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Giustizia, Gadda: "Sì ai 5 Referendum"

L'intervento su "la Prealpina", 19 maggio 2022.

Uno dei pochi partiti che si è espresso per il Sì ai cinque referendum del 12 giugno è Italia Viva che, nel Varesotto, è rappresentata soprattutto dalla deputata Maria Chiara Gadda. E così, mentre molti sul tema fanno "melina", l'onorevole entra nel vivo delle questioni: «Sono tutti quesiti importanti che si concentrano su problemi reali del sistema Giustizia - afferma la parlamentare Iv -. Tutto ciò che va nella direzione di rendere più meritocratico, efficiente e trasparente il sistema è da apprezzare. Al di là del contenuto tecnico su cui ci si esprimerà, i cittadini possono dire se vogliono mantenere o no lo status quo rispetto a un sistema della giustizia che ha molte inefficienze e affermare allo stesso tempo a gran voce che si vuole una giustizia più vicina a cittadini e imprese, fuori da dinamiche torrentizie e di potere che hanno determinato distorsioni del sistema giustizia, anche dal punto di vista morale».

I quesiti più importanti «a mio avviso - sottolinea Gadda - sono quello riguardante la separazione delle funzioni tra magistrato requirente e giudicante (pm e giudice) perché così si vuole eliminare del tutto la possibilità di passare da una carriera all`altra, garantendo così totale terzietà del giudice rispetto alle parti e al pm. E poi c'è la valutazione rispetto all`operato della magistratura che oggi sfugge a un giudizio di responsabilità diversamente da altre professioni. Con il quesito si garantirebbe la partecipazione di una componente laica dentro i consigli giudiziari e questo ha una ricaduta a mio parere equa, soprattutto nelle valutazioni della progressione delle carriere, mentre oggi sostanzialmente le valutazioni sono sempre positive».

Di mezzo, però, c'è un quorum da raggiungere: «Il referendum abrogativo - prosegue l'esponente di Iv - è stato pensato dai costituenti con un quorum proprio perché, oltre al voto favorevole o contrario, prevede anche la scelta politica del "non voto", che nel caso del referendum è comunque un modo per schierarsi contro: infatti se non vota il 50%+1 degli aventi diritto, l'abrogazione è bocciata. Sorprende che proprio il Movimento 5 Stelle, fautore di un modello fantasioso e in applicabile di democrazia diretta e che voleva proporre un referendum per ogni cosa, ora si schieri su queste posizioni. Ma siamo abituati alle loro giravolte. Sicuramente il cittadino, per esprimere una posizione, deve anche essere messo nelle condizioni di avere per tempo le giuste informazioni, per questo Italia Viva, a differenza di altri partiti che stanno boicottando di fatto anche i momenti di confronto televisivi, vi partecipa».

Italia Viva, in tal senso, ha provato anche una riforma, nel 2016, «che riduceva il numero di firme necessarie per presentare un quesito e prevedeva un quorum pari al 50%+1 non degli aventi diritto al voto, ma dei votanti alle ultime elezioni Politiche. Quella riforma costituzionale, con tante altre innovazioni, a cominciare dal superamento del bicameralismo paritario, è stata bocciata. Ero favorevole allora e lo sono ancora oggi», conclude Gadda.