03/10/19
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La famiglia al centro, parola di scout

Parla la neoministra Elena Bonetti: "Porto con me il senso pratico di essere donna e mamma, unito alla mia esperienza di docente"
Intervista a Elena Bonetti di Alberto Gaggia - Famiglia Cristiana, 3 ottobre 2019

Prima ancora del programma, lo stile. Niente uscite a effetto e "scontri ideologici" sulla pelle delle famiglie italiane. «Coesione sociale e non divisione»: questa è la promessa. «Vorrei che il mio incarico fosse contraddistinto da sobrietà e concretezza proprio perché si trattano temi delicati che riguardano la famiglia». Elena Bonetti, docente di matematica alla Statale di Milano, già dirigente nazionale di Agesci, l'associazione dove ha speso tanti anni e passione come educatrice, ora che è stata nominata ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, tiene tutto di queste esperienze come bagaglio utile nella direzione del dicastero affidatole dal Presidente della Repubblica.

«La matematica può aiutarmi perché è disciplina che insegna a sviluppare un pensiero mai gridato, ma basato su giuste premesse. Insegna l`umiltà e la fatica del sapere. 
Nella ricerca scientifica si fanno errori e c`è la consapevolezza che ogni risultato è parte di un processo più grande che chiede condivisione, gioco di squadra, studio, creatività e tantissima passione: tutto quello che dovrebbe esserci anche nella politica. Non crede?».

Ma l`equazione da risolvere, per la "ministra" (come preferisce presentarsi, «ma - dice - senza farne una questione di Stato») stavolta è di quelle 
dalla soluzione davvero ardua e tentata invano tante, troppe altre volte: portare le politiche familiari e di sostegno alla famiglia al centro del programma di governo, senza che poi, per motivi
di bilancio, vengano regolarmente accantonate come irrealizzabili.

Perché stavolta dovremmo aspettarci un risultato diverso?
«Perché il governo parte con un progetto politico chiaro che mette al centro la valorizzazione delle famiglie nel nostro Paese, nella consapevolezza che esse sono i pilastri fondanti della nostra comunità e generatrici di benessere per tutti. In passato, proprio le battaglie ideologiche sulla famiglia hanno impedito di fare molto di più. La praticità tipica delle donne può sgomberare il campo da questi errori. Certo, non si può fare tutto e subito,
ma abbiamo ferma l`intenzione di riavviare un processo e fissare delle scadenze precise».


Lei ha affermato che questo sarà il governo che scriverà un "Family Act". Di cosa si tratta?
«Intendo un progetto integrato di interventi a più livelli che dia sostegno e aiuto concreto alle famiglie, con particolare attenzione a quelle che si fanno carico di situazioni di fragilità. In Italia, il problema demografico, che è una delle emergenze da affrontare, si può risolvere dando sostegno e prospettiva alle famiglie, che in aggiunta devono essere accompagnate nella cura e nell'educazione dei figli, fino alla loro piena autonomia.
Serve inoltre valorizzare il ruolo della donna nella nostra società e nel mondo del lavoro, quindi di questo pacchetto farà parte una serie di politiche a sostegno della conciliazione vita-lavoro».

Una di queste misure, prevista nei punti programmatici del governo è l`assegno unico. Di che si tratta? E di che cifre stiamo parlando?
«Non sarà, anzitutto, una misura una tantum, ma un sostegno strutturale sul quale si possa contare nella progettazione familiare. Dovrebbe accompagnare le famiglie dalla nascita dei figli fino alla loro piena autonomia. Le forme ipotizzate sono più di una: penso a un assegno mensile universale, ma anche a bonus e detrazioni. Penso, per esempio, a detrazioni o vantaggi fiscali per l`acquisto di beni e servizi per l`infanzia. E a un sostegno soprattutto nei primi tre anni di vita dei bambini. Insomma, non lasceremo la famiglia da sola in tutto il percorso di formazione dei figli».

