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Gozi: "Macché moderati, l'alleanza dei liberali deve essere radicale"

Intervista di Umberto De Giovannangeli, "il Riformista", 9 dicembre 2021.

Il campo riformista visto dall'Europa e da chi l'Europa la conosce come pochi. La parola a Sandro Gozi, Renew Europe, eletto al parlamento europeo con En Marche, movimento di Emmanuel Macron in Francia, segretario generale del Partito Democratico Europeo.

«L'ora di unificare le forze. C'è bisogno di una aggregazione liberale e socialista che elabori un progetto, ridia spazio alla politica, rimetta in moto anche le capacità di pensare della sinistra e della destra, dia scacco al qualunquismo...». Su queste parole del direttore Sansonetti si è aperto un confronto di grande interesse. Lei come la vede?
La vedo come una scelta possibile e sempre più necessaria, anzi direi urgente. Lo penso dalla sera della sconfitta al referendum sulla riforma costituzionale del 2016 e lo dico da marzo 2018, dopo la grande vittoria populista e nazionalista alle elezioni politiche. La società italiana è profondamente cambiata come il resto d'Europa. Oggi le forze liberali, democratiche e riformatrici sono prigioniere di due blocchi conservatori, di destra dura, estrema e di sinistra populista. Le stesse espressioni centro destra e centrosinistra sottintendono una asserita subalternità dei liberal-democratci e dei liberal-sociali, il cui ruolo sarebbe limitato e ancillare rispetto ai due blocchi. Ma questi blocchi sono sempre più autoreferenziali e c'è un grande spazio per una nuova proposta politica. Una proposta che deve sostenere con convinzione lo sforzo riformatore del governo Draghi, l'ultima occasione di riforma e rilancio per il nostro Paese. Quindi dobbiamo dare battaglia contro chi non vede l'ora di chiudere questa parentesi. Le scelte nette di impegnarsi per la transizione ecologica in modo concreto e pragmatico; la volontà di governare la rivoluzione digitale per trasformare il paese; una riforma della giustizia profonda, a cominciare dal sostegno ai referendum dei radicali che si voteranno nel 2022, perché in Italia c`è un crescente problema di stato di diritto e la magistratura è ormai un vero e proprio Stato nello Stato; il no netto a più tasse e un'efficace riduzione della spesa pubblica anche approfittando del Pnrc. Questi sono per me i pilastri della proposta politica di una nuova alleanza delle forze politiche e dei movimenti civici che punti a superare i vecchi schemi e che intercetti veramente, in modo radicale - altro che moderati! - i veri bisogni degli italiani e che dia nuova voglia di futuro all'Italia. Non è questione di sigle, ma di scelte politiche. Però dietro le sigle esistenti, che si chiamino Italia Viva, +Europa, Azione o Base di Marco Bentivngli o altri, ci sono idee, ci sono donne e uomini che militano e si spendono per un'altra politica, e per questo da lì dobbiamo partire. Andando poi oltre anche le sigle, guardando a tutti coloro che vogliono impegnarsi in una nuova alleanza che non sarebbe «di Draghi» ma «per Draghi» e che dovrebbe proseguire l'agenda riformatrice di Draghi dopo ii 2023 in una prospettiva di Italia 2030. È il progetto che chiamiamo «Renew Italia» porche è già una realtà vincente al Parlamento europeo, col gruppo Renew Europe. alleanza tra i liberali dell'Ade e i democratici liberali e sociali del Partito Democratico e di En Marche, con ecologisti, e personalità della società civile. Ho lavorato personalmente per questo progetto sin dal 2018 e lo ritengo l'innovazione politica più importante in Europa: siamo riusciti a superare il lungo duopolio popolari-socialisti che per troppo tempo aveva dominato in Europa. Per fare tre esempi concreti, senza Renew Europe e senza Emmanuel Macron non avremmo mai ottenuto il piano di rilancio, il green deal e il tema dello stato di diritto non sarebbe così centrale nell'Unione. Questo movimento riformatore, che supera le decrepite divisioni tra centrodestra e centrosinistra ha vinto in Francia nel 2017, nei Paesi Bassi e Germania nel 2021 e proprio da Berlino arriva l'ultimo messaggio: i socialdemocratici vincono con proposte centrali, e alleandosi a liberali europeisti e verdi con cultura di governo, non inseguendo i populisti o l'estrema sinistra. Perché tutto questo è possibile e accade nel resto d'Europa e non può accadere in Italia? 

La pigrizia intellettuale è uno dei virus che infetta la politica. Così come l'uso di vecchi schemi, come quello di centrodestra e centrosinistra, che, sostengono da più parti, non rispondono più alle sfide del XXI secolo né aiutano a ridefinire alleanze e progettualità alternative. È anche lei di questo avviso?

