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Gozi: "Da Draghi e Macron una spinta all'autonomia strategica"

L'intervento pubblicato su "Taranto Buonasera", 2 dicembre 2021.

È un momento storico. L'Italia salda un'alleanza politica senza precedenti con un Paese amico, la Francia, con cui ci sono interessi sempre più forti e comuni: due grandi Paesi, due grandi economie decidono di governare e gestire, nel dialogo e nella continuità, le loro relazioni bilaterali e la loro azione in Europa e nel mondo.

Sono convinto, che la costruzione europea dei 27, debba poggiare su di una base politica, industriale, geopolitica solida; su un treppiede Roma, Parigi, Berlino. Questo non significa affatto creare nuove divisioni tra Paesi: significa al contrario favorire un gruppo dinamico di Paesi e popoli che spinge in modo deciso e inclusivo per raggiungere veramente tutti gli obiettivi comuni.

Macron e Draghi daranno una forte spinta all'autonomia strategica europea, industriale e della difesa. Sapranno avviare la riforma dell'Eurozona e, più in generale, sfruttare al massimo le proposte di riforma dell'Ue che verranno dalla Conferenza, in corso, sul futuro dell'Europa.

La cooperazione tra Italia e Francia va strutturata e formalizzata, non può dipendere dalle personalità presenti di volta in volta all'Eliseo e a Palazzo Chigi. L'Italia non ha nulla da temere da una relazione speciale con la Francia. Gli interessi dei nostri paesi non sono mai stati così convergenti. Dalle priorità europee alla transizione ambientale, dalla riforma del Patto di stabilità alla rivoluzione digitale, italiani e francesi hanno compreso che farsi la guerra serve a poco, meglio cooperare a monte dei processi anziché accusarsi reciprocamente a valle.

Il Trattato del Quirinale è una vittoria dell'Italia, della Francia, ed anche dell'Europa. I rapporti tra Francia e Italia non sono mai stati buoni come ora: i due Paesi hanno interessi convergenti e sono guidati da due Presidenti come Emmanuel Macron e Mario Draghi, europeisti convinti.

Il Trattato vuole creare un quadro all'interno del quale sia gestita la cooperazione tra due grandi Paesi fondatori dell'Unione Europea, membri del G7 e del G20. Il Trattato del Quirinale aiuta ad affrontare meglio, temi complessi come la politica migratoria in Europa, con l'auspicato superamento del Trattato di Dublino, e aiuta altresì a risolvere a monte, attraverso il dialogo e il confronto costante tra mondo politico italiano e mondo politico francese, eventuali incomprensioni e problemi che dovessero sorgere a valle, garantendo reciprocità nelle relazioni economiche tra Francia e Italia.

Intensificare la cooperazione tra questi due grandi paesi è utile proprio nell'interesse di Italia e Francia. Perché, in questo grande momento di cambiamento in Europa e nel mondo, due paesi chiave della Ue, introducono un nuovo metodo di dialogo, con la consuetudine di analizzare e risolvere i problemi insieme.

Oggi Italia e Francia sono legate da economie integrate e scambi commerciali molto intensi, ma non c`è mai stato un quadro istituzionale strategico in cui cooperare, sia per grandi progetti, sia per iniziative comuni di politica europea ed internazionale.

Questo trattato crea uno scenario che assicura buoni rapporti duraturi e non unicamente legati alla congiuntura favorevole, come accade ora, grazie alla grande stima tra Macron e Draghi.

Il Trattato del Quirinale non è alternativo al Trattato dell'Eliseo, siglato all'indomani del secondo conflitto mondiale tra Francia e Germania. Se l'asse franco tedesco, assicurato da un trattato del 1993, recentemente rinnovato ad Aquisgrana, si muoveva nella logica della riconciliazione, dopo due guerre mondiali, quello di Roma risponde ad esigenze storiche diverse. È figlio del suo tempo, perché le politiche nazionali non bastano più, servono strategie transazionali comuni. Dai fondi per la ricerca e la difesa a quelli del servizio civile. Certamente ci sarà un peso maggiore nell'Europa dei 27.

Ora va ratificato, ma siamo già pronti per le prossime scadenze, a partire dalla presidenza francese dell'Ue da gennaio e passando per il dibattito sulla riforma dell'Europa e il progetto, molto caro a Macron, di una difesa comune europea. L'assetto europeo deve fondarsi infatti su un treppiede costituito da Berlino, Parigi e Roma, una solida base per tutte le sfide che ci attendono, ma senza escludere nessuno, perché dobbiamo includere tutti quelli che hanno a cuore la trasformazione europea. Nulla lo impedisce, anche alla luce del nuovo governo tedesco che ha fatto aperture molto importanti. Credo che oggi ci siano condizioni migliori anche rispetto a quella che fu la Germania di Schulz.

In Libia, le divisioni tra di noi hanno portato in quel Paese Russi e Turchi, contro gli interessi dell'Europa. Francia e Italia hanno imparato la lezione. Con questo trattato una cosa del genere non accadrà più, perché il nuovo metodo permetterà, a monte, di gestire anche le possibili divergenze. Ci sarà una consuetudine di incontri tra ministri e funzionari di Governo. Si potranno gestire i problemi prima che si aggravino. Si eviteranno malintesi anche sulle logiche di mercato.


L'idea fu di Macron nel 2017. Ne iniziammo a discutere e a lavorarci intensamente quando ero al governo con Gentiloni. Poi tutto fu congelato con il Conte 1, dopo gli attacchi di Salvini a Macron e la vicenda di Di Maio che sosteneva i Gilet Gialli. Si è ricominciato a parlarne con il Conte 2, ma è indubbio che l'impulso decisivo è stato dato dal premier Draghi. Tra lui e Macron c'è una forte intesa. Hanno voluto personalmente le ultime aggiunte al trattato, a cominciare dall'incontro trimestrale dell`altro paese nel Consiglio dei ministri. Ci avevo scommesso sin dall'inizio. Poi nel 2019 per la mia candidatura transnazionale in Francia e il mio ruolo nel governo francese, Meloni e Di Maio iniziarono ad attaccarmi pesantemente chiedendo addirittura di togliermi la nazionalità italiana. Oggi Di Maio applaude dimostrando quanto fossero stupidi quegli attacchi...

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