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Giustizia, Gozi: "La pena non è mai vendetta, ma rieducazione e ricerca dell'umanità"

Intervista di Alessandro Cucciolla, "l'Opinione delle Libertà", 20 luglio 2021.

"Ambrogio Crespi è un esempio, per il suo impegno nella famiglia, nel lavoro, nell'arte, nella società. Ed è vittima di un grave errore giudiziario, che ha già pagato a dismisura". E ancora: "La pena non è mai vendetta, ma sempre rieducazione, ricerca dell`umanità, reinserimento nella società. Per me non si buttano le chiavi delle celle neppure dei peggiori criminali. E comunque a tutti va data anche una sola possibilità di redimersi. Il carcere ostativo nega tutto questo, e per questo l`Italia è stata condannata e deve riformare la sua legislazione nei prossimi mesi". Questi alcuni passaggi dell'intervista a "l'Opinione" dell'europarlamentare Sandro Gozi.

Onorevole Sandro Gozi, lei ha letto il dispositivo del Tribunale di sorveglianza di Milano che ha sancito la scarcerazione del regista Ambrogio Crespi. Che idea si è fatto?
Le giudici che hanno firmato quel dispositivo hanno dimostrato grande intelligenza e umanità. Ridanno speranza e fiducia nella magistratura: e in questo periodo è particolarmente importante. Quell'atto è molto chiaro: Ambrogio è un esempio, per il suo impegno nella famiglia, nel lavoro, nell'arte, nella società. Ed è vittima di un grave errore giudiziario, che ha già pagato a dismisura. Io credo che un uomo non sia mai il suo errore, neppure quando questo errore è un crimine chiaramente provato, veramente commesso. Ma nel caso di Ambrogio, l'errore lo ha commesso chi lo ha condannato: la vittima dell'errore è Ambrogio stesso, mai stato mafioso, mai stato sistematicamente sottomesso a interessi mafiosi. Non doveva pagare proprio nulla e ha già pagato davvero troppo. Tempo di riparazioni. E l'unica vera riparazione possibile per Ambrogio Crespi è la grazia: sono le ragioni per cui sostegno con forza la sua richiesta di grazia al Presidente della Repubblica.

Lei fa parte del Parlamento europeo. Come ben sa la Cedu (Corte europea diritti dell`uomo) ha più volte richiamato e condannato l'Italia per le condizioni inumane del "carcere ostativo" (ovvero il regime di isolamento previsto per i reati di mafia, ndr). Il richiamo dell`Europa ritiene sia stato recepito dall'Italia?
Il "fine pena mai" è una flagrante violazione della Convenzione europea dei diritti umani, costituisce un trattamento disumano e degradante. Non possiamo togliere la libertà a una persona ed escludere a priori la sua riabilitazione, negargli per sempre e qualunque cosa faccia la possibilità di ritrovare la libertà in futuro. La pena non è mai vendetta, ma sempre rieducazione, ricerca dell'umanità, reinserimento nella società. Per me non si buttano le chiavi delle celle neppure dei peggiori criminali. E comunque a tutti va data anche una sola possibilità di redimersi. Il carcere ostativo nega tutto questo, e per questo l'Italia è stata condannata e deve riformare la sua legislazione nei prossimi mesi. Lo Corte di Strasburgo ha ricordato a tutti che la Carta europea, e in realtà la stessa Costituzione italiana, danno importanti garanzie ad ognuno di noi: chi in Italia dice che non è "né garantista né giustizialista" o è ignorante o è in mala fede, perché le garanzie le concedono le Convenzioni europee e la Costituzione italiana.

Il 27 luglio prossimo, in Calabria a San Luca, si terrà un evento in cui sarà proiettato il docufilm di Ambrogio Crespi "Terra Mia", un mosaico di donne e uomini che resistono contro camorra e 'ndrangheta. Quanto ritiene importante questo momento?
La lotta contro le mafie è innanzitutto una grande lotta civica. Spesso ci si sente profondamente soli perché la mafia vuole toglierti l'aria per respirare: con i ricatti economici, con le minacce fisiche, con vere e proprie intimidazioni di famigliari e amici dato che l'obiettivo è isolare totalmente la vittima. Per questo, dobbiamo stare vicini in tutti modi a quelle donne e uomini coraggiosi che non ci stanno, che si battono per i diritti di tutti noi. Docufilm come "Terra Mia" sono testimonianze molto importanti: atti di civismo e di ribellione contro un sistema marcio. E sono frutto di quell'impegno per la società che fa di Ambrogio un esempio positivo, come hanno giustamente scritto le giudici di Milano.

Il Parlamento italiano è chiamato, in questo difficile momento storico, a contribuire affinché si possa dotare il Paese di una credibile e forte riforma del "sistema giustizia". Come valuta l'atteggiamento del Governo e del ministro della Giustizia, Marta Cartabia?
Ci voleva l`Europa e oltre 200 miliardi di aiuti per smuovere il moloch italiano! Le sabbie mobili del corporativismo della magistratura e le debolezze e ipocrisie della politica hanno sinora sempre impedito una vera riforma della giustizia penale e civile italiana. Troppi interessi intrecciati e una politica e un Parlamento che hanno rinunciato per troppo tempo al loro ruolo democratico: siamo di fronte a un potere dimezzato, il Parlamento di fronte a un altro che alcuni interpretano come assoluto, la magistratura. Oggi sono sotto gli occhi di tutti le lentezze, le inefficienze e le logiche malate del sistema: in tempi di crisi, diventano ancora più insopportabili. Bene quindi che il Governo, con Mario Draghi e Cartabia, abbia cominciato a riformare la giustizia andando nella direzione diametralmente opposta a quella giustizialista dei disastrosi Giuseppe Conte e Alfonso Bonafede. I processi penali devono avere tempi certi e il processo va avviato solo quando c'è una ragionevole probabilità di condanna. Oggi tutto grava sul cittadino: cominciamo a responsabilizzare i magistrati invece. Rimangono però ancora gravi "ferite italiane" aperte, che abbiamo visto tutti sin dai tempi del caso Tortora, a cominciare dagli abusi della custodia cautelare e dalle connivenze tra alcuni pubblici ministeri e alcuni media. Per questo, sostengo con forza tutti i sei referendum sulla giustizia promossi dai Radicali. I referendum permettono a tutti i cittadini di giocare una partita democratica, altro che "buttare la palla in tribuna". Si è democratici davvero con i fatti, non usando e abusando della parola. Mobilitiamoci tutti, questa è la volta buona!