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Gozi: "Occasione per rifondare l'Europa"

Intervista di Vincenzo Spagnolo, "Avvenire", 2 marzo 2022.

«In guerra, anche i simboli contano. L'adesione dell'Ucraina all'Ue ha un forte valore simbolico. Non sarà per oggi né per domani, perché le procedure durano anni. Ma, in questo momento d'emozione fortissima, è doveroso tenere aperta la prospettiva, fornendo al contempo a Kiev un aiuto massiccio, anche sul piano dei rifornimenti militari». Sandro Gozi, europarlamentare di Renew Europe e già sottosegretario all'Ue nei governi Renzi e Gentiloni, ama parlar chiaro.

La sua disamina parte da un paradosso: «Ritenevo da anni che fosse tempo di rifondare l'Europa e che la nostra generazione avrebbe contribuito. Ma non avrei mai immaginato che il principale "padre rifondatore", suo malgrado, sarebbe stato Vladimir Putin» .

L'attacco all'Ucraina sta spingendo i governi dei 27 a compiere passi impensabili fino a qualche giorno fa.
Già. Ha prodotto una compattezza dei governi europei che non si vedeva da anni e ha aperto gli occhi all'opinione pubblica. Ciò potrebbe consentire di raggiungere risultati importanti nel rafforzare la costrizione europea.

In quale direzione?
Siamo entrati in una nuova "età del ferro", in cui i rapporti di forza contano. L'Europa deve riappropriarsi del concetto di "potenza": energetica, industriale, militare e digitale. Il tutto sotto il controllo dei Parlamenti, a differenza di quanto avviene in altre nazioni. Bismarck diceva che la diplomazia senza armi è come la musica senza strumenti. Se vogliamo diventare una "potenza" democratica nel contesto globale, insieme a una Politica estera comune serve una Difesa comune, partendo da una forza di 5mila uomini e aumentando al 2% la percentuale di Pil per spese militari. Solo in funzione difensiva, per evitare che la nostra sia una diplomazia spuntata e per stare al fianco di chi oggi, alle porte dell'Europa, muore per i nostri valori comuni.

Una visione, quella del "si vis pacem, para bellum", così diversa dal dettato della nostra Costituzione, che ripudia la guerra.
Già fornire le armi all'Ucraina è un passo inedito per l'Ue. Lo capisco. Del resto l'Unione era nata, dopo due guerre mondiali e la Shoah, come antidoto alle smanie di supremazia delle potenze nazionali. Oggi però una politica non violenta non può passare per l'impotenza. Vogliamo evitare uno scontro militare con la Russia, ma non possiamo essere equidistanti fra l'aggressore e l'aggredito: Putin, inseguendo logiche imperialistiche, massacra civili e militari di un altro Paese; mentre gli ucraini muoiono per difendere i loro valori e per scegliere un destino che loro vogliono in Europa. Necessitano di sostegno sanitario, militare e umanitario.

Oltre che con le bombe, le nuove guerre si combattono via web, a colpi di fake news e troll.
Come membro della commissione d'inchiesta del Parlamento Ue sulla disinformazione, ho riscontrato come tre Paesi - Russia, Cina e Venezuela - in questi anni abbiano pesantemente interferito, con disinformazione via web, ma anche con finanziamenti di movimenti politici, nelle dinamiche delle democrazie europee. Anche oggi, pseudo-quotidiani on line russi lo fanno. Dobbiamo reagire, dandoci regole e strumenti europei di cybersecurity all'avanguardia e chiedendo alle piattaforme social di essere più attente e trasparenti.

E sul piano economico? Come evitare che le sanzioni penalizzino indirettamente imprese europee già provate dalla pandemia?
Affinché le sanzioni fiacchino la Russia, dovranno durare a lungo. Per attenuare i sacrifici, servono meccanismi di solidarietà e compensazione, "ristori" come il fondo da 5 miliardi attivato nel post Brexit per pesca o agricoltura, Quel plafond potrebbe essere raddoppiato, fino a 10 miliardi. Sull'energia servirebbe una visione più ampia, un prolungamento del Recovery plan, rendendo permanente il piano di rilancio, che dovrebbe terminare nel 2026.