Infrastrutture

Liguria, Bellanova: "Ponti e gallerie, ritardi gravissimi su lavori e controlli"

Estratto dell'intervista di Luigi Pastore, "Genova - la Repubblica", 21 maggio 2021.

Teresa Bellanova, viceministra alle Infrastrutture e Mobilità sostenibili, oggi e domani sarà in Liguria.

Bellanova, la prima emergenza della Liguria, pandemia a parte, sono le infrastrutture. Non trova scandalosa la situazione a tre anni dal crollo del ponte Morandi?
«Drammatica evidente dimostrazione che sono avvenuti con grave ritardo gli investimenti che dovevano fare i concessionari e che anche i controlli del pubblico non sono stati adeguati. Ci vuole una svolta. Per questo va nella giusta direzione la centralità della Liguria nel PNNR. Un cambio di passo significativo e il riconoscimento al ruolo di una regione straordinaria e strategica per il nostro Paese».

Solo il 25 per cento delle gallerie è stato ispezionato, le autostrade continuano a essere prigioniere dei cantieri. Di chi è la responsabilità e cosa si può fare per cambiare passo?
«Il quadro emerso nel corso dell'audizione dei concessionari stradali in fatto di lavori nelle gallerie e cantieri è più che eloquente, confermato drammaticamente dai disagi che ogni giorno cittadini e imprese vivono. Che in Liguria sia presente il 70 per cento delle gallerie di tutta Europa non affievolisce le responsabilità ma chiama a maggior ragione in gioco tutti: chi deve garantire lavori e manutenzioni e chi è tenuto al controllo. Le comunità hanno pieno diritto a servizi di qualità; se mancano nessun alibi è possibile. Il ritardo accumulato sull'applicazione in base alla Direttiva europea sulla messa in sicurezza delle Gallerie è grave, così come la vicenda dei ponti e dei viadotti. Bisogna intervenire con la massima urgenza; i lavori vanno fatti subito, garantendo compatibilità con i flussi turistici. Chi è chiamato a gestire deve garantire un servizio di qualità, sicuro, ed efficiente. Non a caso parlo anche di responsabilità di chi è chiamato a controllare. Se non saremo in grado di strutturare diversamente i controlli del pubblico sui beni in concessione, questa sfida ci vedrà sempre sconfitti. È il tema del controllo che rende plausibile la funzione del privato».

Questa situazione ha provocato danni alle imprese per un miliardo di euro ed una zavorra anche per i porti, legati al trasporto di gomma.
«È una situazione da risolvere senza perdere tempo anche facendo ricorso, come sollecitano i rappresentanti istituzionali del territorio, alla mobilità alternativa che va potenziata. Se poi mi chiede come valuto l'ipotesi di sospensione dei pedaggi, le dico che sarà mia cura verificare se ci cono le condizioni per una ulteriore riduzione. So che ci sono iniziative, anche parlamentari, che vanno in questa direzione. Ma ribadisco: la priorità sono gli investimenti perché nel futuro la Liguria abbia alternative viarie alla sola autostrada».

La Gronda di Genova si farà? È tutto fermo con la questione revoca Aspi e cambio dell'assetto azionario. Lei tuttavia ritiene che questa infrastruttura sia sempre strategica o sia ormai superata?
«Quell'opera è necessaria, va realizzata; era vero prima ed è vero a maggior ragione adesso. Si è perso fin troppo tempo. È finanziata, è progettata a livello esecutivo, i cantieri possono partire presto. Va benissimo attendere la nuova configurazione societaria di Autostrade, poi però stop a tentennamenti e giri di valzer. La Gronda va realizzata e il progetto deve essere attuato per intero. Il mantenimento delle rendite di posizione politica non si può fare sulla pelle delle comunità. E la comunità chiede di fare presto».

Chi lo desidera può leggere l'intervista completa a questo indirizzo.