11/06/20
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Sandro Gozi: "Recovery Fund, ecco le novità per la ripartenza"

Intervista di Marco Girella, "QN Economia", 11 giugno 2020.

Ex deputato italiano, ex sottosegretario agli Affari europei, attualmente parlamentare europeo eletto in Francia nelle liste di Macron, Sandro Gozi, cesenate, 52 anni, è stato in prima fila nel sostenere il Recovery fund.

Ci spiega in parole semplici che cos'è?
«È un programma nuovo, nato da un'iniziativa di Macron. È il più ambizioso della Ue perché aggiunge 750 miliardi di risorse al bilancio europeo. Sommandoli, la capacità di fuoco totale è di 1.850 miliardi di euro».

A quali condizioni si può accedere a questi fondi?
«Per quanto riguarda i soldi del bilancio europeo, rispettando le regole che la Ue si è data da sempre. Per una quota dei 750 miliardi che due mesi fa non esistevano, presentando programmi su sette anni».

Sono lunghi.
«La programmazione europea segue questi tempi da sempre. Vorremmo portarli a cinque anni -ria ai momento è così»

Chi mette i soldi?
«Nei 750 miliardi non entrano i contributi degli Stati. Si trovano indebitandosi insieme, come Europa, sui mercati. Diamo come garanzia una parte del bilancio europeo. Il prestito viene erogato alla Ue, che è un debitore con tripla A. Quindi non chiediamo un euro in più né ai governi né ai contribuenti».

E a chi li chiediamo?
«Oltre che ai mercati, ai giganti del digitale, che anche con la crisi hanno visto aumentare i profitti del 40%, alle multinazionali che beneficiano del mercato unico, e imponendo un prelievo ai prodotti fabbricati fuori dalla Ue senza rispettare le nuove norme ecologiche».

Uno dei motivi di scontro politico è che nella Ue c'è chi dà molto e riceve meno. Per esempio l'Italia.
«Non solo. Anche Francia, Germania, Finlandia, Austria, Olanda, Danimarca e Svezia».

Gli ultimi quattro sono i Paesi del rigore. Specialmente verso di noi.
«I cosiddetti Paesi frugali sono particolarmente ostili a quella parte dei 750 miliardi che verrebbe data a fondo perduto. Nella proposta della commissione all'Italia ne vanno oltre 171, di cui 80 a fondo perduto e 90 come prestiti agevolatissimi. Ricordiamoci che nel Recovery fund l'Italia è il primo beneficiario in assoluto».

I frugali come si convincono?
«Agendo sullo sconto sui loro versamenti che negoziarono insieme alla Gran Bretagna. Doveva sparire con la Brexit ma si può anche mantenere. E poi ricordando a tutti, compresi i sovranisti italiani, che l'Olanda vende l'80% della sua produzione in Europa e Italia e Germania sono i Paesi più avvantaggiati dal mercato unico».

Qual è secondo lei la strade migliore per avere i soldi?
«Presentare in fretta programmi credibili su ricostruzione sanitaria ed economica. E sulla transizione della produzione verso il digitale e una maggiore sostenibilità ambientale».

Perché dice in fretta?
«Perché per l'Italia è importante che il negoziato si chiuda prima possibile. D'altra parte digitale e ambiente sono temi forti di tutti i partiti al governo».

Basterà?
«No. Ci sono anche problemi strutturali come l'eccesso di burocrazia e la lunghezza dei tempi della giustizia».

Questioni annosa.
«Che ci penalizzano. Germania e Francia hanno fatto avere i soldi a lavoratori e aziende in pochi giorni. L'Italia ci sta ancora lavorando. La differenza la fa la burocrazia».