Altra misura annunciata sono gli asili nido gratuiti da subito. È così?
«Sì. Anche in questo caso, non è solo un sostegno economico per poter inserire i bimbi all'asilo e dare opportunità alla madre di riprendere il lavoro, ma anche il riconoscere al bambino il diritto a un`educazione già nei primi tre anni di vita, sapendo che già in questa fase le diseguaglianze sociali diventano pesanti e, a volte, incolmabili».

Negli ultimi mesi, il dialogo tra istituzioni e società civile si è quasi interrotto. In questa fase progettuale, che spazio avrà la rappresentanza sociale, le associazioni delle famiglie?
«Questo dialogo è parte integrante della nostra "road map". Apriremo tavoli di confronto e ascolteremo tutte le realtà nel Paese che hanno qualcosa da dire in merito».

Prima accennava al "deserto della natalità". Al di là delle serie motivazioni economiche, cosa le suggerisce un Paese in cui non si mettono più al mondo figli?
«Credo che per una coppia accettare maternità e paternità presupponga una scommessa sul futuro, una capacità di avere speranza nel domani. Avere un figlio oggi è una delle pochissime scelte irreversibili della vita.
Forse manca questa capacità di immaginarci e proiettarci nel futuro, ed è nostra responsabilità verso le nuove generazioni riprendere a parlare e pensare come un Paese che ha speranza nel futuro».

Lei haintenzione di allungare i congedi di maternità e paternità, e non solo perché l`Unione Europea ce lo richiede. È così?
«Certo. Estenderemo i congedi per entrambi i genitori, anzitutto per favorire le donne che non possono essere penalizzate sul lavoro quando diventano madri, ma anche per i papà: per ribadire che il ruolo educativo dei padri è altrettanto importante di quello materno e per promuovere questa alleanza educativa nella diversità, abbattendo lo stereotipo dannoso che vuole privare il padre della relazione e della cura dei bimbi».

Parliamo di adozioni, un istituto in crisi. Cosa farà per rilanciarlo?
«Su delega del presidente Conte e proseguendo il lavoro iniziato, assumendo la presidenza della Cai (commissione Adozioni Internazionali), intendiamo portare avanti dei progetti a tutela delle famiglie e dei bambini coinvolti in questi percorsi».

Si è fatto un gran parlare sui giornali di quel documento dell'Agesci a favore delle unioni civili che lei 
avrebbe sottoscritto...
«Preciso: il documento in questione è La carta del coraggio stilato da 476 scout di Agesci, dopo un percorso di un anno che ha coinvolto 30mila ragazzi in tutta Italia. In esso i giovani ponevano richieste al Paese e 
alla Chiesa. Tra queste, quella di non discriminare le coppie omosessuali. Io ho accompagnato questo percorso e ho permesso che questa voce fosse rappresentata. Non ho firmato il documento, essendo il punto di vista dei giovani. Come cittadina, tuttavia, ho guardato e guardo con favore la legge del governo Renzi che riconosce le unioni civili, perché riconosce il diritto di amare e condividere la vita e, insieme, però, chiede l`assunzione di responsabilità reciproca».

Lei è ministra, ma è anche moglie (il marito lavora e vive a Mantova) e madre di Tommaso (14 anni) e Chiara (10). Come riesce a conciliare il doppio ruolo?
«È possibile farlo se esistono contesti lavorativi che lo permettano. Per questo mi batterò per favorire politiche di conciliazione. Ho la fortuna, poi, di avere accanto un marito che condivide in pieno questo mio servizio che stiamo portando avanti tutti insieme».

In cosa l`esperienza dello scoutismo le tornerà utile 
nel suo nuovo incarico?
«Lo scoutismo mi ha insegnato a mettermi al servizio di una comunità e a sentirmi parte di essa. Mi ha mostrato la bellezza generante di educare i giovani. Infine, mi ha dato la capacità di vivere anche i momenti difficili con leggerezza: abbiamo uno zaino pesante da portare, ma il desiderio e la passione per le cose da fare sono più forti della fatica».

Papa Francesco ha più volte meditato sul valore della famiglia e della donna...
«È un punto di riferimento del mio percorso personale. È da lì che viene la mia visione della famiglia come luogo dove si incontrano le diversità, in un'
alleanza generativa che non si chiude, ma accoglie».