiva non collaboranti, la gestione dell'«isolamento» è sostanzialmente impossibile e non averne tenuto conto ai fini della priorità è un grave errore.

Inoltre, non si fa cenno ai caregiver che, al pari degli operatori delle Rsa, andrebbero immunizzati con precedenza sia perché possono essere vettori di contagio per le persone che assistono, sia per la loro funzione di cura essenziale e insostituibile. Sono solo alcuni esempi che dovrebbero indurre a un approfondimento.

Vi è poi il capitolo AstraZeneca. Le nuove indicazioni prevedono la possibilità di somministrarlo subito con priorità per alcune categorie, tra cui il personale scolastico. È una possibilità rispetto alla quale non è dato sapere a chi spetti l'ultima parola (allo Stato, alle Regioni?). Inoltre, riguarda solo gli under 55, nonostante l'Italia abbia la quota più alta di docenti ultra 50enni tra i Paesi dell'Ocse: il 59%. Pertanto, se non si deciderà una precedenza anche per i docenti con più di 55 anni, gli effetti positivi della campagna vaccinale per la scuola sono là da venire. Certamente le decisioni relative alle priorità nelle vaccinazioni vanno prese tenendo in massimo conto le indicazioni delle autorità sanitarie. Tuttavia, trattandosi di scelte con un impatto anche sulla vita sociale del Paese e una valenza etica (pensiamo alla differenza di efficacia tra il vaccino AstraZeneca e quelli di Moderna e Pfizer), devono essere assunte con l'immediato coinvolgimento del Parlamento, luogo della rappresentanza più piena dei cittadini.