La politica, assieme a media un po' pigri e un po' compiacenti, continua a proiettare un vecchio film sbiadito in technicolor in un'epoca in cui ormai tutti guardiamo film sulle piattaforme digitali. Basta guardare con un po' di distanza il microcosmo politico e mediatico romano per capire che il centrodestra e il centrosinistra cosi come li abbiamo conosciuti e presentali negli ultimi 25 anni sono morti e sepolti: i tempi della rivoluzione liberale di Berlusconi 1994 e del grande progetto riformista di Prodi 1996 sono del tutto andati e chi ne parla oggi nasconde paura e mancanza di idee. Il centrosinistra non c'è più perché il Pd è diventato un partito di sinistra conservatrice che si aggrappa ai populisti a 5 stelle nell'illusione che quella sia l'unica via per non staccarsi dal potere, unico vero collante delle correnti di quel partito. Il centrodestra esiste ancora meno, ormai prigioniero di una dura competizione tra due estreme-destre: una di opposizione, Giorgia Meloni, l'altra di governo, Matteo Salvini. Non riesco proprio a capire come i liberali di Forza Italia possano pensare di condividere un progetto politico con chi in Europa è alleato di Le Pen, come Salvini, o dei postfranchisti di Vox e dei reazionari polacchi, conte Giorgia Meloni. Questo non vuol dire che non ci siano valori progressisti, conservatori o reazionari, e io scelgo senza dubbio il progressismo. Ma questi valori non sono riflessi negli attuali schieramenti: vedo molta conservazione a sinistra, poco liberalismo a destra. Le uniche due certezze sono l'oscurantismo reazionario di Meloni e il populismo opportunista dei 5 stelle. Il resto è fluido, spesso contraddittorio, in gran parte superato. Dobbiamo dimostrare di avere il coraggio e l'audacia necessaria per trasformare la politica italiana: e tutto potrebbe accadere anche molto rapidamente se si creasse un movimento politico dinamico, che federi le forze esistenti e soprattutto che presenti un nuovo progetto di riforma e speranza per l'Italia.

Tutti, più o meno, oggi si definiscono europeisti, perfino Matteo Salvini. Ma a lei che l'Europa la conosce conte pochi, per i suoi studi e per i ruoli politici che ha ricoperto e ricopre, questo abuso di "europeismo" non dà un po' fastidio?
È una cosa tanto ridicola quanto falsa. Meloni o Salvini sono tutto tranne europeisti: sono reazionari, alleati di reazionari. E non riesco proprio a capire questa tendenza romana a non chiamare le cose col proprio nome, a sforzarsi di dare una patina di accettabilità a forze che sono lontane anni luce dai valori fondamentali europei. Salvini è il migliore alleato di Marine Le Pen che è la peggiore nemica dell'Unione europea, anche se oggi in modo ipocrita vuole presentarsi sotto una diversa luce. E nessuno in buona fede può rivendicare un conservatorismo riformatore di Giorgia Meloni che si accompagna in Europa con i polacchi che contestano il primato del diritto europeo e con l'estrema destra spagnola di Vox. Inorridisco poi quando leggo che Meloni sarebbe europeista ma in senso "confederale", un ossimoro: chi vuole trasformare l'Unione in una confederazione vuole di fatto e di diritto smantellare le basi essenziali del sistema comunitario, generalizzare il potere di veto e paralizzare l'Unione. L'esatto contrario dell'europeismo. Una finzione, poiché nel mondo di oggi noi europei possiamo ritrovare una vera sovranità solo attraverso un'Europa sovrana e democratica, un'Europa della potenza e della conoscenza, moltiplicatore di opportunità soprattutto per i giovani e allo stesso tempo la miglior difesa delle identità, dei valori, delle radici e dei veri interessi degli europei.

A proposito di grandi famiglie politiche europee. lei che idea si è fatto dell'ipotesi evocata da Luigi Di Malo di un ingresso dei 5Stelle nel socialismo europeo?
L'unica idea che ho di Di Maio è di essere un populista disinvolto e spregiudicato, che passa dai Gilet gialli a Macron senza alcuna spiegazione. Le sue ultime acrobazie hanno fatto molto ridere, e non solo il sottoscritto: prima voleva togliermi la nazionalità per il mio incarico di governo a Parigi e oggi applaude il Trattato del Quirinale tra Francia e Italia, che formalizza e generalizza quegli scambi di politici e funzionari che io ho anticipato. Il passaggio dei 5 Stelle ai Socialisti, se avverrà, è un problema dei socialisti, non certo nostro. Certo, immagino che i socialisti francesi o lo stesso Enrico Letta non abbiano fatto salti di gioia nel sapere che oggi Di Maio se fosse in Francia non sceglierebbe i gilet gialli ma Macron: non male, nel momento in cui Anne Hidalgo è la candidata socialista ed Enrico Letta si è precipitato a sostenerla. Promette bene per il gruppo socialista, non crede?

Nel 2022 la Francia voterà il nuovo Presidente. Lei che è stato molto vicino a Macron, lo ritiene, come sembrerebbe dai sondaggi, fuori gioco nella corsa all'Eliseo?
Emmanuel Macron in Francia ha pensato e realizzato l'impossibile per superare il vecchio bipolarismo tra postgollisti e socialisti. In questi cinque anni ha realizzato tante riforme di cui la sinistra e la destra hanno solo parlato, senza mai attuarle, negli ultimi trent'anni. E si è affermato come il vero leader europeo, oggi assieme a Mario Draghi. Non capisco perché a Roma lo si presenti come un leader in difficoltà: la maggioranza presidenziale si sta allargando e organizzando in una nuova casa comune con contributi importanti sia da destra che da sinistra. Oggi i sondaggi danno Macron vincente al secondo turno contro ogni avversario. Ma certamente la battaglia sarà durissima: Valerie Pecresse, la candidata della destra repubblicana, è un'avversaria efficace; Zemmour ha del tutto sdoganato idee e propositi razzisti che facilitano il lavoro di Marine Le Pen. Ma sono convinto che Macron possa riuscire in ciò che a nessun presidente è riuscito da quando il mandato è di 5 anni: succedere a se stesso.