11/02/21
giustizia paese

Isabella Conti: "Ho preso la solitudine e l'ho trasformata in coraggio"

di Valerio Baroncini, "il Resto del Carlino", 11 febbraio 2021.

Certe notti senza sonno. Molte, tante da quel Capodanno 2014-2015, quando il Carlino rivelò la notizia delle pressioni e la bomba politica, che fino a quel momento era rimasta incagliata nelle cronache sanlazzaresi, diventò materia nazionale. Una sindaca Pd contro le coop. Una sindaca Pd contro altri sindaci Pd. Fideiussioni e veleni: «Con queste sentenze si chiude al Tar il capitolo più doloroso e faticoso della mia vita da amministratrice pubblica. Abbiamo fatto il nostro dovere e abbiamo agito esclusivamente nell'interesse pubblico e per il bene comune», dice oggi Isabella Conti. Sei anni dopo, tutta un'altra storia: Conti ha abbandonato il Pd per Italia Viva, le battaglie di ieri sono diventate oggi quelle di molti. Ma resta un grumo di dolore.

Sindaca Conti, questa vicenda come ha colpito la sua vita?
«Non posso negare che l'abbia cambiata radicalmente. L'urbanistica è entrata nella mia vita come un uragano: ho studiato, ricercato, approfondito e me ne sono innamorata. Ho capito che un bravo amministratore non è solo quello che sa dire no, ma quello che indica il 'come'».

Ad esempio?
«Come possiamo fare rigenerazione urbana incentivando le imprese e il lavoro, tutelando l'ambiente. Lo studio costante mi permette di provarci ogni giorno: ogni giorno cerco di trovare il 'come'. Oggi mi rendo conto che questa vicenda non ha cambiato solo la mia, di vita».

In che senso?
«Ha cambiato anche quella di tutti gli amministratori e cittadini emiliano-romagnoli che oggi hanno a disposizione una legge urbanistica migliore. Il tema del consumo di suolo, prima di questa vicenda, non era stato ancora affrontato seriamente, in modo sistemico. Devo dire grazie a Raffaele Donini e a Stefano Bonaccini per avermi sostenuta e per avere investito in una legge urbanistica, certo perfettibile, ma efficace».

Conti, si è mai sentita sola in questi anni?
«Tra le tante cose che questa esperienza ha cambiato, ci sono stati inevitabilmente anche i rapporti umani e politici. Partiamo dal presupposto che tutti gli amministratori pubblici, quando devono decidere, sono soli».

Un bel fardello.
«Ho imparato a farci i conti con questa solitudine, ho provato a trasformarla in coraggio. Sono rimasta delusa e amareggiata da una parte di politica che confidavo praticasse i valori che predicava. Che amaro risveglio: io li ho visti tutti alla prova dei fatti, non possono raccontarmela. Però accanto a questo, ho avuto persone di spessore che non hanno mai fatto mancare sostegno e vicinanza, le parole giuste nei momenti più difficili».

Facciamo i nomi.
«L'allora presidente del Consiglio Matteo Renzi, (che io non avevo mai sostenuto e che non conoscevo) mi telefonò per capire cosa stesse accadendo. Dopo la nostra telefonata, senza esitazione, prese posizione e dichiarò di essere al mio fianco, 'a testa alta e senza paura', decise di stare dalla parte di una giovane sindaca, fino a quel momento - a parte qualche eccezione - isolata».

E poi?
«Nei giorni più burrascosi, Bonaccini e Donini, c'erano. Andrea De Maria aprì una riflessione sull'indipendenza della politica che apprezzai molto. Anche Licciardello, Paruolo, la Santi Casali: su alcuni temi etici abbiamo avuto posizioni diverse ma loro e una parte della comunità del Pd di San Lazzaro, hanno lottato con me. Non dimentico chi remava contro, ma ricordo con più forza chi c'è stato».

Crede che essere stata donna e giovane abbia influito nel ricevere le pressioni?
«Tutti i sindaci sono sotto pressione, ogni giorno, indistintamente. Rispetto a questa lotta che mi ha tolto il sonno e ha spezzato l'illusione, forse ingenua ma certamente autentica, che i valori predicati venissero anche praticati, ho imparato sulla mia pelle che la differenza la fanno sempre le persone. C'è un prima e un dopo».

Ora qual è il futuro di quell'area?
«Rimarrà area verde, un polmone per la città».