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Liguria, Paita: "Infrastrutture, l'elenco può raddoppiare. Il modello è il Terzo Valico"

L'intervento pubblicato da "Genova - la Repubblica", 10 marzo 2021.

Avanti con diga, raddoppio ferroviario del Ponente e Pontremolese. Ma presto l'elenco delle grandi opere liguri potrebbe raddoppiare. A certificarlo, spiega Lella Paita, presidente della commissione Trasporti della Camera, sarà un nuovo Dpcm con l'elenco delle priorità individuate dal governo Draghi.

«Lavoriamo a un nuovo elenco — spiega Paita al termine dei lavori della commissione che ha confermato le grandi opere scelte dal governo Conte — È stata una battaglia di Italia Viva, che si è poi tradotta in un elenco articolato di priorità, con un investimento complessivo di circa 30 miliardi di euro per 25 opere infrastrutturali. Ora si sta ragionando su un raddoppio del finanziamento che dovrebbe portare anche a un raddoppio delle opere».

Paita ha cominciato a discuterne con il nuovo ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile Enrico Giovannini e, spiega, presto potrebbero esserci segnali concreti in questa direzione. Ma per centrare davvero l'obiettivo è necessario individuare una strategia che consenta alle opere di partire senza più fermarsi.

«Sì, con Giovannini ci siamo incontrati — risponde Paita — Ci sono le condizioni per fare un lavoro importante. Ha una visione alta del tema del trasporto in chiave di sostenibilità, argomento fondamentale per il nostro territorio sostenuto anche dalla viceministra Teresa Bellanova, attenta ai temi della Liguria. Dobbiamo però metterci subito al lavoro per risolvere l'interrogativo-chiave: come far partire le opere quando non sono completamente finanziate?».

In effetti, spiega Paita, in passato infrastrutture fondamentali non si sono mai messe in movimento per mancanza di copertura totale. Così è stato per la Pontremolese, costo 3 miliardi, sempre in attesa di essere completata.

«Se si pensa di realizzare solo quelle opere che possono essere messe a bilancio per l'importo complessivo, c'è il rischio di non farle partire mai — spiega Paita — Da qui l'esigenza di procedere per lotti funzionali, come li ha chiamati il ministro Giovannini. Ne abbiamo parlato a lungo e gli ho ricordato l'esperienza del Terzo Valico, che dopo decenni di blocco si è messo in movimento grazie a finanziamenti annuali previsti in Finanziaria come lotti costruttivi. Con una suddivisione razionale del costo, si può davvero far partire la costruzione di una infrastruttura portandola a compimento nel corso degli anni».

L'esempio della Pontremolese sembra essere calzante da questo punto di vista. L'opera non è mai arrivata a compimento non perché non sia coerente con il progetto delle reti Ten, ma perché non si è mai trovata la copertura per l'intero finanziamento. «Maurizio Lupi, da ministro, assegnò 150 milioni all'opera, ma poi quei soldi vennero definanziati perché mancava tutta la copertura rimanente di 1,350 miliardi. Ecco perché è necessario cambiare strategia e procedere con la logica dei lotti costruttivi».

Il primo banco di prova può essere rappresentato dalla diga del porto di Genova, che dopo la scelta del progetto finale inizia ora il suo iter con l'obiettivo di essere pronto per il 2028. «La diga rappresenta in effetti una sorta di paradigma da questo punto di vista, non solo perché può procedere per lotti funzionali, ma anche perché si innesta su una visione green di sostenibilità ambientale, anche per la sua capacità futura di produrre energia da fonti rinnovabili (moto ondoso, vento, sole n.d.r.)».

Resta però da vincere una sfida complessa, quella della complessità delle norme. «La semplificazione delle regole rappresenta la chiave di volta per cambiare le cose — chiude Paita — Con procedure d'appalto rispettose delle norme, ma più snelle, si possono ad esempio fare i dragaggi nei porti. L'Europa è stata chiara: i 200 miliardi del Recovery arriveranno solo se si interverrà sulla semplificazione normativa legata alla Pubblica Amministrazione e alle regole degli appalti. Rendere il sistema delle norme meno farraginoso è un obiettivo che l'Europa ci chiede di centrare. Non dobbiamo fallirlo».