La notizia su "il Resto del Carlino" e "Corriere Bologna", 7 maggio 2022.
Terzo polo riformista? Grande centro? Di certo c'è che i segretari cittadini di Forza Italia, Italia Viva e Azione a Bologna marciano come un sol uomo sulla giustizia. Un'intesa che parte dal comitato cittadino sui referendum, ma potrebbe allargarsi anche ad altri temi.
Resta un fatto, per ora unico: l'azzurro Aldo Marchese con l'ex Pci oggi calendiano Andrea Forlani e il renziano Roberto Giorgio Ronchi co-firmano un appello comune per chiedere il sì ai cinque quesiti sulla giustizia.
«Siamo impegnati in forze politiche diverse, ma uniti in questa battaglia per il garantismo, per una giustizia più giusta e più vicina ai valori della Costituzione, per rafforzare la credibilità della magistratura, per garantire ai cittadini una giustizia migliore», scrivono nel testo Marchese, Forlani e Ronchi.
Intanto, una certezza: all'invito al dialogo di oltre un mese fa dell'azzurro Marchese, hanno risposto sia Italia Viva sia Azione. Un passo avanti che, soprattutto per Italia Viva che è al governo sia in città (con Giampiero Veronesi assessore metropolitano) sia in Regione (Mauro Felicori con Bonaccini) potrebbe segnare una svolta.
Soddisfatti, comunque, i tre segretari cittadini che hanno presentato ufficialmente il comitato in città.
«Simbolicamente questo comitato sana una ferita aperta da 30 anni, finalmente il tema della giustizia giusta cessa di essere una battaglia di una parte per diventare la battaglia di tutte le forze autenticamente moderate, liberali e riformiste. Si tratta di un segnale importante per la struttura democratica del nostro Paese ma ora i cittadini facciano la propria parte andando a votare cinque volte si il 12 giugno», insiste Marchese (FI).
D'accordo Forlani (Azione): «Non giudico questi referendum contro qualcuno, ma anzi sono a favore di una giustizia più equa e trasparente e ciò è anche a favore dei giudici. Questo è solo un primo passo per arrivare a una giustizia rapida ed efficace indispensabile per il progresso del Paese».
Conclude Giorgi Ronchi (Iv): «Siamo rappresentanti sul territorio di forze politiche diverse, riformiste, liberal democratiche, moderate e siamo uniti in questa battaglia per una giustizia più giusta, per cinque riforme di buon senso, utili a migliorare il lavoro dei giudici e a renderlo più efficace e più credibile agli occhi dei cittadini».
Nello specifico, è la svolta "garantista" il denominatore comune dei tre partiti, che invitano la cittadinanza a votare 5 sì all'appuntamento di giugno con l'urna. In ballo ci sono, tra le altre cose, il divieto di ricoprire cariche pubbliche per amministratori e politici condannati in primo grado, («che crea vuoti di meni» affermano i tre coordinatori all'unisono), e la possibilità di introdurre limitazioni alla custodia cautelare, «misura che ha distrutto tante vite innocenti» secondo il comitato. I quesiti verteranno, poi, sulla separazione della carriera per i magistrati, sulla riforma elettorale per il Csm e, Infine, su quella dei Consigli giudiziari e del Consiglio direttivo della Cassazione.
