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Gozi: "A chi alza muri contro i migranti stop ai fondi del Recovery"

Intervista di Generoso Picone, "il Mattino", 11 ottobre 2021.

Era l'aprile del 2017 quando Sandro Gozi affermava che «chi in Europa alza muri contro i migranti non può pretendere dall'Europa fondi strutturali. Nell'Unione la solidarietà non può essere a senso unico: se uno Stato membro vuole ottenere i benefici economici, deve rispettare i valori fondanti della Ue. Ungheria e Polonia ricevono più di cento miliardi di euro, peccato che Budapest violi il diritto d'asilo dei migranti e Varsavia minacci la libertà di stampa».

Oggi, più di quattro anni dopo. Ungheria e Polonia assieme ad altri 10 Paesi manifestano l'intenzione di costruire muri ai confini per bloccare l'accesso dei migranti, chiedendo peraltro che sia l'Unione a finanziarne la realizzazione. Ce n'è abbastanza perché Gozi - già sottosegretario nei governi di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni e ora deputato al Parlamento di Strasburgo per Renew Europe e segretario generale del Partito Democratico Europeo - rincari la dose e chieda alla Commissione presieduta da Ursula von der Leyen «un atto di coraggio e un gesto di chiara volontà politica».

Gozi, quale?
«I Paesi che non si riconoscono nei principi alla base dell'Unione Europea non possono pensare di utilizzare i fondi comunitari e, nel caso specifico, quelli previsti dal Recovery Plan. Non ci si può ricordare dell'Europa soltanto quando si passa all'incasso. Qui sono in ballo i valori che sono alla base dello stare insieme, Perché non si può non mettere in relazione la posizione dei 12 con la sentenza della Corte di Varsavia con la quale la Polonia rigetta i trattati Ue sancendo la preminenza della legge del singolo Stato su quella comunitaria. C'è un legame strettissimo tra queste due scelte. La Commissione ha il dovere di reagire con strumenti di urgente efficacia: ricorra alla Corte europea di Giustizia per opporsi alla sentenza di Varsavia e intanto sospenda subito il Next Generation Ue per la Polonia. Poi affronti immediatamente la questione della gestione dei flussi migratori».

Che per l'Europa costituisce un problema aperto da tempo e mai risolto in maniera davvero adeguata.
«È vero. Il punto centrale da cui non si può sfuggire è quello dell'assoluta priorità di salvare migranti dalle acque del Mediterraneo come dal gelo della Bielorussia. Quindi bisognerà mettere mano a una strutturata strategia politica. I 12 Paesi immaginano che sul serio ci si possa proteggere dalle ondate di uomini e donne erigendo muri? Possibile che la lezione del passato non consegni un'altra verità?».

Un recente studio di organizzazioni olandesi, spagnole e tedesche ha contato che in Europa, dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989, ci sono ben 63 barriere di confine. Eppure non hanno fermato niente e nessuno.
«Per non dire degli Usa. Guardi, io non sono né buonista né nazionalista e tantorneno intendo passare per un facile profeta. Però nel 2014, quando in Italia ero sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con la delega agli Affari Europei, avvertii proprio la Polonia e l'Ungheria che quanto stava accadendo allora nel Mediterraneo si sarebbe replicato nelle loro aree. Oggi Alexander Lukashenko in Bielorussia utilizza i profughi come armi di destabilizzazione di massa. E l'Europa ha il diritto e il dovere di reagire, dando una risposta che sia in tono con la minaccia in atto».

La tradizione della cultura politica europea è segnata dalla solidarietà umanitaria. Può bastare ribadirla in questo momento?
«Evidentemente no. L'Europa dovrà impegnarsi in un'azione che punti a sostenere iniziative nei Paesi di origine e di transito dei flussi migratori e andando a rivedere e superare i famigerati accordi di Dublino che consegnano il compito dell'accoglienza ai migranti laddove essi approdano».

Lei pensa che l'Italia possa avere un ruolo importante su questo terreno? La decisione dei 12 può alimentare spinte che già sono state manifestate da parte di forze politiche, pure nella maggioranza cli governo?
«Fa riferimento alla Lega e a Fratelli d`Italia? Il partito di Matteo Salvini è nel governo di Mario Draghi ma è chiamato a risolvere problemi di fondo soprattutto al proprio interno. Fratelli d'Italia dì Giorgia Meloni dovrà dimostrare di non voler diventare Fratelli di Polonia, perché le scelte di Varsavia provocano gravi svantaggi al nostro Paese. La verità è che appare drammaticamente miope soltanto pensare di sostenere posizioni sovraniste in materia di immigrazione. Poi si sarà chiamati a spiegarne le conseguenze all`opinione pubblica».

Il 21 e il 22 di questo mese il Consiglio europeo ha all'ordine del giorno appunto l'argomento dei flussi migratori. ln quella sede ipotizza un pronunciamento comune tra Italia, Francia e Germania?
«Lo ritengo indispensabile. Le esperienze negative del passato, il blocco di Mentone e l'ingresso di un milione di siriani in Germania senza alcuna concertazione europea potranno essere d'insegnamento e oggi Draghi, Emmanuel Macron e ancora Angela Merkel sono chiamati ad assumersi una responsabilità speciale. C'è un treppiedi di valori tra Italia, Francia e Germania su cui costruire una politica coraggiosa e adottare provvedimenti che diano un segnale storico».

Non teme che i 12 facciano pendere la bilancia a loro favore?
«Si potrà evitare l'ostacolo della decisione unanime, come in passato Angela Merkel ha imposto insistendo sul consenso a 27 nel summit dei leader europei, e procedere a maggioranza. Il blocco dei fondi comunitari ai Paesi che si discostano dal sistema dei valori europei è inevitabile. A condizione che si registri l'espressione coraggiosa di una chiara volontà politica. È in gioco il destino dell'Europa per come noi l'abbiamo conosciuta in 70 anni di vita».