28/07/20
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"La Mossa del Cavallo" a Livorno: gremito il Parco del Mulino

Ieri sera la presentazione, con Matteo Renzi, così come riportano "il Tirreno" e altre testate locali, 28 luglio 2020.

«A Livorno i 5 Stelle li avete provati», sorriso beffardo e il pubblico labronico è già conquistato. Inizia così lo one man show di Matteo Renzi a un gremito Parco del Mulino per presentare la sua ultima fatica letteraria dal titolo "La Mossa del Cavallo", un'ora in cui il leader di Italia Viva si destreggia tra le domande del giornalista Rai Mario De Pizzo sui temi di attualità, a cominciare proprio dall'alleanza "scomoda" con i grillini a sostegno del Conte bis: «Abbiamo fatto questo governo per mettere in sicurezza il Paese dal rischio default in Europa. Se c'era Salvini...».

Il Matteo di Rignano coglie al balzo la questione dello stato di emergenza e loda la gestione dell'assessora regionale Stefania Saccardi nel contrasto al Covid-19, poi con un doppio passo si mette in buona posizione per l'assist sull'autorizzazione a procedere contro il suo omonimo al Carroccio sul caso Open Arms (il voto dell'aula è fra due giorni): «Leggeremo le carte e valuteremo se è da giudicare o meno, questo è giustizialismo. Lo stesso che la Lega e i 5S hanno scoperto ora per Fontana e il compagno di Casalino».

Il Cavallo galoppa sulla scacchiera, ma con l'ipotesi di ricorso per Roma-Fiorentina e lo scudetto ai "rivali gobbi" Renzi sguazza nei rimandi al calcio (ma evita con cura ogni riferimento alla retrocessione amaranto).

«La bicamerale da affidare a Brunetta è un delirio da solleone, diamo i soldi subito ad artigiani, ristoratori e commercianti prima che muoiano», prosegue l'ex premier con un goal facile che i colleghi onorevoli Bonifazi e Ferri applaudono da fondocampo, e con loro pure l'ex sindaco Alessandro Cosimi

«Il Mes è il prestito alle condizioni migliori che lo Stato possa ottenere, in autunno dovremo dare liquidità subito, basta un po' di buonsenso - sottolinea Renzi - per dare fiducia altrimenti le persone smetteranno di spendere».

Renzi prosegue rilanciando «la necessità di un intervento di Cassa depositi e prestiti per il settore della moda e del lusso», e rivendicando «il primo passo del nostro Family Act per valorizzare il ruolo delle donne, vere vittime dello smart working con percentuali mediorientali», e l'aver presieduto «l'unico governo con la metà esatta di componente femminile».

Gli attacchi pentastellati? «Non mi preoccupano, del resto cambiano sempre idea su tutto. Basta aspettare. La prossima scommessa è la decontribuzione del Jobs Act. Fra 6 mesi ci si rivede, senza fretta ma ci arriveranno», scherza Renzi.

E poi c'è la scuola (e il ritorno al pallone): «Si tengono chiuse le scuole e si riapre il campionato? Per far ripartire il Paese i ragazzi devono tornare sui banchi».

E sulla ripartenza — dai seggi, ché la tornata del 20 e 21 settembre si avvicina — si gioca l'uno-due con l'altro Presidente, quello rossonero. «Allegri comunista? Peggio, è di Livorno, mi disse Berlusconi quando lo andai a trovare e mi cucirono addosso la lettera scarlatta. Oggi lo santificano, ma siete convinti che voglia stare al governo?».

Il resto della serata è dedicato alle prossime regionali: «In Campania De Luca punta all'Oscar, nelle Marche sosteniamo Mangialardi (Meloni farebbe bene a non candidare chi ricorda la marcia su Roma). In Veneto sosteniamo Sbrollini, in Puglia saremo con Scalfarotto contro Emiliano, al quale auguro ogni bene ma lontano da noi. In Liguria non potevamo tollerare un candidato del Fatto Quotidiano, e in Toscana dipenderà da noi la vittoria di Giani».

Nella "sua" Toscana, Renzi entra infine duro su Ceccardi: «Bisognerebbe chiederle se vuole i soldi del Mes per pagare la sanità». Il colpo di coda (di scorpione, come il leggendario portiere Higuita, per restare sul rettangolo verde) è riservato gli ex compagni del Partito Democratico: «Ho sempre ascoltato D'Alema, ma quando vede un leader di sinistra apre il fuoco amico. Il Matteo da sconfiggere si chiama Salvini. Caro Pd, se non hai capito sono problemi tuoi».