26/08/19
lavoro Formazione

La formazione peer to peer

Oggi, la consapevolezza delle proprie conoscenze e delle lacune da colmare rende l’apprendimento non una fase più o meno limitata della propria vita, ma un processo fluido e costante, in linea con i cambiamenti economici e sociali. 

Sentiamo sempre più spesso dire che i nostri figli faranno lavori che oggi non esistono. Ma non saranno i soli a dover mettersi in gioco. È impossibile oggi definire esattamente le competenze che saranno necessarie da qui a 5 anni nel mercato del lavoro. Ma i lavoratori (e le imprese) dovranno essere pronti ad affrontare qualsiasi mondo si troveranno di fronte. Per questo è necessario investire nel bisogno crescente da parte dei lavoratori di sviluppare nuove skills quali innovation, creativity, empathy e leadership (le cosiddette skills trasversali).

Un capitale umano d’eccellenza è alla base della capacità di un territorio di essere competitivo, da costruire con la formazione in aula da un lato e la formazione sul posto di lavoro dall’altro. Più grande è l’azienda, maggiore è la probabilità che metta in atto iniziative formative per i propri dipendenti. Ma in Italia le PMI costituiscono una realtà numericamente molto significativa: risulta quindi necessario che le aziende diventino produttori di competenze e promuovano un peer-to-peer knowledge exchange network. Questa formazione, volta allo sviluppo di skills trasversali, richiede che i lavoratori diventino peer-learners.

Per realizzare questa opportunità è necessario che le aziende non vedano più la formazione come un "waste of time", ma un’opportunità con ricadute positive sul proprio sistema produttivo. Ciò può avvenire solo se all’interno dell’azienda non si concepiscono più i dipendenti come singoli, ma come un team che co-progetta e co-realizza prodotti e servizi, dietro i quali vi è un disegno condiviso che scandisce il piano di lavoro per obiettivi, dove la formazione è uno di questi.

Affinché i dipendenti possano “assorbire” quanto più possibile dal confronto con gli altri, è necessario concepire l’azienda come il luogo in cui i dipendenti si “allenano” ad essere - contemporaneamente - peer-learners e peer-teachers.

In questo modo, chiunque può mettere a disposizione di tutti i colleghi le proprie conoscenze e trasmetterle, coadiuvato da figure di mediazione come coach e mentor.

Nella formazione in aula ci si è accorti già da tempo come il modello verticale “professore – classe di allievi” stesse diventando obsoleto. È difficile tenere l’attenzione di una classe se non si è disposti a coinvolgerla con dinamiche collaborative e circolarità delle informazioni. Oggi l’utente è sempre più centrale nel processo di apprendimento per cui la figura del docente deve cedere il passo ad altre più familiari e più vicine, come quella del tutor o del mentor, veri e propri facilitatori del complesso macrocosmo dell’apprendimento. Sono proprio queste due figure che il peer learning valorizza, individuando nel team le persone più adatte al processo di formazione tra pari. L’innovazione sta nel fatto che i contenuti non vengano “dall’alto”, ma sono già in qualche modo “dentro” al gruppo. Il peer learning, secondo Teleskills, offre vantaggi considerevoli, quali:

  • miglioramento dell’apprendimento;
  • attivazione di meccanismi di fiducia e collaborazione;
  • sviluppo dell’autostima;
  • implementazione delle abilità relazionali e di comunicazione.

Ma l’impatto, positivo, che se ne ricava, deriva dal fatto che il peer learning permette alle somiglianze di essere unite e alle diversità di essere valorizzate. I dipendenti di uno stesso reparto o tra reparti diversi, differenti per formazione, background ed esperienza in azienda, saranno sempre più stimolati a confrontarsi, a fare da facilitatori in gruppi di lavoro e a svolgere il ruolo di expert. Tutto ciò non può che avere ricadute positive sull’azienda, trasformata in un produttore di competenze, in grado di fornire formazione anche all’esterno.

Forse i dipendenti acquisiranno skills che non saranno necessarie da qui a 5 anni nel mercato del lavoro. Ma sicuramente permetteranno loro di essere pronti a qualsiasi mondo si troveranno ad affrontare.

di Gaia Raisoni - Comitato Azione civile crescita Rho