Infrastrutture paese

Italia Shock: inchiesta sulle 58 opere bloccate dalla burocrazia

Ne scrive oggi Milena Gabanelli sul "Corriere della Sera". Un estratto dell'inchiesta, 24 febbraio 2021.

Opere urgenti: sono ben 58, nel nostro Paese, e sono in attesa che i relativi lavori vengano realizzati Si tratta di autostrade, ferrovie, metro: infrastrutture i cui lavori sono in ritardo, con 60 miliardi fermi in cassa. Ne scrive oggi Milena Gabanelli, nella sua rubrica "Dataroom", sul "Corsera".

Nello specifico, scrive Gabanelli, "nell’elenco ce ne sono 14 «relative a infrastrutture stradali, sedici a infrastrutture ferroviarie, una relativa al trasporto rapido di massa, dodici a infrastrutture idriche, tre a infrastrutture portuali e dodici a infrastrutture per presidi di pubblica sicurezza". Tra le altre, ad esempio, vengono citate la Statale Jonica (valore 3 miliardi), l’alta velocità Brescia Verona-Padova (8,6 miliardi), il potenziamento della linea Fortezza-Verona (4,9 miliardi), lo sviluppo della direttrice Orte-Falconara (3,7 miliardi), l’alta velocità Napoli Bari (5,88 miliardi), la Palermo-Catania-Messina (8,7 miliardi), la metropolitana linea C di Roma (5,8 miliardi).

"L’ultimo atto del governo Conte porta la data del 21 gennaio, con la nomina dei commissari per la realizzazione delle opere urgenti. Si tratta di opere già in cantiere da tempo e definite come «irrinunciabili» ad agosto 2020. Poche settimane prima era stato approvato il decreto Semplificazioni che ha snellito il Codice degli appalti, una riforma che ci consente già di avviare i progetti usando anche le risorse Ue del Recovery Fund", spiega Gabanelli.

Tuttavia, sottolinea Gabanelli, "per partire con opere di elevato grado di complessità progettuale, esecutiva o attuativa occorre però avere, per ciascuna di esse, un responsabile in carne e ossa che se ne intesti la realizzazione e i controlli". Ovvero, prosegue, i commissari: ma "a perché ci sono voluti sei mesi per sceglierli?". La risposta, spiega la giornalista del "Corriere", sta nel fatto che "la Presidenza del Consiglio ha chiesto al ministro dell’Economia l’analisi costi-benefici, già fatta dal precedente governo con l’allora ministro Toninelli e da tutti gli esecutivi precedenti. Un’analisi che poi non ha modificato una virgola. Si poteva però intanto non sprecare tempo e utilizzare i Responsabili Unici del Procedimento (Rup)".

Ulteriori ritardi si devono al fatto che "c’è ancora da confrontarsi con le regioni sui tracciati. Il governo dimissionario ha avuto sei mesi di tempo per portarsi avanti su questo fronte, ma non lo ha fatto. Un passaggio indispensabile poiché molte opere hanno dimensioni multi-regionali e c’è bisogno della massima convergenza da parte delle comunità locali".

Un punto sul quale, come sottolinea Milena Gabanelli, la deputata di Italia Viva, Raffaella Paita, è più volte intervenuta: "per questo, secondo Raffaella Paita, presidente della commissione Trasporti alla Camera, conveniva nominare tra i commissari anche qualche sindaco o governatore di regione".

Insomma, sottolinea Milena Gabanelli, "negli ultimi dieci anni abbiamo perso almeno 500 mila posti di lavoro nel settore dell’edilizia che ora si sta ravvivando soltanto grazie all’ecobonus". Aziende, peraltro, "indebolite dai tempi ingiustificabili della burocrazia e dalle modalità delle gare".

E la domanda finale della giornalista, con la quale si chiude l'inchiesta è: "come faremo a utilizzare i soldi che ci dà l’Europa se ci abbiamo messo sei mesi per nominare una decina di commissari già noti alla macchina organizzativa dello Stato?".


Chi lo desidera può leggere l'inchiesta completa a questo indirizzo.