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Il vademecum per orientarsi nel dibattito sul cuneo fiscale, a cura di Luigi Marattin

La nota del parlamentare Iv, 11 luglio 2022.

"Un post per prepararsi al dibattito che per i prossimi mesi dominerà la scena. E magari, per essere in grado di riconoscere le panzane che - speriamo in parte - lo contraddistingueranno": è quel che Luigi Marattin ha proposto oggi, tramite la sua pagina Facebook.

"Quello che giornalisticamente si chiama “cuneo fiscale” - scrive Marattin - è in realtà la somma di due principali componenti: 1) le imposte che il lavoratore paga sulla propria retribuzione lorda; 2) i contributi previdenziali che pagano il datore (per due terzi) e il lavoratore (per un terzo)".

Il punto 1), sottolinea Marattin, è il "cuneo propriamente fiscale". Il punto 2), invece, spiega Marattin è il "cuneo contributivo".

"Sono due cose diverse, con meccanismi diversi, con finalità diverse", prosegue Marattin, che aggiunge: "da 30 anni se ne parla come se fossero una sola cosa, e non c’è assolutamente alcuna minima speranza di cambiare questo andazzo".

"Tagliare il cuneo “propriamente” fiscale significa ridurre l’Irpef come si è fatto nell’ultima legge di bilancio", spiega il presidente della Commissione Finanze.

"Tagliare il cuneo contributivo significa  - prosegue Marattin - tagliare i contributi che datori e dipendente versano affinché il dipendente ne goda quando raggiunge la pensione. In entrambi i casi si riduce la differenza tra “quanto un lavoratore costa all’impresa e quanto finisce in busta paga”, che secondo l’Ocse in Italia è al 46,5% (il quinto più alto in Europa)".

"Gli effetti positivi sull’economia - ci dice Marattin - sono sia in termini di domanda ( = maggior reddito disponibile) che offerta ( = maggiori incentivi al lavoro)".

Naturalmente, spiega il parlamentare Iv, "in entrambi i casi, occorre trovare copertura finanziaria. Perché l’Irpef serve a finanziare la spesa pubblica nel suo complesso, mentre i contributi - in un sistema a ripartizione come il nostro - non pagano le pensioni di domani ma quelle di oggi. Il taglio dei contributi però può avere anche un effetto futuro. Poiché stiamo andando (grazie a Dio) verso un sistema totalmente contributivo - in cui la mia pensione rispecchierà quanto ho versato - meno verso oggi minore sarà la mia pensione domani".

"È il motivo - aggiunge Marattin - per cui i sindacati (a leggere i giornali di oggi) dichiarano di preferire il taglio dell’Irpef. Cioè lo stesso contro cui Cgil e Uil hanno proclamato, lo scorso 16 dicembre, il primo sciopero generale dopo 7 anni. Perché dicevano che preferivano il taglio contributivo".

Tuttavia, sottolinea Marattin, "se scelgo il versante fiscale, devo rassegnarmi ad una cosa: i vantaggi maggiori in valore assoluto non saranno mai sulle fasce di reddito più basse. Perché si vuole difendere i più ricchi? Perché si odiano i poveri? No. Per un motivo più semplice".

"I 18 milioni di contribuenti nel primo scaglione Irpef (coloro con un imponibile inferiore a 15 mila euro annui) pagano in media 17 euro di Irpef al mese. Anche solo se dimezzassimo tale cifra, i titoli dei giornali sarebbero 'solo 8 euro al mese di sconto Irpef !!!'", scrive Marattin.

Insomma, prevede Marattin, "il dibattito sul cuneo fiscale ci accompagnerà fino a dicembre". Ma, conclude, "lo possiamo fare con cognizione di causa (facendo la scelta - meditata - più utile al paese) o a caciara per i sondaggi. Secondo voi quale delle due modalità prevarrà?".